Non bastava l’anno elettorale più lungo di sempre in Europa. Per l’economia del Vecchio Continente c’è un altro appuntamento cruciale da segnare sul calendario alla data del 19 maggio 2017 quando si svolgono le elezioni presidenziali in Iran. La corsa per la guida del Paese è tra due candidati: il riformista Hassan Rohani, presidente in carica, e il conservatore Ebrahim Raisi. Entrambi fanno parte del clero sciita anche se sono su fazioni opposte.

La vittoria si gioca tutta sul piano economico con il confronto tra riformisti e conservatori attorno a conti, fisco, occupazione, ma anche sovvenzioni per i meno abbienti. Si tratta di temi cruciali per il Paese. I candidati conservatori stanno puntando molto sul consenso degli strati meno abbienti, con un messaggio populista secondo cui in Iran c’è una società di pochi privilegiati e di masse in difficoltà ignorate dal potere. La promessa in questo caso è di più sovvenzioni mensili e meno tasse. Dall’altra parte i riformisti, pur assicurando di voler mantenere le attuali sovvenzioni mensili ai meno abbienti, ritengono invece che un aumento di questi contributi provocherebbe un’impennata dell’inflazione.

Elezioni in Iran: a rischio l’addio al nucleare e l’apertura all’Europa

Secondo i sondaggi a ridosso del voto condotti dall’Agenzia di stampa della Repubblica Islamica (Irna), i riformisti e moderati che fanno capo a Rohani sarebbero in vantaggio con il 41,8%, una percentuale molto inferiore al 50% con cui Rohani è stato eletto. L’elezione del presidente in carica, dunque, non è così scontata e un cambio alla guida del Paese potrebbe avere ripercussioni dirette sull’economia del Vecchio Continente. Lo scenario geopolitico è completamente cambiato rispetto a due anni fa quando l’Iran ha compiuto una svolta energetica dicendo addio al nucleare e tornando sul petrolio.

L’Iran è interessato da un articolato percorso di reinserimento nel contesto economico internazionale, dopo un decennio di isolamento, che è cominciato proprio nel 2015. In che modo? Per esempio, il sistema finanziario iraniano si sta adeguando alle metodologie internazionali e le regole di Basilea II e III saranno introdotte al termine del percorso, così come la Banca centrale iraniana si sta muovendo per ottenere la la certificazione antiriciclaggio. In particolare, l’Iran è interessato a una piena ripresa delle relazioni con l’Europa e la Conferenza finanziaria Euro-Iraniana che si è svolta a Teheran a maggio 2017 è una prova di questo interesse.

IDEE DI INVESTIMENTO

Il reintegro dell’Iran nei circuiti internazionali e la fine dello stato di isolamento può essere una buona opportunità per l’economia dei Paesi europei che hanno interesse a ristabilire rapporti commerciali e bancari con la repubblica islamica. Tra i Paesi più assidui ci sono Francia, Polonia, Italia, Germania, Danimarca, Svezia, Ungheria, Lussemburgo e Portogallo che puntano su un secondo mandato di Rohani e dell’ala riformista. Ad essere favorite sono imprese italiane ed europee che operano nei settori Ecco i punti chiave del dopo voto:

  • Le elezioni presidenziali iraniane toccano da vicino l’accordo sul nucleare siglato con gli Stati Uniti nel 2015, quando a governare l’America era ancora Barack Obama. Le esportazioni dell’Iran verso l’Unione europea sono aumentate del 300% dopo l’attuazione dell’accordo sul nucleare del 2015 secondo dati Eurostat.
  • L’apertura diplomatica verso l’Europa del leader in carica Hassan Rouhani potrebbe venire meno con una vittoria dei conservatori.
  • Quando l’Iran era sotto sanzioni nucleari e bancarie imposte dagli Stati Uniti aveva aperto alla Russia e alla Cina. Una vittoria dei conservatori potrebbe riaprire questo scenario.

 

Note

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