Da una parte c’è Donald Trump che firma ordini esecutivi in rapida successione per tracciare il percorso che lo condurrà, a breve, oltre la tappa dei primi 100 giorni alla Casa Bianca. E adesso punta dritto a Wall Street, con cambiamenti alla riforma delle banche targata Barack Obama, con un occhio alle nomine di governo della Banca centrale americana (FED). Dall’altra c’è Janet Yellen, governatore della FED che tira dritta per la sua strada e punta a tre rialzi dei tassi americani entro a fine del 2017.

E non importa se direttore generale del Fondo monetario internazionale (FMI), Christine Lagarde,abbia ammonito Yellen di non accelerare troppo sui rialzi perché sarebbe rischioso.
In gioco questa volta c’è il sistema delle regole che governano la finanza cu sui Trump ha ribadito più volte vuole incidere profondamente. In che modo? Eliminando tutte le regole dannose, secondo l’opinione del presidente americano. Per La FED si tratta di una mossa pericolosa e di una seria minaccia per la stabilità finanziaria e per la crescita dell’economia americana.

Il piano del presidente è semplice: deregulation unita a una riforma del fisco che ha come obiettivo il più grande taglio delle tasse di sempre. Cosa significa? Per esempio, niente più pressioni sulle aziende che hanno intenzionate di spostarsi all’estero per pagare meno tasse, quantomeno sul piano fiscale, esattamente il contrario di quanto aveva fatto Barack Obama.

La riforma fiscale di Trump può costare il 2,9% del Pil americano

L’obiettivo di Trump non è, però, far scappare le aziende americane, anzi. Trump vuole snellire le procedure e ridurre le spese e le tasse per le società in modo da dissuaderle da cercare sedi meno costose dal punto di vista fiscale e tornare negli Usa. Cosa potrebbe accadere? Trump potrebbe metter mano alla legge pensata per evitare che le banche diventassero “too big to fail”, troppo grandi per fallire, con il rischio di dover ricorrere a interventi pubblici.

Ma non solo. Su piatto c’è anche il processo per la liquidazione di aziende a rischio che al momento fa capo al governo federale, così come quello che giudica il livello di minaccia per il sistema finanziario delle aziende in difficoltà. Per la FED si tratta di mosse rischiose perché la forza del sistema finanziario è fondamentale per permettere all’economia di continuare a crescere. Trump va dritto per la sua strada e fa pressione sul Congresso per un via libera alla riforma sanitaria entro il 29 aprile 2017, mentre il mondo aspetta cosa può fare all’economia.

Il primo tassello è la riforma fiscale. Ecco quali sono i punti chiave per Trump:

  • Una consistente riduzione dell’aliquota marginale più elevata sui redditi delle persone fisiche dal 39,6% al 25%. Ma soprattutto una riduzione da 7 a 3 degli scaglioni di reddito (10%, 25%, 35%). Sgravi a famiglie con spese che assistono figli e familiari, eliminazione delle agevolazioni mirate per i più ricchi, abolizione della Alternative Minimum Tax per i più ricchi, abolizione della tassa di successione.
  • Il taglio dell’aliquota sul reddito delle imprese dal 35% al 15%. Una Tantum sui guadagni all’estero, abolizione delle agevolazioni per gli interessi speciali.
  • La semplificazione del codice fiscale con la riduzione delle tipologie di detrazioni e deduzioni.

La conseguenza è una riduzione del gettito fiscale del 2,9% del Prodotto Interno lordo (PIL) nell’arco di quattro anni.

IDEE DI INVESTIMENTO

La battaglia sulle stime di crescita economica americana, come effetto del taglio di tasse, e la risalita dei tassi di interesse Usa sono due fattori che i gestori guardano con attenzione. Per Christopher Molumphy, Chief investment officer Franklin Templeton fixed income group, la strada presa dalla FED non deve fare paura soprattutto agli investitori obbligazionari e in particolare a quelli che puntano sulle obbligazioni corporate che, secondo Molumphy, continuano a essere la scelta migliore in questa fase di mercato. E la corporate America, se la riforma fiscale andasse in porto, sarebbe la prima a beneficiarne, ma in generale secondo le analisi di Pictet e Amundi la strategia sui mercati obbligazionari per cercare rendimento passa dai corporate bond e dal debito locale dei paesi emergenti.

Per puntare sulle obbligazioni societarie  meglio stare sui un fondo obbligazionario specializzato denominato in euro. Ecco i migliori fondi obbligazionari corporate area euro (Categoria Morningstar: Obbligazionari Corporate Euro) per rendimento a tre anni.

 

Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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