È durato meno di un mese l’effetto Pokémon Go sui titoli della giapponese Nintendo. Il gioco è diventato mania globale da smartphone, e dal 6 luglio 2016 ha contagiato anche i più insospettabili nella corsa alla ricerca per le strade della propria città di Pikachu e compagni. Così in poco meno di tre settimane la società giapponese ha visto raddoppiare il suo valore grazie al videogioco che sfrutta la realtà aumentata, arrivando a oltre 40 miliardi di dollari di valore, molto di più della Sony. E Niantec, la factory che ha sviluppato la App, incassa oltre 7 milioni di dollari al giorno.
Nintendo è stata valutata 109 volte gli utili, più di 6 volte la media del Nikkei 225, l’indice rappresentativo della società a grande capitalizzazione giapponese. Ma la corsa del titolo è già finita. Tanto che Nintendo ha annunciato che non si aspetta da Pokemon Go un miglioramento dei profitti 2016 attesi a quota 35 miliardi di yen quest’anno, in linea con le proiezioni degli analisti che si aspettano circa 30 miliardi di yen di guadagni. La cifra è bassa rispetto alla capitalizzazione. Del resto, è dal 2009 che Nintendo non porta a casa abbastanza utili, più o meno da quando ha azzeccato gli ultimi due successi con Wii e DS.

Per chi investe il fenomeno Pokémon Go si è già sgonfiato e non è la prima volta che accade con un videogioco. Il parallelo immediato è con Farmville, il gioco creato da Zynga, società che è ormai una “penny stock” a Wall Street, ovvero un’azione da zero virgola d valore. In questo caso però, il fenomeno era durato più a lungo, almeno il tempo di far debuttare la società in Borsa nel 2011. Ma già nell’estate del 2012, le azioni Zynga erano considerate defunte. Eppure i gioco è rimasto lo stesso, migliorato in 3D e i fan sono ancora milioni in tutto il mondo. La stessa sorte è toccata a Candy Crush o Flappy bird, App che dopo una stagione di successi sono state presto dimenticate.
Il problema è la velocità con cui il segmento dei gaming da telefonia mobile si aggiorna, con App sempre più sofisticate e realistiche, tanto da far sembrare preistoria la fattoria degli animali a cui si accede ancora tramite computer e passando prima da Facebook. Questo non significa che il settore gaming debba essere evitato, secondo il consensus degli analisti di Bloomberg, è meglio puntare su società che utilizzano una piattaforma più universale, i cui prodotti siano in grado di dialogare con Pc, console e dispositivi mobili, un modello molto più resistente nel tempo.

Gaming per smartphone: il mercato vale 18,6 miliardi

Il valore del mercato è esponenziale. Secondo uno studio di Transparency Market Research (TMR), il mercato dei contenuti per smartphone, di cui i giochi sono una componente, può valere circa 18,6 miliardi di dollari entro il 2017 con una crescita del 20% circa rispetto alla misurazione del 2011. Non c’è dubbio poi che questi giochi creino un indotto anche per l’economia reale. In America, per esempio, con un dollaro e diciassette cents, i ristoranti pagano per avere nelle loro vicinanze un PokéStop, che nel mondo reale sono dei punti di interesse di Google Maps come monumenti, installazioni artistiche, edifici importanti e così via, mentre nel gioco sono luoghi magici dove ricevere una preziosa serie di oggetti indispensabili per catturare i mostriciattoli. Diventare un PokéStop nel mondo reale permette una maggiore affluenza di clienti veri che vogliono bere o mangiare anche nelle ore del giorno. Per questo sono già allo studio intese commerciali con colossi come Mc Donald’s. Ma non solo. Su Craiglist.com, il sito con cui gli americani si scambiano qualsiasi cosa in perfetto stile sharing economy, autisti si offrono per scarrozzare al costo di 30 euro all’ora i giocatori in giro per la città e su Ebay già si vendono a caro prezzo account di utenti con livelli molto alto e tanti Pokémon rari catturati.

Secondo un report di Needham & Analisi, c’è anche Apple tra i beneficiari del fenomeno Pokémon. La società di Cupertino potrebbe fatturare nel prossimo biennio 3 miliardi di dollari grazie al gioco. Come? Apple incassa il 30% su ogni transazione in Applestore e a differenza del concorrente Google non deve rientrare degli investimenti per il suo sviluppo. Per spiegare l’orizzonte temporale così a breve termine, secondo il report, Pokémon Go, che è già più popolare di Candy Crush, potrebbe raggiungere un tasso di penetrazione del 20% nei Paesi in cui è disponibile. Quindi, il livello di saturazione è prossimo. Anche perché il gioco ha un difetto imperdonabile di questi tempi: non è social. Infatti è un gioco single-player, autoreferenziale, non c’è sufficiente interconnessione con gli altri giocatori: non si può chattare ma neppure sfruttare le condivisioni o gli inviti attraverso i social che hanno segnato, per esempio, il boom di Farmville. Non è social, ma Pokémon Go sembra rappresentare un’opportunità di divulgazione culturale. A pensarci è stato il Comune di Mosca, che sta lanciando una sua versione del gioco. A partire dalla fine di agosto, invece di catturare Pokémon, nella capitale russa sarà possibile dare la caccia con i propri telefoni a immagini virtuali di personaggi della storia e della cultura, come lo zar Pietro il Grande o il poeta Aleksandr Pushkin. E, magari, farsi un selfie celebrativo.

Note

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