L’appuntamento che ha animato le borse è stata l’attesa comunicazione dei risultati degli stress test condotti dall’Eba (European Banking Authority) avvenuta venerdì 29 luglio 2016 a Borse chiuse. L’analisi è stata svolta su una cinquantina di grandi banche europee, compresi cinque istituti bancari italiani. Dopo un’apertura positiva in gap, l’indice di Borsa italiano è precipitato, e nella giornata del 2 agosto 2016 ha proseguito la caduta conferendo ulteriore forza al movimento correttivo. Sostanzialmente analogo è stato l’andamento dell’EuroStoxx, respinto dalla resistenza dinamica a 3000 punti valida da aprile, che forse ha patito i pessimi risultati degli stress test da parte di Deutsche Bank e Commerzbank, le prime due banche tedesche. Non si prospetta facile il lavoro della BCE che, anche se può vantare di aver stabilizzato il rendimento dei bond governativi, non può ignorare gli effetti che la politica monetaria ultra espansiva sta producendo sui bilanci delle banche europee.

Dall’altra parte dell’Atlantico la FED ha dichiarato, che l’economia è cresciuta, moderatamente ma è cresciuta, lasciando quindi aperte le porte ad un rialzo dei tassi in tempi relativamente brevi, ma senza fissare date. Tuttavia, se lo scenario generale mantenesse un’impostazione positiva, cioè se i dati dell’occupazione americana si confermassero buoni come a luglio, archiviando come outlier quelli deboli di giugno, il Comitato potrebbe agire sui tassi già a settembre: l’intervento di Yellen a Jackson Hole a fine agosto probabilmente sarà chiarificatore.

Al temporeggiare della FED, le borse americane non hanno avuto particolari reazioni: lo S&P500, dopo aver sensibilmente violato i massimi assoluti, sta correggendo lievemente, così come Dow Jones e Nasdaq, anch’essi in prossimità dei massimi. La correzione delle ultime sedute potrebbe essere imputata sia a prese di profitto, sia a motivi di tipo tecnico, vista l’importanza delle aree resistenziali su cui quotano i principali indici. Non ultimo, il trend negativo del petrolio, che sembra puntare ai 35 dollari al barile, potrebbe aver giocato un ruolo fondamentale, oltre ad aver influenzato anche il sentiment sui mercati emergenti.

Situazione opposta dall’altra parte del mondo: in Giappone la BoJ ha approvato incentivi, cioè una serie di provvedimenti di natura eterogenea, comprendenti stimoli fiscali, investimenti per implementare le infrastrutture, agevolazioni sui crediti di imposta e interventi sul settore turistico. L’obiettivo è sostenere il Pil e riportare l’inflazione giapponese in territorio positivo, visto il quadro non proprio roseo, con gli indicatori sulla fiducia in deterioramento e la flessione della domanda di macchinari. Per gli scettici, troppo poco per una nazione che langue in una deflazione trentennale, ma è anche vero che gli strumenti alternativi a disposizione sono limitati, considerati i tassi negativi e l’abuso del quantitative easing. È così che si fa strada l’ipotesi dell’helicopter money, cioè la possibilità di fornire liquidità direttamente ai consumatori senza passare attraverso il sistema finanziario. Il governo giapponese ha già previsto di erogare buoni regalo o voucher a favore di giovani che appartengono alla fasce più deboli. Una soluzione estrema che però avrebbe il beneficio di stimolare i consumi in modo molto rapido.

Con queste premesse, le novità più interessanti nel breve periodo potrebbero arrivare proprio dal Sol Levante, mentre per gli Stati Uniti potrebbe essere necessario pazientare fino a fine mese per Jackson Hole e ad autunno inoltrato per le elezioni presidenziali. Uno scenario che, tra i mercati azionari promuove per ora quasi esclusivamente quelli USA e che in Europa e Giappone continua a sostenere il comparto bond.

Note

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