Quando a febbraio del 2014 Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, offrì 19 miliardi di dollari a Brian Acton e Jan Koum per rilevare WhatsApp, in molti in America si stupirono. Perché il servizio di messaggeria per cellulari era molto più usato in Europa. E perché la società non aveva investito nulla in comunicazione per farsi conoscere.

Da sinistra, Koum e Acton
Da sinistra, Brian Acton e Jan Koum, fondatori di WhatsApp.

Un anno e mezzo dopo, WhatsApp ha aperto anche alle chiamate voce e ha aumentato a oltre 900 milioni i suoi user anche grazie a Facebook, ma non ha cambiato la sua strategia in quanto a comunicazione. Per Jan Koum, origini ucraine, che ha fondato la società insieme con Brian Acton, americano del Michigan, suo vecchio collega in Yahoo!, le pubbliche relazioni sono una perdita di tempo nell’economia di un’azienda. “Fare marketing è come tirare calci alzando la polvere, che poi finisce per oscurare il tuo sguardo, distogliendoti dal core business”.
Ma una concessione alla comunicazione i due manager, che continuano a gestire l’azienda, l’hanno dovuta fare accettando di rispondere a qualche domanda di Wired America. Si scopre così che Facebook non avrebbe potuto raggiungere così tanti clienti nella messaggistica in Europa senza WhatsApp, e allo stesso tempo WhatsApp non avrebbe sfondato in America senza Mark Zuckerberg.

Un gioco a due vie che si basa sull’indipendenza. Koum e Acton continuano a lavorare nel loro quartier generale di Mountain View e a prendere decisioni in autonomia. Il rapporto con Facebook è ancora da piccola società che sfrutta le poetenzialità tecnologiche di un colosso per sviluppare innovazione. E il lancio delle chiamate voce è un esempio. “La parte migliore del lavoro con Facebook è l’incrocio delle idee, delle persone e la tecnologia” ha detto Acton a Wired. “Con il nostro lancio voce abbiamo potuto utilizzare l’infrastruttura di rete in tutto il mondo di Facebook, noi da soli non avremmo mai potuto sostenere tali investimenti”.

Del resto i due fondatori non sono nati ricchi e non avevano santi in paradiso, almeno fino all’incontro con Zuckerberg. Koum, classe 1976, ucraino ed ebreo, dovette lasciare il suo Paese a 16 anni proprio a causa della povertà della sua famiglia. Da allora di strada ne ha macinata Koum, tanto da arrivare nel 2014 nella classifica di Forbes alla posizione numero 62 con una ricchezza stimata in 7,5 miliardi di dollari. Con un primato: è il più ricco nuovo entrato in graduatoria. Ernst & Young e Yahoo! sono state le sue esperienze di lavoro più significative prima di WhatsApp, e lungo il percorso Koum, programmatore e ingegnere, ha persino dovuto mandare giù un rifiuto di Facebook, che non lo assunse nel 2009.

È un tradizionale percorso da studente americano laureato in scienze informatiche a Stanford quello di Brian Acton, classe 1972, che in Yahoo! quando era direttore marketing ha incontrato Koum e ha stretto con lui un sodalizio che dura ancora. Anche Acton è entrato nella classifica di Forbes nel 2014 con una ricchezza stimata in 3,8 miliardi di dollari.

I due fondatori di WhatsApp hanno fatto fortuna con un’idea che, hanno raccontato a Wired, avevano capito subito sarebbe diventata un successo mondiale. Ma c’è chi dice che abbiano fatto la fortuna anche di Facebook premiando l’intuito di Zuckerberg, che ha realizzato un’acquisizione che può essere definita epocale per il settore.

Comprare WhatsApp per 19 miliardi di dollari è stata una scelta dettata, ovviamente, da un fattore oggettivo: l’incredibile crescita della quale si è reso protagonista il servizio di messaggistica concorrente di Messenger. Nei primi quattro anni di vita Skype ha avuto 50 milioni di utenti, Facebook 145 milioni. Il triplo dunque, ma meno della metà rispetto a Whatsapp che nello stesso periodo ha raggiunto quota 400 milioni di utenti. Un risultato capace di far impallidire l’andamento di giganti come Twitter, in crisi di idee e pronta a tagliare l’8% della forza lavoro, di Gmail che conta su 900 milioni di utenti, e dello stesso social network più usato al mondo.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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