Diciassette ore di trattativa e una notte da brivido. Ma alla fine Grexit pare evitata, almeno per ora. L’Eurozona ha raggiunto un accordo definito “Greekment” sul terzo salvataggio della Grecia, che fino a notte fonda sembrava impossibile. Ma, alla fine, la volontà di tenere unita Eurolandia ha prevalso, anche se il via libera ad aprire il negoziato sugli 86 miliardi di euro di aiuti Esm alla Grecia è pieno di condizioni, non è ancora definitivo, e l’ultima parola arriverà entro il 20 luglio.
Quello che è certo è che nel giro di una settimana la palla è passata dalle mani del “No” all’Europa gridato forte e chiaro dai greci con il referendum a quelle della Germania di Angela Merkel che ha aggregato l’Eurogruppo sulla linea dura. Per Alexis Tsipras adesso il tempo delle riforme è davvero scaduto: deve far approvare dal Parlamento entro mercoledì 15 luglio la riforma dell’Iva, delle pensioni, l’adozione del Codice di Procedura civile, la creazione del Fiscal Council previsto dal Fiscal Compact per controllare i bilanci e la direttiva per la risoluzione delle banche, che mette fine ai salvataggi statali.

Il governo greco deve mettersi in moto subito. E un nuovo Eurogruppo deve riunirsi entro il 19 luglio per giudicare il suo operato. Degli 86 miliardi decisi per il terzo salvataggio, da un minimo di 10 a un massimo di 25 miliardi andranno immediatamente alle banche. Il 20 luglio è, comunque, un giorno chiave: per allora la Grecia deve ripagare la rata del debito contratto con la Banca centrale europea (Bce), altrimenti Francoforte chiuderebbe i rubinetti e Atene dovrebbe tornare a stampare una propria moneta per garantire la sopravvivenza dell’economia nazionale.
La Bce attualmente ha in pancia circa 50 miliardi di prestiti e mutui greci, a garanzia dei finanziamenti concessi. In caso di Grexit diventerebbero carta straccia, con perdite che potrebbero arrivare a circa 35 miliardi di euro. Ma questa è al momento forse l’ultima fra le preoccupazioni di Francoforte.

Per Mario Draghi la linea da seguire appare chiara: martedì 14 luglio le banche greche devono riaprire e la Bce per allora deve aver riaperto la liquidità Ela, altrimenti il sistema collasserà e i greci punteranno di nuovo il dito contro Francoforte. Draghi è stato finora il puntello delle banche e continuerà ad esserlo. Dall’altra parte, Tsipras può contare sull’appoggio del leader della Commissione Jean-Claude Juncker che dopo l’intesa per il terzo salvataggio ha detto: “Non ci sono né vincitori né vinti: l’accordo non è umiliante per i greci e gli altri europei non perderanno la faccia, è un tipico accordo europeo”. Del resto, Tsipras ha accettato tutte le condizioni, dall’anticipo delle riforme al rafforzamento di tutte le misure, incluso il reintegro dei licenziamenti collettivi e il ritorno della Troika ad Atene. Adesso è una corsa contro il tempo.

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