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Così le banche digitali puntano al mercato dei millennials e della Generazione Z

14 Maggio 2021 - Il Sole 24ORE - Plus24

Millennials versus Generazione Z

I millennials sono nel pieno delle forze e della maturità, nati tra i primi anni '80 e la metà degli anni '90, e sul fronte degli investimenti tendono a scegliere un piano di risparmio, spesso finalizzato a costruire un piano pensionistico. La tesi è confermata da Bank of America secondo cui questa generazione è una delle più precoci a mettere in atto un percorso di accantonamento del proprio denaro, iniziando già intorno ai 24 anni e ritrovandosi oggi a poter contare (nel 20% dei casi a livello globale) su un patrimonio di circa 100.000 dollari.

Diverso è l'approccio della Generazione Z, quella dei nati tra il 1995 e il 2010, una generazione che non ha mai vissuto senza Google, connessa, veloce, sempre pronta a comunicare sui social. Va da se il gradimento per la semplificazione portata dal Fintech (dai pagamenti innovativi al mobile sempre accessibile con un clic anche per fare investimenti).

Secondo un'indagine di Morningstar, il 35% di loro si considera già un investitore e il 53% vorrebbe che le lezioni di finanza fossero obbligatorie a scuola. Tutti (100%) usano le app finanziarie, ma c'è ancora un po' di diffidenza nei confronti della consulenza automatizzata (robo-advisor) e solo il 18% si affida agli algoritmi per la gestione del proprio patrimonio. Per il resto, la potenza economica di questa generazione è in rapida ascesa. Secondo Bank of America, il reddito della Gen Z aumenterà di cinque volte da qui al 2030, raggiungendo i 33 trilioni di dollari e sfiorando il 27% del reddito globale.

 

Il mood finanziario: automatico, rateale, tecnologico

Controllare quotidianamente la situazione finanziaria via app, ricorrere di rado al contante lasciando più spazio a carte di debito/credito e ai metodi innovativi via smartphone come Apple Pay e Google Pay con i quali, se si è bravi, si riesce anche a mettere via qualcosa (cash back). E qui troviamo soprattutto i più giovani (millennials / Gen Z) per i quali la parola d'ordine è automatico.

Investire a piccoli passi guidati da un obiettivo ben definito. E' il secondo comportamento che si riscontra nei giovani tra i 28 e 32 anni che hanno iniziaito a lavorare e danno priorità all'investimento tramite Pac (piani di accumulo di capitale). Per questi la parola d'ordine è rata. Tra questi ci sono molti che guardano già alla pensione ipotizzando un progetto di risparmio dedicato (62,5%). Qui contano molto le maggiori responsabilità della generazione più adulta rispetto a quella più giovane.

I millennials, infatti, risparmiano per un fondo di sicurezza per gli imprevisti, per la casa e la pensione, mentre i Gen Z sostituiscono quest'ultima con l'opportunità di spendere il denaro accantonato in una vacanza. Quando la capacità di risparmio è più alta, aumenta anche l'investimento su singole azioni e/o fondi comuni ma nella maggioranza dei casi dando priorità a portafogli modello e indici. Per questi ultima la parola d'ordine è tecnologia. Il ruolo del consulente finanziario passa in secondo piano e si preferiscono sistemi automatici come il robot advisor.

 

Se sale il reddito si fa largo anche l'arte

Interessante anche l'angolo di visuale di Finer sui millennials che ha analizzato il comportamento di quelli con maggiori capacità reddituali. Nella sua consueta ricerca sul segmento Private (individui con risorse finanziarie da 1 a 5 milioni di asset finanziari) e sugli HNWI (individui con ricchezze dai 5 milioni a salire), sulla popolazione intervistata (1.400 interviste), il 7% sono individui nati tra il 1980 e il 1990. I millennials si dimostrano decisamente più disponibili ad interagire con una piattaforma digitale nel 69% dei casi contro il 34% del totale campione. Tra le forme di investimento alternativo e illiquido l'arte contemporanea rappresenta il 29% per i millennials verso il 12% del totale campione.

 

Dai portafogli modello al roboadvisor

Per Online Sim, la piattaforma fintech del Gruppo Ersel, i millennials rappresentano ancora una percentuale contenuta, ma in crescita, della clientela, circa il 10% del totale, suddivisi per il 75% in millennials degli anni '80 e 25% degli anni '90 (anni 1990-1994). E' però già presente un ulteriore 2% di clienti della Generazione Z, nati dopo il 1994. Una conseguenza del fatto che la fascia di millennials che si affaccia al mondo degli investimenti con esigenze complesse è ancora esigua dal momento che i primi millennials hanno compiuto 40 anni nel 2020.

"I millennials più giovani ricorrono al Pac mentre gli altri ricercano ed investono in portafogli modello in particolare quelli Esg, cambiamento climatico e uguaglianza di genere, (ndr sono stati costruiti da tre partner Ubs, Pictet e MainStreet) - sottolinea Federico Odello, Direttore Commerciale di Online Sim -. Il 30% dei nostri clienti millennials sono donne, percentuale superiorie rispetto alla clientela complessiva (21% donne)".

Su tutto il patrimonio sono possibili analisi di asset class, rendimento, rischio e altri indicatori. E' anche possibile spostare facilmente fondi e liquidità da un servizio ad un altro.

"Stiamo ricalibrando in tempo realte l'offerta di sevizi mano a mano che i millennials forniscono informazioni su cosa pensano e su come si vogliono muovere nel campo degli investimenti - aggiunge Odello -. I prossimi portafogli modello che lanceremo a breve avranno la caratteristica del "pilota automatico" con un importo di ingresso più basso". [...]

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