Ci sono fondate possibilità che il successore di David Cameron, primo ministro inglese dimissionario, sia una donna. Il partito conservatore è alla ricerca di una nuova Margareth Tatcher che con modi gentili e pugno di ferro riesca a guidare il Paese verso il percorso di indipendenza dall’Unione europea, contenendo al minimo i danni economici. E anche nella corsa alla successione tutta interna al partito dei conservatori – il leader del partito di maggioranza in Gran Bretagna diventa automaticamente primo ministro anche senza elezioni – i temi del Remain e del Leave avranno un peso decisivo nella nomina che deve arrivare entro il 9 settembre 2016 ma potrebbe arrivare anche prima se si trovasse un accordo maggioritario.

I nomi sul tappeto sono cinque, ma la corsa sembra ristretta a due: ad opporsi a Theresa May, 59 anni, attuale Ministro degli Interni e candidata numero uno del partito, da sempre schierata con il Remain, è scesa in campo l’attuale sottosegretaria all’Energia, Andrea Leadsom, 53 anni, che si è schierata con i Leave e porta questo come argomento discriminante per la scelta del prossimo premier. La ragione? Il prossimo leader deve essere un paladino della Brexit e seguire il volere del popolo. Del resto, David Cameron si è dimesso proprio perché contrario al risultato del referendum, così la campagna di Leadsom conquista consensi affondando il coltello nel corpo di un Paese e di un partito che è profondamente diviso in due.

Il risultato è che a una settimana da Brexit e dal referendum che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, le Borse mondiali sono state in grado di recuperare tutte le perdite e guardano con fiducia alle prossime mosse delle banche centrali per sostenere l’economia, mentre in Uk è partita la corsa alla successione di Cameron, che rischia di impegnare il Paese in una nuova guerra fratricida con al centro due donne forti e molto diverse tra loro. Theresa May, figlia di un pastore anglicano, per i suoi compagni di partito non era adatta a diventare Primo Ministro inglese. Ma dopo Brexit niente è più come prima non solo per i Conservatori inglesi e May è diventata la persona migliore per fare il premier della Gran Bretagna. Laureata in geografia a Oxford, il primo impiego lo ha avuto come analista della Banca d’Inghilterra. Sobria anche nell’abbigliamento con qualche concessione al colore delle giacche, si è guadagnata il nomignolo di “signora in grigio” ed è già data in cima alle preferenze dei britannici che votano i conservatori che erano per sì all’Ue per lealtà al premier, ma in sordina, mantenendo un profilo basso. C’è chi vede in lei una nuova Angela Merkel: pochi riflettori e molta concretezza. È sposata con Philip che le è stato presentato dall’amica Benazir Bhutto, premier del Pakistan, a un party di giovani Tories, non ha figli. In questi anni si è distinta per una politica inflessibile sull’immigrazione alzando la soglia del salario minimo per i lavoratori non europei che vogliono stabilirsi in Gran Bretagna. E si è guadagnata la stima dell’ala più conservatrice del partito con l’espulsione del predicatore radicale Abu Qatada.

Brexit: Andrea Leadsom sfida Theresa May

Non disdegna i riflettori, invece, Andrea Leadsom, che ha scelto di sfidare May per la corsa al numero 10 di Downing Street. Deputata dal 2010 è attualmente sottosegretaria all’Energia dopo esserlo stata al Tesoro. Leadsom viene dalla finanza con una carriera di successo nella City di Londra, è sposata con Ben e ha tre figli. Non è una trascinatrice di folle, e in comune con May ha la chiesa cristiana anglicana di cui è praticante. Leadsom è diventata euroscettica da tecnico dell’economia e questo può essere un vantaggio e un gancio per far crescere il consenso della base dei deputati Tory. Le due candidate alla poltrona di premier sono fortemente divise sul via alla procedura di uscita della Gran Bretagna dall’Ue e l’innesco dell’articolo 50: May pensa che il prossimo non sarà solo il premier della Brexit e vuole aspettare la fine del 2016, Leadsom vuole fare in fretta. Del resto, Leadsom è una delle fondatrici del Fresh Start Project, il movimento di euroscettici moderati nato nel 2011 per trovare soluzioni nuove ai rapporti tra Unione europea e inglesi.

Dal 5 luglio 2016  i parlamentari conservatori dovranno ufficialmente votare i cinque candidati, riducendo la lista a due soli candidati premier, che saranno votati dagli iscritti al partito: il leader del partito di maggioranza in Gran Bretagna diventa automaticamente primo ministro anche senza elezioni. Tutta la procedura di voto deve concludersi entro il 9 settembre 2016, qualcuno dei cinque potrebbe diventare premier prima della scadenza se tutti gli altri si ritirassero, per esempio. Se, come sembra, a guidare il Paese sarà una donna, chiunque sia dovrà paragonarsi con Margaret Thatcher, il fantasma di ferro con cui tutte le donne che aspirano a un ruolo di leadership in Gran Bretagna, specie se Tory, prima o poi devono fare i conti.

IDEE DI INVESTIMENTO

La scelta del nuovo premier inglese è un passo necessario per attivare la procedura di uscita di Uk dall’Unione europea dando il via all’articolo 50. Per chi investe in queste fasi il consiglio dei gestori è cautela: ecco cinque istruzioni da seguire per chi investe in questo momento di mercato.

Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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