Da una parte ci sono le riforme fiscali ed economiche di Trump, dall’altra la Brexit. In tutti e due i casi c’è un impatto diretto sul sistema bancario e sulla finanza in generale. Il settore finanziario è tornato da mesi sotto i riflettori a tal punto che, secondo l’analisi di Bloomberg è appena cominciata una corsa, che assomiglia a una gara di fondo, che vede a Washington, il presidente Donald Trump impegnato a cambiare i regolamenti finanziari approvati dopo la crisi del 2008, e a Londra, il Primo Ministro Theresa May, che messa di fronte a un possibile esodo di banchieri post Brexit sta accarezzando l’idea di tagli fiscali per attirare investitori e società.

Alla corsa prende parte anche l’Unione europea che potrebbe prendere in considerazione regole meno restrittive per stimolare le imprese di Londra a emigrare nell’Unione. La prova? A Bruxelles, i regolatori europei stanno pensando di rendere più morbidi gli standard bancari internazionali. Le ultime regole di Basilea dovevano essere completate all’inizio del 2017, ma sono stand by, mentre i politici ei regolatori europei aspettano di vedere cosa fa Trump.

Maggio è un mese chiave per capire quale direzione prenderanno i regolatori. Londra ha invitato i responsabili politici a prendere in considerazione l’utilizzo di Brexit per ottenere un “quadro normativo di mercato”. I paesi dell’UE, che competono per attrarre la finanza in uscita dalla City, chiedono che i regolamenti fungano anche da incentivi. Tanto che l’Irlanda si è già lamentata con la Commissione europea, del fatto che altri Paesi stiano offrendo regole più libere nell’ambito di una “concorrenza pericolosa” per le imprese.

Al di là di agevolazioni e incentivi, c’è da fare i conti con il modello di banca che Trump ha in testa, e tutto porta nella direzione della scomparsa dei giganti bancari di Wall Street. L’obiettivo di Trump è ridurre le dimensioni riprendendo la legge Glass-Steagall, varata nel 1993, che imponeva la separazione tra le attività retail e quelle dell‘investment banking. Trump vuole una nuova versione della legge Glass-Steagall aggiornata all’era del fintech ma che non cambi la sostanza iniziale della norma che vede l’attività rivolta alla clientela di massa separata da tutto il resto.

IDEE DI INVESTIMENTO

Lo scenario per le banche sta, quindi, drasticamente cambiando. E la lezione di Lehman Brothers prima e della crisi del debiti europeo dopo, che ha portato a una più rigorosa regolamentazione e un maggiore coordinamento tra Stati, sembra passata in secondo piano. Intanto in Borsa le azioni delle banche americane dopo le elezioni presidenziali hanno avuto un rally del 20%, a cui è seguita una frenata e ora secondo il consensus degli analisti restano volatili e allo stesso tempo sono un’occasione di acquisto. Se in America è Trump il motore del settore, in Europa sono le elezioni presidenziali francesi, con i sondaggi ancora favorevoli al riformatore centrista, Emmanuel Macron, che hanno spinto il comparto delle banche del Vecchio Continente. Per questo gli analisti di Kepler Cheuvreux e di Deutche Bank hanno consigliato di aumentare il peso delle banche europee in portafoglio. Non c’è dubbio poi che a dare una spinta al settore finanza ci sia anche la trasformazione che il fintech ha portato in banca.

Per cavalcare il cambiamento delle regole del sistema bancario c’è la possibilità di diversificare il portafoglio su un fondo specializzato (Categoria Morningstar: Azionari Servizi Finanziari). Ecco i migliori per rendimento a un anno:

  • Bgf World Financials Fund Usd Classe E2 da maggio 2016 a maggio 2017 rende il 36,5% (+7,93% da gennaio 2017). Il comparto è gestito da Vasco Moreno che investe a livello mondiale almeno il 70% del patrimonio in azioni di società operanti prevalentemente nel settore dei servizi finanziari. Il 42% del portafoglio è in America, mentre l’Europa pesa il 31%.
    Bgf World Financials Fund Usd Classe E2 da maggio 2016 a maggio 2017 rende il 36,5% (+7,93% da gennaio 2017). Fonte: Morningstar.
    Bgf World Financials Fund Usd Classe E2 da maggio 2016 a maggio 2017 rende il 36,5% (+7,93% da gennaio 2017). Fonte: Morningstar.

     

  • Parvest Equity World Finance Classic-Capitalisation (EUR) da maggio 2016 a maggio 2017 rende il 29,94% (+3,16% da gennaio 2017). Il comparto è gestito da Geoffry Dailey che investe il 53% del portafoglio in America e il 12% in Europa occidentale come primi mercati.
    Parvest Equity World Finance Classic-Capitalisation (EUR) da maggio 2016 a maggio 2017 rende il 29,94% (+3,16% da gennaio 2017). Fonte: Morningstar.
    Parvest Equity World Finance Classic-Capitalisation (EUR) da maggio 2016 a maggio 2017 rende il 29,94% (+3,16% da gennaio 2017). Fonte: Morningstar.

     

  • NN (L) Banking & Insurance Classe X da maggio 2016 a maggio 2017 rende il 27,5% (+2,43% da gennaio 2017). Il comparto è gestito da Pieter Schop che investe in tutta la filiera finanziaria: banche, credito al consumo, investment banking, gestioni patrimoniali e assicurazioni. Il 47% del portafoglio è investito in America, il 12% in Europa occidentale come primi mercati.
    NN (L) Banking & Insurance Classe X da maggio 2016 a maggio 2017 rende il 27,5% (+2,43% da gennaio 2017). Fonte: Morningstar.
    NN (L) Banking & Insurance Classe X da maggio 2016 a maggio 2017 rende il 27,5% (+2,43% da gennaio 2017). Fonte: Morningstar.

     

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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