Roma “Caput Mundi”, Roma celebrata e ricordata in tutti i libri di storia. Roma che ha fornito un contributo straordinario allo sviluppo del commercio in ogni sua forma, ed alla diffusione di gran parte delle terminologie ancor oggi usiamo quando parliamo di Soldi, Denaro e Moneta. Eppure nella prima fase della sua storia, dalla leggendaria fondazione, fissata il 21 Aprile del 753 a.C., fino a buona parte del III secolo a.C., la sua economia non si poggiava sull’uso della moneta, ma su una forma di baratto che sfruttava come mezzo di scambio scarti di lavorazione di bronzo e argento ed altre forme di Moneta Naturale come i capi di bestiame ed oggetti di uso comune.

Il saggio di scambio di questi rudimentali strumenti finanziari si basava sul loro valore intrinseco, ossia sul valore del metallo che li componeva. Ad un certo punto, su iniziativa di un gruppo di astuti mercanti, si iniziarono ad utilizzare oggetti in bronzo di forma rotonda o rettangolare su di cui erano riportati i loro valori, detti Aes Signatum, sulla cui superficie venivano impressi i simboli e i marchi che richiamavano l’autorità emittente, e ne garantivano l’autenticità. L’Aes Signatium è considerato come il passo iniziale verso la prima forma di monetazione in epoca romana. La parola latina che significava bronzo era proprio Aes o Aeris al genitivo, da cui deriva la parola Erario, poiché le tasse venivano pagate per lo più, appunto con monete di bronzo. La prima moneta standardizzata da parte dello Stato Romano fu l’Aes Grave, introdotta con l’avvio dei commerci sul mare intorno al 335 a.C. da cui deriva il nome di una delle prime monete romane: l’Asse appunto. Con il passaggio alla monetazione coniata su larga scala, l’Asse diventò fiduciario, il cui valore non era cioè più legato al contenuto in metallo che lo componeva, ma molto superiore; se volete la prima forma di leva finanziaria della storia! Pochi anni più tardi venne realizzata una moneta in argento che avrebbe circolato per oltre 6 secoli, forse la più importante tra le coniazioni antiche romane, Il Denario. La parola viene da deni, il decimo di una serie e Aeris ovvero l’asse. Quindi 10 Assi, il valore originale della moneta, come indicato dal segno X presente nelle prime emissioni. Proprio dal nome di questa moneta deriva il termine denaro che noi tutti utilizziamo.

Le monete battute in questa fase storica ricordavano tantissimo lo stile di quelle dell’antica Grecia, che come detto nel mio articolo precedente fu la civiltà che più di tutte contribuì allo sviluppo della circolazione monetaria. A volte il destino è proprio beffardo visti i tempi, penseranno in molti! Ma continuiamo verso la parte più divertente di questo racconto. Sapete perché si dice Moneta? Si tratta dell’intreccio di fatti realmente accaduti insieme con la mitologia Romana. Ma andiamo per gradi. Alla domanda quando sono giunti i barbari a Roma, in molti sarebbero inclini a rispondere verso la fine dell’impero Romano. Per convenzione nell’anno 476 d.C. quando il generale Vandalo, Flavio Odoacre, depose l’ultimo imperatore di Roma, Romolo Augustolo, e si fece incoronare primo Re d’Italia, Rex Italie. Niente di tutto questo! In realtà un manipolo di Galli, capitanati dal mitico condottiero Brenno, giunsero alle porte di Roma molti secoli prima, già nel lontano 336 a.C., mettendo a ferro e fuoco molte città lungo il loro cammino diretti verso la Capitale e determinati a conquistarla. L’esercito romano ai tempi era accampato sul colle Campidoglio, oggi sede del comune di Roma al centro ahi noi in queste settimane, di una tempesta giudiziaria imbarazzante. Ma torniamo all’antica Roma che forse è meglio.

Il capo dell’esercito della Capitale, il Proconsole Manlio venne svegliato di soprassalto nella notte dallo starnazzare delle oche. Le famose oche del Campidoglio. Ma che ci facevano questi animali in un accampamento militare? Sul lato sinistro del Campidoglio era stato eretto un tempio in onore della dea Giunone, protettrice dei militari. Le oche erano gli animali sacri alla Dea. Lo starnazzare dei pennuti secondo Manlio fu un segno premonitore inviatogli proprio da Giunone per avvertirlo dell’arrivo di un pericolo. Alzatosi velocemente dal letto, si preparò in tutta fretta e fece posizionare l’esercito nei punti strategici fuori le mura, e nel giro di pochi giorni riuscì a sconfiggere i nemici che non si aspettavano una reazione così improvvisa e veemente. Tornato all’accampamento militare in trionfo, il Generale Manlio decise di erigere un tempio ancora più grande e sontuoso in onore della Dea Giunone, che in antico romano era chiamata Juno Moneta…la dea ammonitrice, colei che col suo potere proteggeva e ammoniva gli eserciti. Pochi anni più tardi, nel 269 a.C. accanto al Tempio, fu eretta la prima zecca unificata di Roma. Proprio per questo motivo, il gergo per definire i soldi che anticamente erano chiamati Pecunia oppure col termine greco Nomisma, si trasformò in Moneta. Parola che tuttora utilizziamo e da cui deriva anche il termine anglosassone Money! Dalla Dea ammonitrice al Dio denaro il passo fu breve!

Note

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Autore

Alex Ricchebuono

Alex Ricchebuono

Alex Ricchebuono ha oltre 20 anni di esperienza nel settore dell’asset management maturati in Europa e in Italia. Ha ricoperto ruoli di responsabilità di sviluppo commerciale a livello europeo in società di primaria importanza come, Brevan Howard (UK), Credit Suisse, Janus Capital, Bnp Paribas e La Francaise AM. Laureato in Economia e Commercio a Torino, è sposato, vive a Milano, scrive libri e articoli sulla storia della finanza ed è un appassionato di storia economica.

1 Commento

  1. Avatar
    giulio
    6 Luglio 2015 a 17:02 — Rispondi

    Davvero interessante complimenti

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