L’accordo con il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) c’è, anche se la Banca centrale europea (Bce) non è d’accordo. La Grecia pagherà il suo debito di 1,2 miliardi al Fondo entro il 30 giugno, ma vuole trattare con i creditori e ha rifiutato la loro offerta di un piano di misure da 4,5 miliardi di euro nel 2015-2016 da attuare già da luglio. Per Atene il piano non può essere la base per un accordo, perchè include posizioni estreme e non è in linea con quanto discusso. Insomma, Tsipras vuole un accordo ampio con l’Europa, vuole garanzie. La ragione? Di fatto è un Paese già fallito: in cassa ci sono i soldi contati per pagare gli stipendi statali e le pensioni. I mercati hanno già scontato questo dato e hanno puntato tutto su una ristrutturazione del debito che se non ci sarà metterà in cirsi il concetto stesso di Europa. Ciò che non è ancora scontato, infatti, è l’uscita dall’euro di Atene. Tutto è stato lasciato a una trattativa che ha portato alla rinegoziazione del debito greco e avrà un ulteriore costo per le casse europee di circa 35 miliardi, secondo le ultime stime di Bruxelles.A rischio, adesso, per alcuni osservatori, c’è anche l’irreversibilità dell’euro, l’unico vero tratto di coesione dei Paesi Ue.

Onlinesim blog ne ha parlato con Mario Noera, economista e docente di mercati finanziari all’Università Bocconi di Milano, per capire quali sono i punti chiave di questa crisi e cosa un investitore dell’area euro deve tenere presente in questa fase di mercato.

L’accordo con Fmi c’è: la Grecia ce la farà?
“Non si vede come possa uscire dalla crisi senza un’altra ristrutturazione del debito. Quella che si sta conducendo adesso è una trattativa che porta semplicemente ad allungare l’agonia, almeno fino a settembre”.

In che senso?
“Si è trattato, di fatto, per sbloccare i 7 miliardi dell’ultima tranche di pagamento del debito che la Grecia ha con il Fondo Monetario Internazionale (Fmi)e che fanno parte del precedente piano di salvataggio. Per rinegoziare questo debito, in scadenza a fine giugno, sono state richieste ulteriori misure di aggiustamento al sistema fiscale e pensionistico del Paese. Il governo Tsipras, però, si è impegnato a non farle già in campagna elettorale”.

Tsipras si era impegnato, invece, a non uscire dall’euro. Lo ritiene possibile?
L’uscita dell’euro non è prevista dai trattati dell’Unione. Ma qui stiamo danzando sul ciglio del burrone per ragioni ormai solo palesemente politiche e che la Grecia incarna in pieno. Non sono ottimista, ma così non si va verso una risoluzione vera. La Grecia deve essere messa in grado di produrre crescita, per dirla in termini aziendali di produrre fatturato”.

Cosa intende per ragioni “solo” politiche?
“Nel Vecchio Continente oggi si confrontano due strategie economiche e due diverse visioni politiche dell’Europa. Penso che la storia ricorderà il 2015 come l’anno in cui si fa l’Unione europea, con una maggiore e più organica costruzione istituzionale, oppure si distrugge tutto perché da sola la moneta unica non basta a tenere uniti tanti Paesi così diversi. Come da sola la politica di austerità non basta a far ripartire la crescita dei Paesi se non ci sono investimenti”.

Perché la moneta unica non basta a tenerli uniti?
“È nata per funzionare solo in situazioni normali. L’euro non è in grado di assorbire shock. Per farli servono strumenti fiscali seri. Serve un’entità fiscale unitaria che agisca a livello centrale e federale. Questo significa che per rimanere nell’euro ogni Paese deve avere debiti sostenibili, quindi prospettive di crescita, riforme che rendano i mercati elastici agli shock e incentivi per investire e produrre”.

Servono anni, quindi, e il tempo almeno per la Grecia sta per scadere. Non è così?
“Per portare a termine una riforma fiscale seria, che non si basi su parametri automatici (come il rapporto deficit/Pil o il Debito/Pil), servono anni, è vero. Sarebbe sufficiente in questa fase mostrare la volontà che si sta andando verso questa direzione per dare fiducia non solo ai mercati, ma anche ai cittadini”.

Nel frattempo i grandi investitori cosa fanno?
Scappano dal Paese e soprattutto dalle banche greche, così come hanno fatto i depositanti. Gli istituti di credito greci hanno perso quasi 30 miliardi di liquidità negli ultimi due anni. E questa mancata liquidità per ora è stata sostituita da finanziamenti della Banca Centrale Europea (Bce). Ma se il debito greco dovesse fare default anche la Bce di Mario Draghi sarebbe costretta a mollare le banche del Paese”.

TRE PUNTI CHIAVE PER RISOLVERE LA CRISI

  1. Si deve cominciare a discutere nel merito di ristrutturazione del debito del Paese e non solo di soluzioni ponte. “Finora si è sempre solo discusso di soluzioni ponte e di rinegoziazione di debito già finanziato da Fmi e Paesi Ue” ha detto Noera.
  2. Deve essere presa coscienza che le politiche di austerità imposte dall’Unione europea hanno fallito. “Bisogna fare in modo che i Paesi siano in grado di produrre fatturato e dove si può adottare politiche espansive che promuovano la crescita con investimenti massicci dei Paesi membri” ha detto Noera.
  3. Deve essere avviato un processo di riforma delle istituzioni europee che dia più potere alla Commissione europea e al Parlamento e meno nei Consiglio europeo. “Al mercato basta anche solo la volontà che si vada in questa direzione” ha detto Noera.

IDEE DI INVESTIMENTO

Mario Noera: “Il rischio in Europa è aumentato sia su azioni, sia su obbligazioni”. I mercati sono tutti vicini a livelli di massimo storico, sia gli azionari sia gli obbligazionari. “Da questo punto di vista l’epicentro europeo non consente un’asset allocation agevole” ha detto Noera. “In questa fase anche investire in Bund è diventato un rischio”. In sostanza, siamo alla fine di un ciclo che è cominciato nel 2009 e che porta adesso chi investe in un’ottica di lungo periodo a dovere fare i conti con un maggiore grado di rischio su azioni e obbligazioni.


GIUGNO MESE CALDO: TUTTE LE SCADENZE DEL DEBITO GRECO

  • 7-8 GIUGNO. Riunione del G7 in Bavaria. Sono forti le pressioni per avere un accordo di massima sul futuro della Grecia prima che si vedano i leader.
  • 12 GIUGNO. Scade un’altra rata da 340 milioni al Fondo Monetario Internazionale (Fmi), somma che Atene non ha se non arrivano i nuovi aiuti. La decisione presa venerdì 5 giugno rimanda il pagamento al 30 giugno.
  • 16 GIUGNO. Nuova rata in scadenza da pagare al Fmi: ammonta a 565 milioni di euro. Anche questa tranche è rimandata al 30 giugno.
  • 18-19 GIUGNO. Eurogruppo ed Ecofin a Lussemburgo potrebbero discutere l’accordo definitivo. Sempre il 19 c’è un’altra rata Fmi che scade: è da 340 milioni di euro. Questa scadenza non sarà rispettata e anche questa terz tranche di rimborso slitta al 30 giugno.
  • 30 GIUGNO. Tutte il debito con l’Fmi che sceadeva a giugno deve essere pagato: oltre 1,2 miliardi. Ma soprattutto scade l’attuale programma di aiuti e senza un’intesa vera Atene dovrà rinunciare ai 7 miliardi di euro che restano nel piano di salvataggio dell’Unione europea.

    Note

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