C’è una variabile che Mario Draghi teme più di qualsiasi tempesta sui mercati. E quella variabile si chiama deflazione, ovvero la discesa generalizzata dei prezzi, fenomeno opposto all’inflazione tanto invocata dai banchieri centrali dell’area euro per spingere la ripresa. I timori che Draghi aveva espresso un mese fa e aveva messo nero su bianco sul Bollettino della Banca centrale europea (Bce) adesso sono reali: l’Europa e l’Italia a febbraio sono di nuovo in deflazione. Non succedeva da nove mesi.

Si allontana così l’obiettivo della Bce di portare i prezzi vicini al +2% e, soprattutto, una ripresa globale vacillante e prospettive dei prezzi a medio termine mai così basse – l’indicatore d’inflazione a cinque anni osservato dalla Bce è ai minimi di sempre sotto 1,40% – sono un peso troppo grande anche per le spalle larghe di Draghi. Adesso gli occhi degli economisti sono puntati sulla riunione della Bce prevista il 10 marzo. L’attesa era di un rilancio del Quantitative easing per stimolare la ripresa, ma tutto rema contro, tra il prezzo del petrolio che continua a viaggiare intorno ai 30 dollari e l’euro che si rafforza contro dollaro.

Draghi, che a dicembre ha deluso i mercati limitandosi a estendere il Qe fino a marzo 2017 e allargare la platea di titoli pubblici acquistabili ai bond degli enti locali, ha detto: “Non ci arrenderemo a un’inflazione così bassa”. Ha solo 10 giorni per mettere mano a una manovra che riesca a indebolire l’euro e allo stesso tempo non inneschi uno scontro furioso con i falchi nel consiglio direttivo. Se Draghi non troverà una soluzione, un po’ come fece nell’estate del 2012, saranno dolori.

Ecco in dettaglio gli obiettivi macroeconomici che Mario Draghi dovrebbe perseguire per stimolare la ripresa secondo il consensus degli economisti:

  • Un euro più debole: secondo i calcoli della Banca centrale europea una zona di relativa sicurezza e riportare l’euro intorno a quota 1,05 dollari sugli attuali 1,10.
  • Per gli investitori, è praticamente scontato un nuovo taglio del tasso sui depositi che andrebbe ancora più in negativo: dall’attuale -0,30% fino al -0,50%. Ma c’è un ostacolo: i tassi negativi intaccano gli utili delle banche riducendo i margini sugli interessi, la Bce potrebbe trovare una soluzione di compromesso.
  • Il taglio dei tassi sui depositi è propedeutico al rilancio del Qe, che procede a 60 miliardi al mese, perché la Bce può acquistare solo titoli che rendono almeno quanto il tasso sui depositi e questi, specie se tedeschi, si stanno rarefacendo sempre più proprio per la politica espansiva della Bce.
  • La Bce se amplia il Qe rischia di non trovare titoli da acquistare. Una soluzione potrebbe essere rinunciare al cosidetto “capital key”, ovvero la quota proporzionale degli acquisti di bond di ciascun Paese per esempio ampliando ulteriormente la platea dei titoli comprabili. Una soluzione potrebbe essere aprire ai corporate bond delle aziende, ma anche qui ci sono limiti di liquidità.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Il dato sull’ingresso dell’Europa in deflazione ha fatto tirare il fiato alle Borse del Vecchio Continente provate da due mesi di forti vendite. Secondo quanto riporta Bloomberg, con questa inflazione le attese di un’azione aggressiva della Bce a marzo aumentano notevolmente. Questo significa nuove iniezioni di liquidità per i mercati e un sostegno alle Borse area euro. Una buona opportunità è puntare su fondi azionari area euro che investono in società a grande capitalizzazione.
Ecco i migliori tre per performance da inizio anno (Cateogoria Morningstar: Azionari area euro large cap) che hanno domato la volatilità meglio degli altri:

  • Candriam Quant Equities EMU N Acc EUR da gennaio rende il 2,1% (-7,59% a tre anni) La gestione del Fondo si basa sui risultati di una serie di modelli quantitativi specifici del settore progettati e testati da Candriam. Ciascuno dei modelli seleziona i titoli più attraenti all’interno del suo settore.
  • Fonditalia Euro Equity Defensive Class R che da gennaio perde il 4,19% (+7,05% a tre anni) investe prevalentemente in energia, salute e utilities.
  • UBS (Lux) Equity SICAV – Euro Countries Income (EUR) Q acc che perde il 5,73% da gennaio. Il fondo è partito ad agosto del 2015 e ha come obiettivo conseguire un rendimento superiore a quello del mercato azionario dell’eurozona.

 

Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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