Fino a ieri Wolfgang Schaeuble, 73 anni da compiere a settembre, ministro delle finanze del secondo governo di Angela Merkel e re dell’Eurogruppo, era noto come il papà dell’Eurotassa, un vero e proprio piano per una nuova tassazione per creare e finanziare un bilancio comune dell’Eurozona, che tanto piace anche a Mario Monti, e su cui il ministro tedesco lavora da tempo.

Da oggi Schaeuble è il papà anche del salvataggio della Grecia dopo che, proprio lui, era stato il primo ad aleggiare lo spettro di una Grexit. Il Bundestag tedesco, infatti, ha approvato ad ampia maggioranza il terzo pacchetto di aiuti per Atene così come ha fatto il board dell’European Stability Mechanimsm (Esm), formato dai ministri delle Finanze della zona euro: alla Grecia arriveranno 86 miliardi in tre anni, di cui 26 miliardi già approvati dall’Esm e 13 miliardi già pronti per essere versati nelle casse di Atene. In cambio la Grecia di Alexis Tsipras avvierà un piano di privatizzazioni che ha tutta l’aria di una svendita al primo offerente. E il premier greco ha deciso che non chiederà la fiducia in Parlamento per avere il via libera ma farà ricorso alle urne: la Grecia, quindi, va ad elezioni anticipate tra un mese, il 20 settembre.
Intanto, la Germania di Angela Merkel ha già mangiato il primo boccone delle privatizzazioni che verranno: la tedesca Fraport, infatti, si è assicurata per 1,23 miliardi di euro la gestione degli aeroporti di Salonicco, Corfù, Chania (Creta), Cefalonia, Zante, Aktion, Kavala, Rodi, Kos, Samos, Mytilini, Mykonos, Santorini e Skiathos.

Comincia a non essere così strano, dunque, che sia stato proprio Schaeuble, che aveva portato a Bruxelles l’opzione di un’uscita temporanea di Atene dall’euro, a chiedere ai parlamentari in Germania e ai suoi colleghi all’Eurogruppo di approvare il pacchetto di aiuti. “Salvare Atene è interesse della Grecia e dell’Europa”, ha detto il ministro delle finanze tedesco.
Due lauree, una in economia e una in legge, 4 figli e una convinta fede luterana, Schaeuble è un politico di lungo corso, abituato alle trattative logoranti e avvezzo alla vittoria. Dopo la caduta del muro di Berlino, negli anni della riunificazione, fu molto attivo nelle trattative che portarono alla fusione con la Repubblica democratica, e negli anni successivi, appoggiò il piano di Helmut Kohl di adesione al progetto della moneta unica europea.

Fedelissimo di Kohl per quasi un  ventennio, nel 1998 Schaeuble gli propose di farsi da parte e di lasciare a lui la candidatura per evitargli una brutta sconfitta alle politiche. Da allora i rapporti tra i due si incrinarono. Kohl venne sconfitto e Angela Merkel salì al potere con Schaeuble pronto a darle una mano, fino ad oggi.

Schaeuble, il falco dell’Eurogruppo e del governo di Angela Merkel, è stato da subito il nemico numero uno di Yanis Varoufakis, l’ex ministro delle Finanze di Alexis Tsipras, che ha dato di Schaeuble un’immagine suggestiva: “Non c’è alcun dubbio che domini l’Eurogruppo. Lo tratta come una sua creatura. Ma pur essendone il re indiscusso, è frustrato. Perché premier e capi di stato non sostengono al completo i suoi piani”. L’analisi di Varoufakis è stata fatta in un’intervista alla tv tedesca Phoenix e in Germania è diventata un caso mediatico ancora prima di andare in onda.

Secondo Varoufakis, tutti i ministri delle finanze, ad eccezione forse di quello francese, sono condizionati da Schaeuble, così come le istituzioni europee, dalla Bce all’Esm. La ragione? La potenza economica della Germania in un consesso non democratico come l’Eurogruppo che raggruppa creditori e debitori, e anche il potere personale dell’ex pupillo di Helmut Kohl.
E qui si torna al piano Schaeuble e al modello di Unione europea che ha nell’Eurotassa solo il primo tassello. L’obiettivo finale, infatti, è un’Unione europea ristretta, con un ministro delle finanze europeo in grado di porre un veto sui bilanci nazionali.

Per realizzare il suo piano a Schaeuble serviva Grexit che ora, però, pare scongiurata. Ma fino a quando? Per la Commissione Ue, l’idea di una Eurotassa per alimentare il bilancio della zona euro è interessante e vale la pena esplorarla e l’idea di creare un Tesoro unico dell’Eurozona fa parte della seconda fase – quindi dopo il 2017 – descritta dal rapporto dei presidenti Ue. Due anni, dunque, e le cose potrebbero cambiare e mettersi di nuovo male per la Grecia. E non solo.

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