Da inizio anno, il Paese con la miglior performance assoluta sul mercato azionario è il Giappone. E per i gestori il trend è destinato a durare. La ragione? “L’area soddisfa le esigenze degli investitori alla ricerca di mercati che offrono una crescita degli utili più elevata, una politica monetaria accomodante, un alto premio per il rischio, la prospettiva di riforme strutturali adeguate e una migliore corporate governance” ha detto Patrick Moonen, Senior Strategist Multi Asset, di NN Investment Partners.

Ma c’è di più. Le previsioni sugli utili societari sono positive, la loro crescita non è spinta solo da elementi congiunturali come lo Yen debole e la maggiore crescita economica ma anche dai cambiamenti strutturali nell’approccio adottato dalle imprese. La prova sono i dati delle vendite a maggio di Chain Stores Association: nei supermarket del Giappone gli acquisti sono cresciuti per il secondo mese consecutivo e il dato fa ben sperare perché arriva dopo 12 mesi di fila di discesa.

“Le aziende giapponesi stanno gradualmente spostando il proprio focus sulla generazione di valore per gli azionisti” ha scritto Patrick Moonen nel suo report dedicato al Paese. Tra le nuove regole ci sono: il Codice di Corporate Governance, effettivo da giugno, che incoraggia le aziende ad impostare obiettivi di rendimento e a spiegare la logica strategica delle partecipazioni incrociate; il Codice giapponese di Stewardship, che incoraggia gli investitori a diventare più attivi, e le riforme fiscali che cercano di indirizzare l’uso del capitale.

“Il nostro outlook sull’economia giapponese è altamente favorevole” ha detto Kenji Ueno, portfolio manager del fondo UBAM – SNAM Japan Equity Value di Union Bancaire Privée – UBP. “Riteniamo che la politica di Shinzō Abe stia centrando il suo obiettivo principale: creare un ciclo economico positivo in grado di sostenere la crescita dell’economia reale guidata dalla domanda del settore privato”.

A favore del Giappone gioca anche la politica economica della banca centrale del Paese che punta su un nuovo Quantitative easing, sarebbe il terzo. Haruhiko Kuroda, governatore della Bank of Japan (BoJ), parlando davanti al Parlamento nipponico ha dichiarato che l’istituto centrale ha ampio margine di manovra per raggiungere il suo obiettivo di accelerare l’inflazione al 2% e per mantenerla a quel livello in modo stabile. Kuroda ha spiegato che alzare il tasso d’interesse dello 01,% che la BoJ paga sulle riserve in eccesso depositate presso la Banca potrebbe essere un’opzione, se si decidesse di mettere fine al piano di stimolo che si basa sul riacquisto di asset per 80.000 miliardi di yen, pari a 571 miliardi di euro al cambio attuale, l’anno. In ogni caso, per Kuroda, il dibattito è prematuro, perché l’uscita dal programma dipende dagli sviluppi economico-finanziari.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

I primi effetti delle nuove regole sul mercato giapponese sono già visibili dal numero maggiore di buyback, ovvero il riacquisto di azioni proprie, e dai dividendi più elevati. Nel 2014, questi ultimi sono balzati alla cifra record di 12 mila miliardi di yen, il doppio rispetto al 2009. A favore della crescita economica gioca che la BoJ che è pronta a intervenire se e quando dovesse essere necessario. L’inflazione ha mancato le aspettative e la BoJ ha già posticipato il timing previsto per raggiungere il target del 2% da fine 2015 al primo semestre del 2016.

In questo scenario, i fondi azionari che hanno in portafoglio il Giappone come mercato prevalente (Categoria Morningstar: Azionari Asia incluso Giappone) hanno reso in media il 10% da inizio anno con punte fino al 20% per la top ten. Ecco chi sono i migliori.

  • Lemanik Sicav Asian Opportunity Cap Retail Eur a tre anni rende il 28%. Il fondo va a caccia delle migliori opportunità sul mercato di Tokyo.
  • Fidelity Pacific Fund Classe A (acc) Euro a tre anni rende il 23,8% investe principalmente in Giappone con una selezione attenta dei settori: tecnologia e finanza sono adesso i più presenti in portafoglio.
  • Cb-accent Lux – Far East Equity Fund Classe B Usd Industria e finanza sono i settori più pesanti in portafoglio pe rquesto fondo rende il 23,8% a tre anni ed è denominato in dollari.
  • Acomea Asia Pacifico A1 rende il 21,9 a tre anni. Tecnologia e finanza sono i primi settori in portafoglio.
  • Atlante Greater Asia A EUR Acc a tre anni rende il 21,3%. Beni di consumi e Industria sono i settori più rappresentati.

    Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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