Le tensioni greche tornano a influenzare l’andamento dei principali listini del Vecchio Continente. La decisione di accorpare in un’unica rata il pagamento delle quattro successive al Fondo Monetario Internazionale ha destato preoccupazione ed è stata interpretata dagli investitori come un segnale di debolezza. Le trattative continuano ad essere caratterizzate da incertezza e crescono le probabilità di default, per alcuni ormai certo.

Come previsto, la lunga fase orientata prevalentemente alla stabilità e alla crescita sia sull’azionario che sull’obbligazionario potrebbe essere destinata al termine. Oltre al caso ellenico desta particolare preoccupazione il conflitto ucraino ove la tensione è tornata ad aumentare ed a mantenere elevata l’attenzione su potenziali crisi geopolitiche.

Una conferma di peggioramento del clima è la flessione dell’Eurostoxx 50, passato da oltre 3800 punti ad inizio aprile ai 3500 attuali pur senza compromettere ancora il trend di fondo. Fondamentale risulta la tenuta del supporto in area 3400 che in caso di rottura lascerebbe spazio per ribassi almeno fino a 3300. Meno sbavature, per ora, nel trend dello S&P 500 perfettamente inserito nel canale rialzista degli ultimi due anni come il Nikkei 225, scambiato sui valori massimi degli ultimi 15 anni. Scenario pertanto non compromesso ma con criticità ed elementi di rischio da monitorare con estrema attenzione.

In ambito valutario rimane valido lo scenario proposto il mese scorso, caratterizzato da movimenti di riequilibrio periodici guidati dalle attese e dalle decisioni delle banche centrali. Possibili sviluppi futuri possono presentarsi al ribasso con la rottura degli 1.08 con target a 1.05, minimo degli ultimi 12 anni o, al contrario, con il superamento del massimo a 1.15 che segnalerebbe la ripresa del cammino rialzista della moneta unica.

Tentativo di rialzo, infine, per le quotazioni dell’oro nero. Dal punto di vista tecnico la violazione dei 60 dollari al barile indicherebbe una possibile inversione del trend, dopo il lungo periodo di debolezza che lo aveva accompagnato dallo scorso giugno. Un elemento che, viceversa, potrebbe spingerlo nuovamente al ribasso sono i dati che riguardano il greggio made in Usa e in particolare lo “shale oil”. Dal 2012 è continuata ad aumentare l’estrazione di greggio, tanto da ricollocare il Paese a stelle e strisce tra i maggiori produttori e soprattutto esportatori mondiali, superando per importanza Paesi dell’Opec come la Libia e l’Ecuador.

IDEE DI INVESTIMENTO
Globalmente le principali asset class continuano ad essere fortemente correlate con movimenti sincroni che rendono difficile realizzare una vera e propria diversificazione di portafoglio.

Asset Class a confronto

MiglioriPeggiori
Azionari PacificoObbligazionari euro governativi lungo termine
Obbligazionario euro high yieldObbligazionario euro corporate

Note

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Autore

Luca Lodi

Luca Lodi

Head of R&D di FIDA, Finanza Dati Analisi, coordina le attività di ricerca-sviluppo e formazione del gruppo (FIDAmind). Sviluppa metodologie quantitative per l'analisi di portafoglio, di strumenti e mercati finanziari. Negli anni precedenti ha collaborato con ADB S.p.A occupandosi della gestione del settore Banche Dati e dell’Uffico Studi. Giornalista pubblicista collabora con testate editoriali.

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