Soltanto un anno fa il mondo finanziario si interrogava sugli effetti geopolitici che Mohammed Bin Salman ha impresso all’economia dell’Arabia Saudita: meno petrolio, più finanza. Un anno dopo quella svolta è concreta con la decisione di privatizzare davvero Saudi Aramco, che diventerà la più grande quotazione del settore energia. L’IPO secondo quanto annunciato da Amin Nasser, direttore generale della compagnia saudita è attesa in due tempi: prima sul mercato locale di Riyadh e poi all’estero dove finirà il 5% del capitale entro il 2018.

Quanto può valere? All’inizio del 2016 quando Bin Salman annunciò l’intenzione di privatizzare Saudi Aramco la stima era di 2.000 miliardi di dollari, mentre alcuni analisti indipendenti la valutano appena 400 miliardi di dollari. Secondo le stime del Financial Times anche in base ai multipli utilizzati per le quotazioni di British Petroleum e della brasiliana Petrobras, la valutazione più corretta dovrebbe essere non più di 1.100 miliardi di dollari, anche se i gestori di fondi in base a un recente sondaggio EGF Hermes per il 39% degli investitori la valutazione corretta la società energetica saudita è tra 1.000 e 1.500 miliardi di dollari, mentre il 36% crede che possa valere meno di 1.000 miliardi di dollari.

Energia: perché arabi e russi sono in corsa per conquistare l’Asia

Qualunque sia il valore, questa privatizzazione è destinata a cambiare lo scacchiere del mercato energetico e dare una scossa anche alla geopolitica mondiale. Una prova tangibile è che proprio nel giorno dell’annuncio della quotazione di Saudi Aramco, l’Arabia Saudita ha comunicato il taglio delle imposte sulle grandi compagnie petrolifere che è passato dall’86% al 50%. Una decisione cruciale per il destino dell’offerta pubblica iniziale del gigante petrolifero statale anche se, secondo il consensus, degli analisti di Bloomberg, si tratta di un trucco contabile in vista della quotazione.

Quello che conta adesso è andare a caccia di buoni investitori. Lo sa bene Mohamad Bin Salman, erede al trono saudita, è volato in giro per il mondo per un tour promozionale in vista dell’IPO che lo ha portato a sedersi al tavolo con Donald Trump, con i grandi della Silicon Valley, per poi atterrare a Pechino e incontrare l’estabilishment cinese e tessere nuovi rapporti. Con una certezza secondo gli analisti: l’impatto delle riserve di petrolio sulla sua valutazione sarà nullo.

Del resto, la corsa verso gli investitori asiatici – i cinesi sono i primi compratori di petrolio dell’Arabia Saudita – non è un affare solo per gli arabi. Anche la Russia di Putin punta sul Far East: Gazprom, per esempio è uni dei maggiori fonditori di gas alla Cina e Rosneft, il gigante petrolifero russo, ha puntato dritta verso il mercato indiano con l’acquisizione di Essar Oil, la società di raffinazione e distribuzione di carburante, e verso l’Indonesia dove ha siglato una joint venture con la compagnia statale Pertamina.

IDEE DI INVESTIMENTO

Secondo Morgan Stanley le modifiche strutturali in corso nel sistema energetico, come per esempio o cospicui investimenti che il Big Oil, ovvero le grandi società del petrolio, e i Paesi come produttori di idrocarburi come l’Arabia Saudita nelle energie rinnovabili, non avranno un impatto significativo sull’ambiente a breve e medio termine e nemmeno sul portafoglio dei fondi. Ma non c’è dubbio che la decarbonizzazione del Pianeta e del sistema produttivo mondiale sia una partita cruciale a livello geopolitico, ancora di più dopo che Donald Trump ha, di fatto, cancellato anni di politica ambientalista con il decreto Eviromental Protect Agency (EPA) che è l’inizio dello smantellamento del Clean Power Plan, che investiva miliardi di dollari su incentivi per l’energia verde (eolico, solare, geotermico) e in ricerche sui cambiamenti climatici.

Per seguire il trend dei cambiamenti energetici ci possono essere due strade:

Cavalcare il tema della decarbonizzazione con fondi specializzati nel settore energia che seguono criteri precisi nella selezione dei titoli. L’ottica di investimento consigliata per questi fondi è di almeno 5 anni e consentono di investire secondo la logica dell’azionario globale ma con un occhio all’ambiente, al clima e ai grandi cambiamenti dell’energia mondiale.

Oppure puntare sui migliori fondi che investono a livello globale sui titoli dell’energia, includendo anche le rinnovabili.

  • Pictet – Clean Energy Classe R Eur è un azionario specializzato in energia con un portafoglio globale e rendel’8,75% da gennaio ad aprile 2017 (+4,74% a tre anni). Il fondo è gestito da Xavier Chollet e da Luciano Diana. L’obiettivo è acquistare azioni di società che contribuiscono o beneficiano della minore produzione e consumo di energie fossili. I settori più presenti in portafoglio sono: Tecnologia (40%) e Beni Industriali (21%). L’America è il primo mercato (52%), ma almeno due terzi del fondo sono investiti in titoli di altri Paesi.
    Pictet – Clean Energy Classe R Eur è un azionario specializzato in energia con un portafoglio globale e rendel’8,75% da gennaio ad aprile 2017 (+4,74% a tre anni). Fonte: Morningstar.
    Pictet – Clean Energy Classe R Eur è un azionario specializzato in energia con un portafoglio globale e rendel’8,75% da gennaio ad aprile 2017 (+4,74% a tre anni). Fonte: Morningstar.

     

  • Robecosam Smart Energy Fund-eur Classe B da gennaio ad aprile 2017 rende il 6,49% (+8,05% a tre anni). Il fondo è gestito da Thiemo Lang che investe su energie rinnovabili, gas naturale e sulla fornitura energetica decentrata oltre che sull’efficienza energetica. Tecnologia (54%) e beni industriali (22%) sono i primi settori in portafoglio, mentre Usa (55%) ed Europa euro (22,9%) sono i Paesi più pesanti in portafoglio.
    Robecosam Smart Energy Fund-eur Classe B da gennaio ad aprile 2017 rende il 6,49% (+8,05% a tre anni). Fonte: Morningstar.
    Robecosam Smart Energy Fund-eur Classe B da gennaio ad aprile 2017 rende il 6,49% (+8,05% a tre anni). Fonte: Morningstar.

     

  • Bgf New Energy Fund Eur Classe E2 è gestito da Poppy Allonby e da gennaio ad aprile 2017 rende il 6,02% (+7,17% a tre anni). E’ un azionario globale con una forte specializzazione su energie alternative e tecnologia. Industria (33%), utilities (25%) e materie prime (19%) sono i settori più rappresentati. Area euro (30%) e America (29%) sono i Paesi guida seguiti dall’Europa non euro (16%).
    Bgf New Energy Fund Eur Classe E2 è gestito da Poppy Allonby e da gennaio ad aprile 2017 rende il 6,02% (+7,17% a tre anni). Fonte: Morningstar.
    Bgf New Energy Fund Eur Classe E2 è gestito da Poppy Allonby e da gennaio ad aprile 2017 rende il 6,02% (+7,17% a tre anni). Fonte: Morningstar.

     

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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