Da una parte c’è la Banca centrale europea (Bce) che a dicembre ha cominciato a rallentare gli acquisti di obbligazioni emesse dalle società e la ripresa del settore finanza in Europa, dall’altra c’è l’insediamento di Donald Trump che ha promesso politica di detassazione fiscale delle corporate americane che, però, protesta contro le scelte anti immigrazione del presidente americano. I corpotare bond, le obbligazioni messere dalle società per finanziare la crescita, sono sotto i riflettori di gestori e analisti in Europa e in America.

Così, mentre Goldman Sachs, Citigroup, BlackRock, Coca-Cola, Procter & Gamble, General Electric e Ford, Nike, Wal-Mart, anche Facebook, Google, Twitter, Microsoft e la quotanda Snapchat si sono schierati contro Trump e la sua decisione di chiudere le frontiere, ci sono le grandi corporate dell’auto come General Motors ed Fca che preferiscono tacere, quasi assentendo. Per gli analisti è proprio Trump la benzina che può far ripartire il mercato dei corporate bond americani.

Proteste a parte, infatti, i corporate bond sono un affare secondo i calcoli di Barclays che in un report danno agli investitori in reddito fisso una ragione per essere costruttivi sulle obbligazioni societarie statunitensi nel medio-lungo termine. Barclays prevede che le riforme fiscali promesse dall’amministrazione repubblicana saranno di tale portata da dare al mercato una nuova prospettiva di vita, frenare il trend post crisi finanziaria per gli emittenti industriali, dando una prospettiva di buoni rendimenti almeno per una decina di anni.

Corporate bond: le aziende americane attratte dalle emissioni euro

Secondo i calcoli di Barclays, le aziende americane potrebbero diminuire l’Ebitda, ovvero utili prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti da 4,1 a 3 se la tassazione sulle imprese scenderà dal 35% attuale al 20%. In questo modo, la crescita del debito industriale americano rellenterà nei prossimi 10 anni salendo fino a 3 miliardi contro i 4 miliardi di dollari in assenza di riforma fiscale.

In Europa, la situazione è ribaltata. La benzina che ha fatto ripartire i corporate bond è stato il programma di acquisti della Banca centrale europea (BCE) deciso all’interno della manovra di Quantitative easing a sostegno dell’economia. Finora la BCE ha comprato 54 miliardi di euro di corporate ma ha rallentato gli acquisti a dicembre, con soli 4 miliardi investiti. La riduzione degli acquisti è un rebus per il mercato. Per gli analisti di JPMorgan il rallentamento è fisiologico e dovuto alla stagionalità, ma è anche foriero di una tendenza: se il 2016 è stato l’anno dei collocamenti di emissioni obbligazionarie estere negli Stati Uniti, il 2017 è probabilmente destinato a segnare un’inversione di rotta, con le società Usa più attive nell’eurozona.

Tradotto nel linguaggio dei mercati, queste aspettative significano che i tassi d’interesse ufficiali possono lievitare più del previsto. Questo impatta sui i tassi a lungo termine e su quanto le aziende pagano per finanziarsi. Parte dell’impatto è già un dato di fatto. Il rendimento dell’indice Barclays-Bloomberg che misura l’evoluzione delle obbligazioni statunitensi emesse dalle società più affidabili è scivolato di 11 punti da quando Trump è salito al potere. Cosa vuol dire? Una società provvista di un rating investment grade, quindi affidabile, che emette nel mercato europeo, può finanziarsi a un costo medio annuo dello 0,95% (dato indicato dall’indice Barclays-Bloomberg dei corporate bond denominati in euro), mentre negli Stati Uniti, lo stesso indicatore evidenzia un costo di finanziamento medio annuo del 3,39%. Lo spread è di circa il 2,5%, un livello per nulla trascurabile.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

E i rendimenti? In questo scenario, per gli analisti di Barclays e Jp Morgan è ipotizzabile un rialzo molto graduale dei rendimenti dei bond quotati in Europa, a causa del recupero dell’inflazione e dell’arrivo di un periodo di crescita più sostenuta. La situazione è molto diversa per il mercato Usa, dove alcune banche d’investimento sono pronte a scommettere che si potrà solo cercare di contenere il processo di normalizzazione della politica monetaria attivato dalla Federal Reserve. Solo una forte domanda di bond può essere in grado di rallentare l’aumento dei rendimenti, ma anche un dollari più forte può dare una mano. Per questo l’area corporate euro è da preferire rispetto a quella Usa secondo i gestori di Amundi e Pictet, soprattutto se guarda alle emissioni ad alto rendimento.

Ecco i migliori fondi obbligazionari corporate area euro (Categoria Morningstar: Obbligazionari Corporate Euro) per rendimento a tre anni:

  • GAM Star Credit Opportunities (EUR) Euro Accumulation rende il 6,96% da gennaio 2014 a gennaio 2017 (+1,54% da inizio anno). Il fondo investe in titoli a tasso fisso e variabile con qualsiasi scadenza. Almeno il 40% del patrimonio netto è investito in titoli investment grade. Gestito da Anthony Smouha ha come titoli in portafoglio Lloyd e Tesco.
    GAM Star Credit Opportunities (EUR) Euro Accumulation rende il 6,96% da gennaio 2014 a gennaio 2017 (+1,54% da inizio anno). Fonte: Morningstar.
    GAM Star Credit Opportunities (EUR) Euro Accumulation rende il 6,96% da gennaio 2014 a gennaio 2017 (+1,54% da inizio anno). Fonte: Morningstar.

     

  • Schroder International Selection Fund EURO Credit Conviction C EUR Acc rende il 6,13% da gennaio 2014 a gennaio 2017 (+0,32% da inizio anno). I fondo è gestito da Patrick Vogel che investe almeno due terzi del fondo in obbligazioni, denominate in euro, emesse da società di tutto il mondo. Tra i titoli in portafoglio troviamo Citigroup e Lynx.
    Schroder International Selection Fund EURO Credit Conviction C EUR Acc rende il 6,13% da gennaio 2014 a gennaio 2017 (+0,32% da inizio anno). Fonte: Morningstar.
    Schroder International Selection Fund EURO Credit Conviction C EUR Acc rende il 6,13% da gennaio 2014 a gennaio 2017 (+0,32% da inizio anno). Fonte: Morningstar.

     

  • Nordea 1 – European Financial Debt Fund Classe Bp Eur rende il 4,80% da gennaio 2014 a gennaio 2017 (+1,23% da inizio anno). In fondo investe in obbligazioni societarie, covered bond e CoCo bond del settore finanziario e è gestito da Jacob Topp, In portafoglio ci sono titolo come Ubs e Lloyd.
    Nordea 1 - European Financial Debt Fund Classe Bp Eur rende il 4,80% da gennaio 2014 a gennaio 2017 (+1,23% da inizio anno). Fonte: Morningstar.
    Nordea 1 – European Financial Debt Fund Classe Bp Eur rende il 4,80% da gennaio 2014 a gennaio 2017 (+1,23% da inizio anno). Fonte: Morningstar.

     

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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