All’interno dell’Eurogruppo il più accanito difensore di Alexis Tsipras non è proprio l’ultimo arrivato. Si tratta di Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, e si batte per una permanenza della Grecia nell’euro. Proprio non vuole sentire parlare di Grexit e fa di tutto per evitarla. Ha chiesto che i greci votassero sì al referendum, ha incassato il no, ma non ha smesso di lottare perché riparta il negoziato per il terzo piano di salvataggio. “È tempo che torni il buon senso. In Europa c’è chi apertamente o segretamente lavora per escludere la Grecia dall’Eurozona” ha detto Juncker. “Non mi lascio mettere la museruola, non sono un tecnocrate, ho una responsabilità politica”. Del resto Juncker non è abituato a stare zitto. L’Economist una volta scrisse che può essere “franco in maniera disarmante” e questa è l’ennesima dimostrazione.

Lussemburghese, 60 anni, laureato in legge all’Università di Strasburgo, Juncker è un politico di lungo corso: è entrato molto giovane nel Partito Popolare Cristiano Sociale (CSV), il maggior partito di centrodestra del Lussemburgo.
Nel 1989, a 35 anni, avvocato, è stato ministro dell’Economia del Belgio, e sei anni dopo è stato nominato primo ministro. Su quella poltrona è rimasto in carica per 18 anni, fino cioè al luglio del 2013, quando si è dimesso in seguito alla diffusione di un rapporto di una commissione parlamentare in cui si resero pubbliche diverse attività illecite condotte da agenti dei servizi lussemburghesi accusati di avere spiato politici, acquistato automobili per uso privato con denaro pubblico e avere accettato soldi in cambio di favori. Juncker si è sempre dichiarato estraneo, ma fu costretto a dimettersi per ragioni di opportunità.
È stato presidente dell’Eurogruppo dal 2005 al gennaio 2013 e da novembre 2014 è alla presidenza della Commissione europea.

La sua volontà di evitare Grexit non è però una difesa strenua alla Grecia. Anzi. Juncker è duro anche con Atene. Ha ribadito più volte come sia stato un “grave errore” lasciare il negoziato a fine giugno, ha fatto sarcasticamente notare che il referendum greco era sbagliato perché poneva una domanda che non è più sul tavolo delle trattative e ha chiesto ad Atene di smettere con la retorica delle richieste. Una cosa sola chiede con forza a Tsipras: proposte concrete. Se non lo convinceranno anche Juncker è pronto a cambiare idea.

Per ora non è arrivato nessun nuovo piano dal leader di Syriza, che si è limitato a lanciare una richiesta di aiuto al Fondo salva Stati, per un prestito ponte di 7 miliardi, e a telefonare al presidente americano Barack Obama. E non basterà a Tsipras per spuntare un accordo durante il vertice a 28 previsto domenica 12 luglio e fortemente voluto da Angela Merkel.

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