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Le donne del bene e della salute: Francesca Giubergia

01 Dicembre 2021 - L'Indro

Francesca Giubergia è una filantropa prestata alla finanza o viceversa?


La risposta, secondo me, è che i due approcci si integrano fra loro e lei considera la filantropia come un investimento che permette di avere risultati concreti se si rispettano alcune regole di funzionamento, come, per esempio, il necessario orientamento agli stakeholders (tra cui ci sono ovviamente le famiglie di Paideia, fasce deboli e bambini fragili, da soddisfare nel loro bisogno e domanda di servizio),ma anche agli shareholders (1.761 donatori nel 2020) ovvero persone e aziende che finanziano una organizzazione – impresa sociale a fronte di un profitto in termini di valore sociale condiviso e agìto. Francesca Giubergia, oltre ai ruoli in finanza, questa opportunità la gestisce con Paideia e con altre iniziative come la Fondazione Renzo Giubergia e l’Ospedale Koelliker di Torino.

Fondazione Paideia (‘infanzia’) dal 1993 lavora ogni giorno per aiutare famiglie con bambini disabili, sia tramite la creazione di momenti di serenità sia, a partire dalla nascita del Centro, attraverso la riabilitazione. In era Covid (2020) parliamo di quasi 600 famiglie ‘seguite’.

“Siamo abituati a rapportarci con la diversità. Il Centro Paideia vuole proprio essere un luogo aperto a tutte le famiglie. Noi crediamo molto nel valore dell’inclusione: ho un bellissimo ricordo di mia figlia Guia giocare con totale naturalezza con un bambino che aveva un tremito costante alle mani. Insieme hanno trasformato quel movimento nella rappresentazione di uccellini che svolazzavano nella sala. Senza barriere, spiegazioni e con reciprocità.”

Paideia ha 4 anime: FondazioneCentroFattoria e Bottega. Una recente acquisizione della famiglia è l’Ospedale Koelliker, anche conosciuto a Torino come l’’Ospedalino’. Oltre a dare servizio ad una clientela adulta, per oltre quarant’anni è stato un punto di riferimento pediatrico per generazioni di bambini e genitori provenienti da Torino e da tutta la regione.

La mission dell’Ospedale è "Prima la persona". Il Koelliker nasce nel 1928 per iniziativa dell’industriale torinese Enrico Koelliker; oggi ha 21 unità operative, oltre 70.000 visite annue di cui 12.000 pediatriche, 38.000 visite SSN e 32.000 private, oltre 300 dipendenti (circa 40 nuove assunzioni solo nel 2020), 180 medici (9 arrivati nell’ultimo anno), 150 posti letto, 5 sale operatorie.
 

E Francesca Giubergia in tutto questo? 


Presidente di Online SIM, Membro del Consiglio di Fondazione Paideia e di Ersel, con una laurea in Scienze della Comunicazione ed un master in European Business alla ESCP-EAP European School of Management continua l’attività di restituzione e gratitudine della sua storica famiglia Giubergia a Torino (oggi si dice ‘give back’, ma anche responsabilità sociale che integra investimenti, impatto sociale e sanitario, un connesso sviluppo ambientale ed una governance distribuita anche con il coinvolgimento degli stakeholders e shareholders a vario titolo).

Un orientamento al marketing supportato dall’essere un po’ "nerd" (persona che ama la tecnologia, in questo caso, senza isolarsi). Consigliere della finanziaria di famiglia, in merito alla partecipazione femminile nell’attività di famiglia afferma: “Per quanto riguarda la mia famiglia, siamo assolutamente in linea con l’imprenditoria italiana tradizionale: ovvero io sono stata la prima donna di famiglia a lavorare nel Gruppo come manager, ma, rispetto ad un tempo, il numero di donne in ruoli di spessore e nei nostri CdA è salito esponenzialmente. Si conferma un percorso ed un cammino per tutti”.
 

Questi i tratti istituzionali. Ma a Francesca piace questo ruolo? E’ un lavoro? E perché? 


La tradizione di famiglia (da trasmettere ai propri figli) conta molto (il nonno Renzo Giubergia è sempre stato un riferimento imprenditoriale e finanziario a Torino), ma è dominante la gioia di contribuire alla crescita di una realtà sana e organizzata, che offre servizi a bambini e famiglie in difficoltà e che continua, attraverso le diverse attività, a portare best practice e servizi di qualità a Torino.

Non lo fa da sola (lavoro di squadra e “amo accettare gli altri e me stessa”); ha cura dei propri collaboratori e affronta i diversi business con etica, onestà e lungimiranza. Dire business non inquina il finalismo sociale delle attività di Paideia  e un po’ di senso di "missione" non è in contraddizione anche se la motivazione ad imparare e "mettere a terra" la curiosità è una costante.
 

Qualche ripensamento? Avrebbe preferito fare altro?


Forse a volte, ma di certo non mi annoio e ciò che avrei fatto ‘al posto di’ lo riservo al tempo libero. Vado avanti, ma non in senso generico. Non riuscirei mai a stare ferma, lo troverei una noia terribile. Lavoro molto, ma con rispetto per me e per la mia famiglia. Non ha senso farsi in 4 per qualsiasi cosa, deve valerne la pena. Ho tre figli: Guia, Ortensia ed Ettore. Tre mondi molto diversi, ma fatti di puro amore e di flessibilità nell’accompagnare la crescita di tre individui ben definiti fin dalla nascita. Tre figli sono un grande impegno e considero una vera fortuna aver potuto circondarmi di un’organizzazione e di affetti che mi consentono di mettere a frutto i miei studi e fare anche altro”. [...]
 

Ostacoli di contesto per il fatto di essere donna?


“Diciamo che l’imprenditoria familiare è tradizionalmente un campo maschile. Tuttavia, ci sono sia esempi storici di donne imprenditrici, come quello illustre di Luisa Spagnoli, il cui amore per Perugia traspare fortissimo quando si visita la sua città, sia, sempre di più, esempi attuali. Il cammino delle donne verso la parità è inarrestabile e di generazione in generazione la sfida è farlo progredire e migliorare. Lo dico da mamma di due bambine veramente in gamba. Nell’ambito specifico della finanza, di nuovo, il ruolo delle donne è una novità… in forte crescita. Per quanto non ami l’imposizione delle quote rosa perché credo che il principio del merito dovrebbe renderle superflue, va detto che in ambito finanziario hanno consentito di migliorare nettamente la diversità di genere”.
 

E la diversità?


“E’ arricchente per qualsiasi organizzazione e la diversità di genere spesso si traduce in risultati migliori: donne e uomini insieme creano più valore”. Io dico “moltiplicatore e produttorio” anziché solo come sommatoria. “Qualsiasi attività di business è basata principalmente sui numeri e non tenere conto di questa evidenza sarebbe quantomeno sciocco. Potrebbe inoltre tradursi in un vantaggio competitivo che, se cavalcato, consentirebbe ad alcuni di emergere rispetto alla concorrenza. Dunque, why not? Credo nella valorizzazione delle differenze, non nell’eliminazione della diversity. Non saremo mai uguali né vogliamo esserlo. C’è valore proprio nell’essere differenti e complementari”.

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