Non c’è solo l’Europa a spingere sulle piccole e medie imprese italiane. Nella manovra appena varata dal governo di Matteo Renzi c’è un punto che mette al centro la competitività delle imprese italiane. Si chiama Industria 4.0 ed è un progetto su cui il Governo ha stanziato 20 miliardi di euro in tre anni per il rilancio degli investimenti nell’azienda Italia. All’interno del progetto è già previsto 1 miliardo di euro per le piccole e medie imprese che andranno ad aggiungersi alle risorse stanziate dal piano Juncker per le Pmi italiane, lanciato ad aprile 2014, che ha scommesso su innovazione e internazionalizzazione e coinvolge la Banca europea degli investimenti, Cassa depositi e prestiti, Sace e il ministero del Tesoro.
La pioggia di denaro funziona? Se si guarda al piano Juncker la risposta è positiva. Lo sostiene la Banca europea degli Investimenti (Bei). Il piano, voluto dal presidente della Commissione Ue per rilanciare la crescita economica e produrre investimenti senza produrre nuovo debito pubblico, dall’aprile del 2014 a oggi si è realizzato in Italia attraverso la conclusione di 55 operazioni (prestiti, garanzie, equity) a livello di gruppo Bei, per un valore di 3,8 miliardi e l’attivazione di investimenti per 21 miliardi: si tratta di circa un settimo degli investimenti attivati in totale. In tutta Europa i finanziamenti della Bei che si basano sulla garanzia Efsi (Fondo europeo per gli investimenti strategici) approvati fino a oggi sono stati pari a 24,8 miliardi di euro: prestiti che hanno permesso l’attivazione di investimenti totali per 138,3 miliardi, che rappresentano circa il 44% dei 315 miliardi di investimenti che si prevede di attivare come obiettivo attraverso l’Efsi nel triennio in corso. L’Italia ha messo a disposizione 100 milioni di fondi strutturali Fesr, a cui il governo ha aggiunto altri 102,5 milioni.

Made in Italy: ai gestori adesso piace anche il debito

Tra gli obiettivi chiave del pacchetto competitività c’è quello di premiare le aziende che investono in ricerca e innovazione, privilegiando quelle più innovative. Resta confermato fino al 2020 il credito di imposta per le attività di ricerca e sviluppo, prorogata a tutto il 2017 la cosiddetta Sabatini per facilitare il finanziamento degli investimenti, così come viene prorogato il super ammortamento al 140% sugli investimenti in beni strumentali materiali. Tra le novità per il 2017, c’è l’iperammortamento al 250% sugli investimenti in beni strumentali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale. Il governo ha poi rispolverato il piano Finanza per la crescita con il potenziamento dal 19% al 30% delle detrazioni fiscali per investimenti fino a 1 milione di euro in Pmi innovative, l’eliminazione della tassazione sul capital gain su investimenti a medio lungo (con holding period di 5 anni) per i Piani Individuali di Risparmio (PIR) fino a 30mila euro all’anno. Ma non solo. Industria 4.0 prevede anche il rafforzamento di un piano straordinario Made in Italy del valore di 100 milioni e la costituzione di centri di competenza ad alta specializzazione. Il rilancio degli investimenti sull’impresa italiana non è il solo tema che sta attirando i grandi investitori verso il Belpaese. L’attenzione dei grandi gestori è accesa anche sul referendum costituzionale, che è previsto il 4 dicembre, e si sta trasformando in una opportunità di acquisto per alcuni investitori obbligazionari. La ragione? Il debito sovrano italiano è diventato più economico rispetto a quello della Spagna e della Francia, per esempio. Per Pioneer e Pimco il titolo decennale italiano vale una scommessa esattamente come le piccole e medie imprese del Paese.

IDEE DI INVESTIMENTO

I fondi che hanno investito in piccole e medie imprese italiane non hanno avuto rivali in termini di rendimento nel 2015 anche grazie all’ottima performance della Borsa italiana: Piazza Affari è stata la migliore del mondo con un rialzo del 13,23% e, in particolare, un balzo dell’indice Ftse IT Mid cap del 38,22% ha fatto volare i fondi. Poi qualcosa si è rotto: se guardiamo la performance dell’indice Ftse Mid cap è negativa dell’8,65% da ottobre 2015 a ottobre 2016, di cui il 5,3% negli ultimi sei mesi mesi. La spinta europea del piano Juncker e la manovra di Renzi hanno l’obiettivo di stimolare gli investimenti a medio e lungo termine delle imprese, aiutandole ad agganciare la crescita dopo anni di crisi, con un impatto reale sull’economia.
Per investire sulla ripresa delle Pmi la scelta migliore resta il fondo specializzato in società a piccola e media capitalizzazione, nella tabella i migliori dieci per rendimento a tre anni.

I migliori dieci fondi che investono sulle pmi italiane

ProdottoRendimento 3yYTD
Symphonia Azionario Small Cap Italia 10,86%-2,34%
Eurizon azioni Pmi Italia 8,61%-13,67%
Atlante Target Italy A 6,40%-18,62%
Fondersel Pmi 4,68%-20,09%
Ubi Pramerica Azioni Italia 3,81%-11,93%
Fideuram Italia 3,41%-17,73%
Schroder Italian Equity Classe B 3,05%-16,73%
Gestnord azioni Italia classe A 2,11%-16,9%
Credit Suisse Italy Equity fund 1,87%-22,24%
Fonditalia Equity Italy 1,66%-19%
Nella tabella, i primi dieci fondi per rendimento a tre anni specializzati nell'investimento in piccole e medie imprese italiane. Fonte: Morningstar.

Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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