Quando John McCarthy, informatico americano coniò l’espressione “intelligenza artificiale” credeva davvero nella sua fattibilità. Era il 1955 e lo Zio John, come lo scienziato era soprannominato, lanciò il progetto AI, acronimo per intelligenza artificiale all’inglese, e strada facendo si è spesso lamentato di come il suo progetto venisse stravolto chi provava a portarlo avanti.

Come nel 1972 quando Deep Blue, il computer inventato da Ibm sconfisse il campione del mondo di scacchi Garry Kasparov. Per McCarthy fu un tradimento perché, secondo lo studioso americano, queste applicazioni non avevano nulla a che fare con la vera intelligenza artificiale.

Chissà cosa direbbe oggi McCarthy, scomparso nel 2011, alla notizia che tutti i principali tycoon americani della tecnologia hanno deciso di saltare sul carro dell’intelligenza artificiale investendo in ricerca. Il gruppo di imprenditori e aziende di spicco della Silicon Valley ha fondato OpenAI, un centro di ricerca no-profit che ha come obiettivo far progredire le conoscenze sull’Intelligenza artificiale e assicurare che essa porti benefici all’intera umanità e non venga utilizzata per soli fini di profitto.

E soprattutto l’obettivo è sviluppare l’intelligenza artificiale intesa come ingegneria che cerca di riprodurre comportamenti umani e animali intelligenti con mezzi non biologici. Non è invece oggetto di OpenAI la riproduzione della nostra intelligenza secondo i dettami della scienza cognitiva. Quest’ultimo tipo di sviluppo resta confinato ai film di fantascienza come AI (2001): Io, robot (2004) e Big Hero (2014) solo per citarne alcuni.

Chi sono i fondatori? Elon Musk (Ceo di Tesla e SpaceX, ora co-presidente di OpenAI), Sam Altman (presidente dell’acceleratore Y Combinator), Peter Thiel (cofondatore di Paypal e tra i primi investitori di Facebook) e Reid Hoffman (cofondatore di Linkedin). E hanno già raccolto 1 miliardi di dollari da investire anche grazie ad aziende tecnologiche come Google, Facebook e Amazon, tre dei maggiori utilizzatori di algoritmi di intelligenza artificiale per i loro popolari servizi.
L’organigramma di OpenAI vede alla guida Musk, a capo della ricerca Ilya Sutskever (ex-ricercatore al Google Brain Team) che quest’anno è stato insignito dall Mit Technologu Review come uno dei migliori innovatori under 35; e Greg Brockman (ex Stripe) come Chief technology officer. Il gruppo di ricerca unisce menti provenienti dai laboratori di Google, Facebook, Microsoft, Duolinguo e tante altre aziende tech della Silicon Valley.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Se si guarda all’anno che si avvia alla conclusione non c’è dubbio che i settori dell’informatica e tecnologia siano stati i più performanti dell’anno insieme con l’immobiliare (leggi qui l’analisi di Online Sim). E la tecnologia insieme con il settore dei consumi è ancora il settore di acquisto provilegiato dai grandi gestori americani anche nel terzo trimestre 2015 secondo l’analisi di Morningstar sulle intenzioni di acquisto dei money manager americani. Per mettere in portafoglio innovazione tecnologica ecco i tre fondi migliori da inizio anno:

  • Jpm Europe Technology D (acc) – Eur che rende il 21,58% da gennaio a novembre 2015 (22,77% a tre ann), investe in Europa il 63% del portafoglio e ha come primo settore la tecnologia (80% del portafoglio).
  • Fidelity Global Technology Fund Classe E (acc) che rende il 18% da gennaio 2015 (25% a tre anni) e ha come primo mercato gli Stati Uniti (72% del portafoglio) investendo il 91% del portafoglio i titoli della tecnologia.
  • Parvest Equity World Technology Privilege-Distribution che rende il 18% da gennaio 2015 e ha in portafoglio il 91% di titoli tecnologici investendo il 99% del portafoglio sull’America.

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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1 Commento

  1. baldo
    9 gennaio 2016 a 14:11 — Rispondi

    bello

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