L’ultima mossa sulla scacchiera del mercato mondiale del Fintech, la tecnologia applicata al mercato bancario e assicurativo che attrae circa 40 miliardi di nuovi investimenti all’anno secondo il Report Global Fintech di PwC, l’ha fatta la Monetary Authority of Singapore (MAS) che ha firmato un accordo con l’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) svizzero, ed è solo l’ultimo di una serie di trattati bilaterali tra gli organismi di regolamentazione nazionali volti a sostenere la comunità Fintech internazionale. Singapore ha già firmato accordi simili con le autorità di regolamentazione in Australia e nel Regno Unito, che ha un ruolo guida nel mercato europeo, e si è candidata a diventare l’hub asiatico dell’innovazione del settore.
Tanto che ad agosto nel Paese è stato aperto un vero e proprio laboratorio di innovazione Fintech all’interno del palazzo del MAS per offrire consulenza e supporto alle nuove imprese del settore e si prepara a fare campagna acquisti al Singapore Fintech Festival dal 14 al 18 novembre 2016. Gli accordi di partnership con gli altri organismi è fatto per condividere le informazioni sulle tendenze Fintech emergenti e, soprattutto, per risolvere le questioni normative relative all’innovazione che sono il vero punto critico delle società del settore. Per rafforzare la sua candidatura a punto di riferimento Fintech in Asia – il mercato nel 2015 valeva 4,3 miliardi di dollari contro i 103 milioni di dollari del 2010 secondo la società di consulenza Accenture – e tentare di scalare posizioni a livello mondiale, il governo di Singapore attraverso il MAS ha intenzione di investire oltre 150 milioni di dollari all’anno fino al 2021 per sostenere la creazione di centri di innovazione e progetti tecnologici nel settore della finanza.

Fintech: ora Londra rischia il primato mondiale

Sulla strada per diventare leader asiatico del settore deve combattere con la Hong Kong Monetary Authority che ha annunciato alle metà di settembre 2016 il programma Fintech sandbox, che è quasi un clone di quello proposto dal MAS di Singapore, con la differenza della durata che è limitata. La sandbox, infatti, è un modo per le aziende di testare i prodotti con l’approvazione solo temporanea del regolatore. L’annuncio di Hong Kong è un chiaro segnale di sfida nei confronti di Singapore e un tentativo da parte delle autorità del Paese di recuperare il tempo perso. Nel 2015, infatti, Hong Kong aveva istituito un comitato direttivo Fintech, e marzo del 2016, era stato istituito un ufficio per la promozione Fintech attraverso l’organizzazione di eventi del settore. Poi qualcosa si deve essere inceppato e Singapore ha battuto Hong Kong sul tempo e, soprattutto, sulla condivisione con gli altri Paesi.
Non c’è dubbio, però, che la riaccesa concorrenza tra Singapore e Hong Kong può dare fastidio al leader gobali del Fintech. Un report di Ernst & Young ha classificato Singapore al quarto assoluto dietro Londra, la Silicon Valley californiana, New York in termini di miglior ecosistema Fintech. Al quinto posto c’è l’Australia seguita da Germania e Hong Kong. Dopo Brexit, però, le carte si possono rimescolare e Singapore, e in generale l’Asia, ha qualche chance in più per recuperare terreno e contendere seriamente il ruolo di capitale mondiale del Fintech a Londra che ha un mercato stimato da Ernst & Young in 8,3 miliardi di dollari. La sandbox FCA innovate lanciata un paio di anni fa dalla Financial Conduct Authority (FCA) l’ente che regolamenta broker online che vogliono operare legalmente in Gran Bretagna, che ha attirato anche colossi come Microsoft, offre consulenza alle imprese sui regolamenti da rispettare quando si cerca di portare nuovi prodotti sul mercato e ha aperto un filo diretto con la Sec, l’autorità americana di vigilanza sul mercato. All’America resta, comunque, il primato della capacità di attrarre grandi investitori con un mercato di circa 6 miliardi di dollari nella Silicon Valley e di quasi 8 miliardi a New York, secondo l’analisi di Ernst & Young, grazie ai robusti e generosi fondi di venture capital.

IDEE DI INVESTIMENTO

In Italia sono 115 le startup che si occupano di fintech secondo un’analisi di Pwc. I settori sono i più diversi tra Bitcoin, blockchain, crowdfunding e robo advisor, peer to peer, ovvero prestito diretto tra privati, finanza alternativa. Sono i tanti volti del Fintech, una rivoluzione che promette di stravolgere il rapporto dell’utente finale con i servizi finanziari grazie alle nuove tecnologie.
Per chi investe, il volto da conoscere è quello dei robo advisor. Il mercato globale dei robo advisor è florido, come dimostrano le decine di applicazioni dedicate sia all’home banking sia al risparmio gestito, e non c’è dubbio, quindi, che i nuovi consulenti finanziari virtuali sono destinati a moltiplicarsi anche in Italia. Online Sim, società d’intermediazione mobiliare leader di mercato in Italia nel collocamento di fondi online che fa capo al Gruppo Ersel, ha lanciato Robo Box, la prima piattaforma in Italia di robo advisor, che ha delle caratteristiche uniche e nasce con l’obiettivo di offrire un’ampia selezione di diversi robo advisor per consentire ai clienti di scegliere il servizio più adatto alle proprie esigenze: un posizionamento unico per il mercato italiano, che fino ad ora ha visto realtà che propongono esclusivamente il proprio servizio.

Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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