C’è un acronimo che indentifica i padroni cinesi di Internet. Sono solo tre lettere “BAT” dietro le quali stanno tre giganti: Baidu , il Google in lingua mandarina, che basa il 90% dei suoi ricavi sugli annunci pubblicitari e ha un fatturato annuo di 8 miliardi di dollari; Alibaba che ha come core business l’e-commerce da cui dipendono l’85% delle vendite e nel bilancio 2016 chiuso il 31 marzo ha riportato ricavi per 15,6 miliardi di dollari; e Tencent, che è il leader cinese dei social network e basa il 70% del fatturato, pari a 15,8 miliardi di dollari, sulla messaggistica con WeChat e QQ oltre che sui giochi online.
Nella corsa a tre per diventare la regina tecnologica della Cina, in questo momento è Tencent ad avere la meglio avendo superato per capitalizzazione Alibaba, mentre Baidu è considerato il cavallo di rincorsa che ha più problemi a causa delle normative più severe sulla pubblicità e per via dell’aumento dei costi per attirare nuovi utenti sul web. Ma il motore di ricerca cinese Baidu ha un asso nella manica: lo scienziato Andrew Ng che da maggio 2014 è approdato come capo del team scientifico del motore di ricerca cinese. Ng era nella squadra del progetto di Google Brain per la progettazione di una rete neurale artificiale, da applicare come intelligenza artificiale a Internet e sui cui in Big della Silicon Valley credono e hanno investito. L’obiettivo è produrre un software abbastanza intelligente per capire le immagini, testo e suoni nella nostra vita e che potrebbe prendere decisioni per noi anche sul posto di lavoro, come rispondere a messaggi di posta elettronica semplice.
Si tratta in tutto e per tutto in un cervello tecnologico su cui il team di Ng che comprende quasi 100 ricercatori sta lavorando da un paio di anni nel nuovo laboratorio di intelligenza artificiale nella Silicon Valley e in due laboratori a Pechino, uno focalizzato sull’apprendimento profondo e l’altro sull’analisi dei dati su larga scala. A questi tre centri se ne aggiungerà presto un altro per il quale Baidu prevede di investire circa 300 milioni di dollari entro il 2020 ed entro la stessa data la società punta a ottenere la metà del suo fatturato al di fuori della Cina.

Il sogno di un assistente digitale intelligente è quasi realtà

Dai laboratori di Baidu non uscirà la prossima Snapchat, perché Ng vuole sviluppare un software che cambi davvero la vita tecnologica delle persone, modificando le abitudini di utilizzo. In che modo? Portando avanti quello che aveva cominciato con il progetto Google Brain nel 2011. Il progetto era stato varato per testare il potenziale di apprendimento profondo, mimando in pratica l’attività elettrica dei neuroni reali nella corteccia cerebrale, la sede del pensiero e della percezione. Questo software può imparare a identificare i modelli di immagini, suoni e altri dati sensoriali. E il team di Google di cui Ng faceva parte ha testato la validità del software con un primo esperimento: i ricercatori hanno costruito un cervello con un miliardo di connessioni tra neuroni virtuali collegato a 1.000 computer. Ebbene, elaborando 10 milioni di immagini tratte dai video di YouTube, il cervello artificiale ha imparato a riconoscere i gatti, i volti umani e altri oggetti senza alcun aiuto umano. Il risultato ha certificato che l’apprendimento profondo del software è reale e Google ha continuato a investire.
Ng ha deciso di continuare a il suo lavoro in Baidu per costruire una nuova generazione di questi sistemi a intelligenza profonda. Il sogno è quello di un vero e proprio assistente digitale intelligente. Guardando al futuro, questa tecnologia potrebbe trasformare la robotica e dare una spinta all’automazione dei veicoli (auto, aerei). Non è un caso, infatti, che Baidu, insieme a Ford abbia investito 150 milioni di dollari in Velodyne, start-up specializzata nei sensori basati su laser, considerati un elemento chiave nelle automobili a guida automatizzata.
La sperimentazione all’interno dei laboratori di Baidu è già cominciata e si è concentrata per ora su elicotteri senza pilota e robot domestici. E proprio sulla base di questi esperimenti è stato progettato il nuovo laboratorio di ricerca che punta a creare software capaci di imparare da soli dai proprio errori, un po come accadeva al computer Joshua nel film War Games. Secondo Ng, con questi software i nostri telefoni cellulari presto saranno in grado di riconoscere un discorso, così come fanni gli esseri umani, potranno rispondere e mandare e-mail. La nuova frontiera è, quindi, il cosiddetto learning software su cui si basa, per esempio, la Baidu Translate App che può, in pochi secondi, identificare un oggetto in una foto e il nome in inglese scritto e parlato.

IDEE DI INVESTIMENTO

Secondo un’analisi di Boston Consulting Group, il prezzo medio dei robot, continuerà a diminuire e il settore che il settore aumenterà il suo fatturato nel 2016 e negli anni successivi del 17% all’anno, per raggiungere in valore i 135 miliardi di dollari nel 2019.
La robotica è il futuro anche dell’industria. I principali produttori fino a pochi anni fa erano il Giappone e la Germania, insieme con la Svezia e anche l’Italia ha un centro di eccellenza a Pisa. Adesso la Cina sta diventando il protagonista più importante. Ecco qualche numero:

  • Il 25% della produzione mondiale si trova in Cina, seguito a una certa distanza dal Giappone, Stati Uniti che mantengono ancora la leadership nel campo del software e con l’Europa, a parte la Germania, che fa fatica a tener dietro, pur non mancando di un certo livello di know-how e di esperienze produttive.
  • Per capire la supremazia cinese nella robotica e nell’intelligenza artificiale bastano i numeri dei brevetti depositati a fine 2015: la Cina ne ha circa 33 mila, pari al 35% del totale a livello mondiale; il Giappone circa 14 mila, gli Stati Uniti 12 mila, la Corea del Sud 7 mila, l’Europa meno di 5 mila.
  • Per seguire il trend dell’innovazione tecnologica la strada migliore è quella di un fondo azionario specializzato nelle nuove tecnologie. Ecco i migliori da inizio anno.

 

Note

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