Quando nel 2012 Jeff Bezos acquistò la fabbrica di robot Kiva spendendo 775 milioni di dollari in un colpo solo, in molti pensarono che il fondatore di Amazon avesse le idee ben chiare su dove andava il futuro della logistica. E in molti pensarono che la sua scelta avrebbe condizionato in modo negativo il mercato del lavoro. Quattro anni dopo Amazon impiega 30 mila robot nei suoi magazzini, ma il numero dei dipendenti ha continuato a crescere, segno che l’ingresso dei robot ha provocato una sorta di effetto contrario. Secondo i calcoli di Deutsche Bank, con l’introduzione dei robot, Amazon ha ridotto i costi operativi del 20% circa e se riuscisse a compiere questo ulteriore passo potrebbe risparmiare circa 2,5 miliardi di dollari. Del resto, Amazon è stata la prima azienda a raccogliere la sfida di mettere sui propri scaffali una quantità infinita di merci pronte per la consegna a domicilio. Ora che l’e-commerce è ormai una parte sempre più integrante e crescente del commercio al dettaglio, la concorrenza è spietata, anche in ambito tecnologico e di automazione. Ma è solo Amazon ad aver applicato un modello di organizzazione che si basa sulla robotica su larga scala. I più grandi rivenditori del mondo come, per esempio, Wal-Mart Stores e Macy usano ancora dei sistemi robotizzati diffusi. Ma Bezos non può dormire sonni tranquilli. Ha cominciato la corsa all’automazione, aprendo il mercato a una serie di potenziali concorrenti della sua Kiva, tra cui molte start up fondate proprio da ex ingegneri della sua azienda.

 

Automazione: la guerra dei droni è appena cominciata

Per la nuova generazione di produttori di robot, il mercato potenziale è enorme. Aziende di logistica che gestiscono i propri magazzini hanno iniziato la progettazione di automi mentre ambiziosi ingegneri hanno deciso di fare concorrenza a Bezos, che deve anche affrontare la sempre più agguerrita concorrenza cinese.
La ragione? In Cina, il sogno di Amazon di utilizzare i droni per consegnare la merce è già realtà, mentre Bezos sta ancora combattendo con il Governo americano per rivedere la normativa che vieta di consegnare plichi ai privati utilizzando i droni. Il concorrente cinese, JD.com, società di Pechino nata nel 1998 e specializzata in B2C, seconda dopo il gigante Alibaba, ha già fatto decollare i suoi droni di colore rosso, persino verso le aree rurali isolate della Cina. In America, invece, usare i droni per le consegne retail è ancora un reato, anche se in alcuni casi specifici è stato depenalizzato. Sotto pressione delle aziende, Amazon in testa, nel 2014 la Federal aviation administration (Faa) ha vietato l’utilizzo e ha rilasciato autorizzazioni per alcuni usi commerciali dei droni, ha concesso migliaia di revoche al divieto ma, di fatto, molte aziende rischiano sanzioni operando senza permesso.
Questa è la battaglia che Bezos sta combattendo sull’automazione. Con il servizio Prime Air l’azienda di Seattle potrebbe consegnare entro 30 minuti gli acquisti effettuati sul web. Il divieto di Faa ha colpito e affondato anche il progetto Wing di Google: i suoi droni avrebbero dovuto decollare nel 2017. Amazon e Google, però non si sono fermate e stanno sperimentando il servizio rispettivamente in Canada, Gran Bretagna, Olanda e Australia. Il decollo dei droni però sembra ancora lontano. Al senato americano c’è un disegno di legge depositato che punta a fare rivedere il regolamento per la consegna con i droni entro il 2018, ma la Faa non ha ancora fissato un calendario e non ha nessuna fretta di farlo.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Il rapporto “The future of jobs” presentato al World Economic Forum (Wef) di Davos 2016 evidenzia che entro il 2020 il valore complessivo del mercato dei robot raggiungerà  i151,7 miliardi di dollari nel mondo contro i 28,3 miliardi del 2015. Non solo. Entro il 2025, i robot faranno crescere la produttività tra il 10 e il 30% e ridurranno il costo del lavoro di circa il 16%. Amazon e le aziende che stanno refforzando magazzino e logistica hanno aperto il mercato. Il report World Robotics 2011 industrial robots, pubblicato dall’International Federation of Robotics, indica che il 25% di tutti i “compiti automatizzabili” sarà già stato effettivamente affidato all’automazione, specie in Paesi come la Corea del Sud, la Cina, gli Stati Uniti, la Germania entro il 2025. La densità robotica è ancora molto bassa: per esempio, la Cina ha 30 robot industriali ogni 10.000 dipendenti nelle fabbriche. I margini di crescita sono importanti anche in Germania, Giappone e Stati Uniti e le società quotate collegate al settore della robotica mostrano prospettive di utili superiori alla media, perchè il trend è ormai parte della nostra vita quotidiana.
Per investire sul tema esistono fondi specializzati che investono nelle nuove tecnologie.

Ecco i migliori fondi azionari tecnologia da inizio anno che puntano in particolare sulla robotica:

  • Fidelity Global Technology Fund Classe E (acc) che da gennaio rende il 5,86% ed è gestito da HyunHo Sohne che ha come primo mercato gli Stati Uniti (72% del portafoglio) investendo il 91% del portafoglio in titoli della tecnologia.

    idelity Global Technology Fund Classe E (acc) rende
    Fidelity Global Technology Fund Classe E (acc) rende il 5,86% da gennaio 2016. Fonte: Morningstar.
  • Threadneedle (Lux) Global Technology AU è gestito da Paul Wick e rende da gennaio  il 5,34% e investe in tecnologia al 95% e ha come primo mercato gli Stati Uniti (91%).

    Threadneedle (Lux) Global Technology AU rende il
    Threadneedle (Lux) Global Technology AU rende il 5,34% da gennaio 2016. Fonte: Morningstar.
  • Pictet – Robotics HI EUR Acc è l’unico fondo specializzato solo in robotica. Non ha ancora un anno di vita e da gennaio rende il 4,16%. È gestito da Karen Kharmandarian e Peter Lingen e investe quasi il 50% del portafoglio in America.
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    Pictet – Robotics HI EUR Acc rende il 4,16% da inizio anno. Fonte: Morningstar.

     

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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