Dopo la Gran Bretagna e l’elezione del presidente degli Stati Uniti i grandi investitori sono in attesa di un altro risultato elettorale che, ancora una volta, è considerato decisivo per l’economia: il referendum costituzionale italiano fissato per il 4 dicembre 2016. La data è nota da tempo e i mercati hanno ormai assorbito la possibilità che vinca il “No” alla riforma, ovvero lo scenario peggiore, esattamente come la Brexit e la vittoria di Donald Trump. Eppure, la preoccupazione resta. La ragione? Sono preoccupati per il futuro dell’Unione monetaria europea, di cui l’Italia è un elemento forte.
“Molto dipenderà dal numero di consensi che il “No” riuscirà a ottenere: se vincerà per poco e si avvicinerà al 50% allora ipotizziamo una reazione non particolarmente esagerata sui mercati”, ha detto Gilles Guibout Head del Team di Investimento Equity Europa, AXA Framlington Equities. “Una vittoria schiacciante del «no» potrebbe portare, invece, nuovi dubbi e una maggiore volatilità”. Ma non c’è solo questo, ai gestori fa paura l’instabilità politica che potrebbe derivare. Una sconfitta per Renzi, che ha proposto la votazione e inizialmente si è impegnato a dimettersi se non vincesse il “Si”, potrebbe portare a elezioni anticipate e a une deriva populista che metterebbe in dubbio la permanenza dell’Italia nell’area euro, secondo le opinioni raccolte tra gli analisti da Bloomberg.

Referedum Italia: cosa accade ad azioni e bond

Di fatto, i portafogli dei gestori sono stati riposizionati per restare in equilibrio con entrambi i risultati. Tanto che, nelle valutazioni di mercato è già tempo di post referendum: nell’ultimo mese lo spread Italia/Germania è salito da 150 a 180 punti base, vuol dire un aumento del 20%, e il rendimento dei Btp a 10 anni è salito al di sopra del 2% per la prima volta da un anno a questa parte. Sul comparto azionario, invece, la Borsa di Milano è scesa del 3% da inizio novembre contro un più contenuto -0,7% dell’EuroStoxx, il paniere rappresentativo dei titoli europei. Insomma, poco può succedere ancora nel brevissimo in Borsa, secondo l’analisi di AXA Framlington Equities, mentre un allargamento ulteriore dello spread non è da escludere ma la Banca centrale europea, che non ha interesse a un ritorno dell’allarme sul debito governativo, frenerà la corsa. C’è poi il tema euro. Una vittoria del no potrebbe essere letta come incapacità dell’Italia a fare le riforme e potrebbe mettere in dubbio la stessa integrità dell’eurozona. Per quanto riguarda l’euro, però, l’Italia è soltanto un pezzo di un puzzle complesso, che tra i tasselli include anche la Germania con la sua visione molto rigida sui deficit e che non ha permesso piani di rilancio. Per Phlippe Waechter, chief economist di Natixis asset management, in ogni caso, la Bce di Mario Draghi dovrà impegnarsi per stabilizzare i mercati. Secondo l’economista francese la ricetta che aveva funzionato nel 2012 per mettere fine alla crisi dei debiti sovrani non sarà più sufficiente e occorrerà un impegno ancora più forte nel caso di rischio sistemico.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Per prepararsi al referendum, i gestori azionari hanno puntato su società solide, ben posizionate sui mercati esteri che risentiranno solo marginalmente del voto, mentre sul fronte dei bond l’attesa è che l’allargamento degli spread tra Btp e Bund possa durare solo nel breve periodo.

Ecco tre scenari che possono delinearsi dopo il voto, secondo Axa Investment Managers:

  • Vince il “No”, con un margine risicato.
    Lo scenario più probabile è che vinca il No, ma senza arrivare a una crisi politica. Matteo Renzi resta al suo posto, oppure che la coalizione attuale forma rapidamente un nuovo governo. Assisteremmo a un nuovo ampliamento degli spread (+20 punti base rispetto al Bund), ma in misura limitata dato che l’impatto dovrebbe essere già stato scontato dai mercati. Soffre il mercato azionario, in particolare, il settore bancario. Questi sviluppi graverebbero anche sui finanziari, in uno scenario in cui gli spread si sono già ampliati e il sistema bancario italiano resta estremamente fragile.
  • Vince il “No” con un ampio margine.
    È il risultato più preoccupante per i mercati finanziari, c’è una rottura della coalizione di Governo che intensificherebbe l’incertezza politica. La conseguenza è un forte ampliamento degli spread (+150 punti base rispetto ai Bund) e un ulteriore deterioramento della situazione delle banche italiane.
  • Vince il “Sì”.
    In caso di esito positivo per il referendum, è possibile un rally dei mercati finanziari, con un restringimento di 40 punti base degli spread tra obbligazioni italiane e Bund, sui livelli di fine ottobre. Un “sì” di stretta o larga misura non cambia molto la situazione.

 

Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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