Rupert Murdoch, 84 anni, amministratore delegato dal 1979 e presidente dal 1991 ha passato la mano ai figli. E i tempi delle consegne dell’impero mediatico sono più brevi del previsto: due settimane appena. A partire dal primo luglio James Murdoch prende la guida della 21st Century Fox come amministratore delegato, mentre Lachlan diventa co-vice presidente esecutivo. Lo “squalo”, soprannome con cui Murdoch è noto, infatti, non molla del tutto. Mantiene un ruolo come vice presidente a fianco di Lachlan. Ma non lascia i figli da soli: Case Carey, il chief operating officer, è stato nominato vice presidente esecutivo, ruolo che ma solo fino a giugno 2016.

Per l’impero della famiglia Murdoch si tratta, comunque, di una vera rivoluzione che era ufficialmente iniziata nel 2014, con la promozione dei due figli a salvaguardia della dinastia, e segna il ritorno di James alle massime cariche. E, di fatto, si tratta di una riabilitazione sia di Lachlan che dopo aver lasciato l’azienda di famiglia nel 2005 in seguito a problemi con il management, sia di James che torna alle massime cariche dopo lo scandalo delle intercettazioni in Gran Bretagna che si era tradotto nella chiusura di News of the World. Quello scandalo aveva fatto traballare seriamente l’impero Murdoch. Ma Rupert, con una serie di colpi a sorpresa, è riuscito a ritiralo su. Come? Prima ha separato l’azienda in due, con News Corp a cui fanno capo il Wall Street Journal e il New York Post, e 21st Century Fox che include le attività televisive e cinematografiche ed ora con la successione ai figli. Non tutti però. Fuori dall’eredità resta Elizabeth, l’altra figlia di Murdoch, che ha lasciato la società nel 2000, creandosi una vita parallela e distaccata dalla famiglia pur avendo venduto all’azienda di famiglia nel 2011 per 670 milioni di dollari Shine, la sua società di produzione televisiva.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

L’operazione di successione di Murdoch secondo gli analisti di Barclays, che hanno pubblicato un report su tutto il settore media in Europa, rilancia i piani di fusione dell’azienda nel Vecchio Continente e in Italia in particolare dove Sky e Mediaset parlano da tempo di una alleanza per le pay-tv. Barclays ha confermato la sua visione positiva sui media europei, e gli analisti ritengono che Murdoch potrebbe dare il via a una serie di operazioni nel settore: Al Jazeera, per esempio, potrebbe entrare in Italia con un canale di sport puro, come già fatto in Francia. E su Sky, sempre secondo il report, avrebbe messo gli occhi anche la francese Vivendi, mentre Comcast sarebbe pronta a fare shopping in Europa. Secondo Digital Research c’è la tv satellitare in Europa che continuerà a garantire i margini più elevati ma i ricavi saranno erosi dalle altre infrastrutture: tra il 2014 e il 2020 la pay tv via satellite, secondo lo studio, registrerà una flessione dei ricavi dell’8,6% e del 6,1% dei clienti. Nello stesso periodo la pay tv sul digitale terrestre crescerà del 23% in termini di clienti.

Cavalcare questo periodo di trasformazione come tema di investimento è possibile grazie ai fondi specializzati che vanno a caccia di titoli media e telecomunicazioni. Guardando nei portafogli dei prodotti azionari (Categorie Morningstar: Comunicazioni e Beni e Servizi di consumo) questi sono i fondi che più di tutti scommettono su questo tema:

  • Invesco Funds – Invesco Global Leisure Fund A che ha il 10% del portafoglio investito in pay tv e il 9% in media e a tre anni rende il 26,8%.
  • Parvest Equity World Consumer Durables Classe N che a tre a anni rende il 21,9% e ha il 13% del portafoglio investito in media, di cui il 3,5% in pay tv.
  • NN (L) Telecom Classe X Eur, ex ING, che ha il 13,5% del portafoglio investito in pay tv e a tre anni rende il 19,3%.
  • Morgan Stanley Investment Funds Global Brands A (EUR) che ha il 10% del portafoglio investito in media, ma non in modo specifico sulle pay tv, e rende il 15,95% a tre anni.
  • Fidelity Funds – Global Telecommunications Fund A-EUR che a tre anni rende il 14,6% e ha il 4% del portafoglio investito in pay tv.

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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