A meno di 48 ore dall’inizio della 72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, la Biennale ha annunciato che The Audition, il cortometraggio firmato dal regista Martin Scorsese con protagonisti Leonardo Di Caprio, Robert De Niro e Brad Pitt, non verrà presentato al Festival. Il mini film è il realtà un grande spot a Studio City un complesso di centri commerciali, hotel e casinò di Macao che Melco Crown Entertainment Ltd. ha previsto di aprire il 27 ottobre dopo un investimento di 3,2 miliardi di dollari. Ed è il segno di forza che i cinesi vogliono dare agli americani al cinema.

In realtà il gioco è a due vie. A Hollywood, infatti, non hanno fatto una piega quando ad agosto è andato in scena il crollo del mercato cinese. La svalutazione dello yuan, la correzione di oltre il 40% del mercato azionario non hanno spaventato i produttori che sul mercato cinese pensano di puntare tutte le fiches che hanno nei prossimi 5 anni. La ragione? Nonostante la flessione della crescita economica, la passione dei cinesi per il cinema continua a crescere come gli incassi: nel 2015 sono già cresciuti del 43% a 4,3 miliardi di dollari e dei 10 maggiori film trasmessi nelle sale cinematografiche cinesi, solo quattro sono stati importati da Hollywood.

In Cina aprono 15 nuove sale al giorno e sono già 5.660 i cinema con 28.000 schermi che servono 1,3 miliardi di persone, secondo i dati Bloomberg che riporta come negli Stati Uniti ci siano 40.000 schermi per una popolazione di un quarto delle dimensioni. Ma non solo. Da gennaio a marzo di quest’anno, in Cina sono nate 554 movie house ed è la cinese Wanda Group ad avere una buona fetta del mercato con 1.300 sale. A questo ritmo, entro il 2017 in Cina ci saranno circa 9.500 sale e 53.000 schermi. E il fenomeno è ormai uscito dalle grandi città e centri urbani per arrivare alle campagne dove insieme con il centro commerciale arriva la multisala.

Non stupisce che la Warner Bros punti ad ottenere la residenza in Cina. Invece di attendere che il Paese apra le porte a Hollywood, gli studios hanno avviato trattative per formare una joint venture per produrre film in lingua locale. Lo ha riportato il Wall Street Journal secondo cui le trattative mostrano la fiducia di Hollywood nella Cina, il mercato cinematografico che cresce più velocemente al mondo, anche se Wall Street è preoccupata per le sue prospettive di crescita.
L’accordo a cui sta lavorando Warner Bros. è per produrre film in joint venture con i cinesi, anche se non è chiaro ancora quanti e con quale investimento dovrebbe produrre ne’ quale sarebbe l’investimento di ognuno dei due partner.

Il mercato è piuttosto chiuso. L’industria cinematografica è gestita da diversi enti controllati dal governo, così come accade per radio e televisione, è sottoposta all’Ufficio Censura, e al controllo di China Film Group. Il sistema di moratorie sulle produzioni straniere garantisce che film cinesi si assicurino circa il 55% del box office annuale. Questo imperativo commerciale significa che Hollywood probabilmente continuerà a ottimizzare trame, location, casting e finanziamenti per soddisfare le autorità di Pechino, che controllano di fatto che i film stranieri vengono proiettati.

E anche le grandi pellicole hollywoodiane si stanno “cinesizzando”. L’esempio più evidente è The Great Wall, La Grande Muraglia, un blockbuster d’azione interpretato da Matt Damon, che per l’occasione si è fatto crescere il codino, che è stato annunciato come il più grande film mai girato interamente in Cina per la distribuzione globale. Il regista è Zhang Yimou, autore di capolavori come Lanterne rosse, Hero e La foresta dei pugnali volanti (oltre che creatore della cerimonia di premiazione delle Olimpiadi di Pechino 2008). La pellicola è in lavorazione e uscirà il 23 novembre 2016 nelle sale americane.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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