Risparmio gestito, un'industria solo per vecchi

21 Novembre 2012

Quale futuro per il risparmio gestito in Italia?

E' questa la domanda che viene da porsi scorrendo rapidamente i risultati dell'osservatorio sul risparmio di UniCredit Pioneer, anticipato su CorriereEconomia. Già, perché lo studio, che avrà cadenza annuale, punta di nuovo i riflettori su alcune dinamiche di questa industria, che in Italia può contare su un patrimonio di circa 8.000 miliardi di euro e il cui destino sembra essere sempre più legato alla capacità di risparmio delle nuove generazioni.

Che siano poi queste ultime in genere più povere di quelle più anziane, è un aspetto comune in tutte le maggiori economie sviluppate. Ma il problema, in Italia, è quanta di questa ricchezza sarà tramandata dalle vecchie generazioni ai trentenni. Stando ai dati dell'osservatorio, infatti, fatta 100 la ricchezza dei più anziani, la classe che va da 45 a 54 anni ad oggi ne possiede la metà e chi ha meno di 34 anni solo l'11,4%. E, quindi, quanto potrà crescere ancora questa percentuale?

Forse di poco, almeno se consideriamo la fotografia attuale. I giovani ad oggi, prosegue lo studio, hanno in genere portafogli meno diversificati e più liquidi, meno capaci di intercettare eventuali rimbalzi del mercato. I loro risparmi per la maggior parte vengono investiti nei conti deposito, che a fine 2011 rappresentavano il 70% del totale degli asset per i clienti con meno di 34 anni rispetto al 30% per i clienti con un'età superiore a 65 anni.

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