Soltanto quattro anni fa Shintaro Yamada era un oscuro impiegato giapponese di 34 anni, con un buon lavoro a Tokyo e un’idea in testa: mollare tutto e cominciare a viaggiare per il mondo, spendendo il meno possibile. Quattro anni dopo questo pensiero, Yamada è il primo imprenditore giapponese ad essere riuscito a creare un sito di e-commerce che mette in contatto compratori e venditori di tutto il mondo per scambiarsi qualsiasi tipo di merce, ed è l’unica start up giapponese che è arrivata a valere 1 miliardo di dollari. E lo ha fatto proprio mettendo a frutto il suo viaggio.

Del resto, Yamada ha costruito Mercari Inc usando proprio la sue esperienze di viaggio. Una volta lasciato il suo lavoro a Tokyo nel 2012, infatti, ha cominciato a viaggiare per il mondo e lo ha fatto per sei mesi di seguito, cercando i posti meno cari e cercando soprattutto di socializzare con la popolazione locale. Gli ostelli a 5 dollari a notte sono stati il suo rifugio, così come i passaggi in moto e gli autobus presi al volo. Un copione che ha ripetuto sempre uguale in 23 Paesi nel mondo: dalla Bolivia alle Galapagos fino al deserto del Sahara.

Alla fine del viaggio aveva ben chiara in testa la sua idea di azienda: cercare un’applicazione che mettesse in contatto le persone di diversi Paesi e consentisse loro di scambiarsi a basso costo qualsiasi cosa: dal posto letto al televisore, dandosi una mano. Del resto, come Yamada aveva potuto sperimentare, anche nel più povero dei villaggi il cellulare prende e ti fa raggiungere qualsiasi luogo nel mondo. “Ho aperto la mia mente viaggiando e ho cominciato a desiderare di fare qualcosa che potesse essere utile a tutti in qualsiasi parte del mondo, una piattaforma che permettesse alle persone di scambiare denaro o cose o servizi utilizzando i loro smartphone” racconta Yamada.

Mettere in pratica la sua idea non è stato facile e Yamada ha avuto bisogno prima di trovare due sosi con competenze tecniche e poi di reperire finanziatori tra cui Mitsui & Co. e Globis Capital Partners. Ma oggi può dire di avercela fatta: Mercari adesso si trova nello stesso complesso Roppongi Hills insieme a Google Inc. e a Goldman Sachs Group Inc., il gotha della tecnologia e della finanza. E soprattutto è l’unico baluardo della nuova imprenditoria giapponese, che è la terza più grande economia del mondo ma non produce start up. Secondo l’analisi di Cb Insight, infatti, ci sono 155 start up da tenere d’occhio nel mondo di cui 92 negli Stati Uniti, 25 in Cina e sette in India.

Il Giappone ha sofferto storicamente sia per mancanza di capitale di rischio sia per una cultura del lavoro che spinge le menti migliori e più brillanti del Paese a trovare un posto fisso in una grande azienda e a rimanerci tutta la vita. Esattamente come aveva fatto Yamada, laureato in matematica con il massimo dei voti, una carriera avviata in aziende della tecnologia come Rakuten, società di gaming e App poi acquisita da Zynga, che poi però ha preferito mollare per il viaggio che lo ha portato con i suoi ex compagni di università Tommy Tomishima e Ryo Ishizuka a fondare Mercari.

Il sito e l’applicazione sono stati concepiti in maniera specifica per il mobile. Le persone vendono di tutto: dai vestiti all’elettronica fino ai biglietti per i concerti e le partite. L’applicazione è stata scaricata 32 milioni di volte e al momento genera 10 miliardi di yen di operazioni mensili. Yamada percepisce una percentuale su ogni operazione e sta cercando di aumentare la presenza di Mercari negli Stati Uniti. Ma giocare in casa dei pionieri Amazon.com e eBay non è facile. Mercari è presente in Usa da settembre 2014 ed è stato scaricato 7 milioni di volte, ma gli utenti non sono fidelizzati. Per guadagnare più terreno, Yamada ha abbassato del 10% la sua fee di transazione e pensa a un’alleanza con Facebook, accontentandosi per ora di essere entrato della top ten delle applicazioni Usa di e-commerce scaricate da Apple.

Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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