Si chiama Made in China 2025 e ha ormai due anni di vita il piano lanciato nell’aprile del 2015 con cui la Cina di Xi Jinping intende robotizzare l’industria del Paese nei prossimi cinque anni. Pechino vuole concentrarsi sull’automazione di settori chiave dell’economia, tra cui produzione automobilistica, elettronica, elettrodomestici, logistica e produzione alimentare. Allo stesso tempo, il governo vuole aumentare la quota di robot prodotti in Cina che devono arrivare a oltre il 50% del volume totale delle vendite entro il 2020 (contro il 31% del 2016).

L’obiettivo del Governo cinese è traghettare il settore manifatturiero da una produzione di quantità a una di qualità. Il piano per l’innovazione del settore manifatturiero era stato annunciato già a marzo, durante i lavori della sessione annuale dell’Assemblea Nazionale del Popolo, il parlamento cinese, ed è il primo piano d’azione di durata decennale progettato per trasformare il Paese da gigante manifatturiero a potenza mondiale manufatturiera ad alta tecnologia.

Nei prossimi tre anni, la provincia sud-orientale del Guangdong, una delle più importanti basi manifatturiere del Paese, investirà 943 miliardi di yuan (poco più di 140 miliardi di euro) per il passaggio all’uso di robot nelle fabbriche, in un’operazione che riguarderà tutti i principali settori, dall’automobilistico al tessile, fino all’elettronica e a quello delle costruzioni. Tra le innovazioni del settore manifatturiero sotto il piano “Made in China 2025”, ci saranno anche lo sviluppo delle tecnologie di internet e di cloud computing.

E siamo solo all’inizio. Il Made in China 2025 è solo il primo passo: è già previsto il lancio di altri due piani con lo stesso obiettivo e scadenza 2049, per festeggiare il centenario della nascita della Repubblica Popolare Cinese. L’integrazione tra tecnologia e industria, il rafforzamento della base industriale, il rafforzamento dei brand cinesi, la ristrutturazione del settore manifatturiero e la sostenibilità ambientale delle produzioni, l’internazionalizzazione delle imprese e una maggiore compenetrazione tra il mondo dell’impresa e quello dei servizi sono solo alcuni dei punti chiave della macchina messa in moto da Pechino.

Ma cosa è successo davvero negli ultimi due anni in Cina? I produttori di robot e le aziende che automatizzano hanno potuto beneficiare di sovvenzioni, prestiti a basso interesse, deroghe fiscali e terreni senza affitto. E hanno cominciato a credere di poter dominare la scena del futuro della robotica. Qualche esempio? L’avvio di E-Deodar, un droide che sembra umano e tra i compiti ha anche quello di servire il caffè ai dipendenti che stanno costruendo bots industriali che costano 15 mila dollari, meno di un terzo rispetto a quelli delle marche straniere e vengono utilizzati per automatizzare linee di montaggio. Un altro esempio è il robot ragno prodotto dalla JD com, che ha come funzione quella di recuperare oggetti dai nastri trasportatori con una velocità di 3.600 oggetti all’ora.

IDEE DI INVESTIMENTO

La Cina sta abbracciando la robotica con la stessa intensità con cui è entrata nei settori delle ferrovie ad alta velocità e nell’energia rinnovabile. I pianificatori economici di Pechino lo considerano come una pietra miliare per un obiettivo strategico più ampio: dominare i mercati emergenti per l’intelligenza artificiale, i veicoli senza conducente e gli elettrodomestici e le case digitali connesse. I concorrenti sono il Giappone, la Corea del Sud, la Germania e gli Stati Uniti. Tuttavia, la Cina ha tre grandi vantaggi: la scala, la grande forza lavoro e la liquidità. La Cina è ancora in ritardo rispetto alle nazioni rivali quando nell’adozione dei robot a livello industriale. Lo dicono i numeri: in Cina c’erano solo 49 robot per 10.000 lavoratori nel 2015, contro i 176 in America, i 301 della Germania e i 531 della Corea del Sud, leader mondiale di settore. La spinta alla produttività cinese è da stimolo dei concorrenti globali, soprattutto sulla logistica.

Per investire sull’auto robot una scelta è investire nei migliori fondi azionari specializzati in tecnologia. Sul mercato italiano esiste poi un unico fondo azionario specializzato in robotica che ha un rendimento del 16,21% da gennaio a maggio 2017.

 

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Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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