Il lancio ufficiale è previsto dal 28 settembre negli Stati Uniti, ma già da fine agosto in Corea del Sud è possibile usare il servizio di pagamento mobile Samsung Pay. In Europa il servizio dovrebbe arrivare già entro la fine dell’anno prima nel Regno Unito e poi Spagna, mentre non ci sono ancor date per l’Italia anche se si parla della primavera del 2016. Il lancio del Pos coreano capace di gestire transazioni contact less via Near Field Communication (Nfc) – che va oltre il sistema con la Sim offerto dagli operatori mobili – arriva a un anno esatto di distanza da quello annunciato del concorrente diretto Apple pay che è partito ufficialmente ad ottobre 2014 in America ed è arrivato in Inghilterra a luglio 2015 con una strategia onmichannel. In pratica Apple ha l’obiettivo di integrare i canali fisici (punti di vendita, show room, e così via) e canali digitali (e-commerce, mobile promotion, e così via) con programmi di ricompense a fedeltà legati al brand della retailer.

La strada dei premi fedeltà legati al brand è già stata percorsa anche dall’altro concorrente agguerrito del settore che potrebbe arrivare in Europa nel 2016. Si tratta di Google che con Android Pay consente agli utenti mobili di Windows di fare pagamenti tap-to-pay, eliminando la necessità di inserire una password o un PIN. La battaglia di Samsung contro le rivali Apple e Google, si gioca tutta sulla funzionalità e la semplicità dell’utilizzo: sullo smartphone appare la carta (o le carte) di credito o debito a cui è associato il servizio Pay con una App e con l’impronta digitale o il Pin si accede al sistema e autorizza la transazione con la protezione della tecnologia Samsung Knox.

Del resto il mercato c’è per tutti. Secondo i dati di Idc Financial Insight il mercato del mobile payment, quello dei pagamenti effettuati tramite dispositivi mobili supererà i 1.000 miliardi di dollari entro il 2017, includendo l’acquisto di beni fisici e digitali e i trasferimenti diretti di fondi. Ma non solo. Secondo i calcoli del World Payments Report pubblicato da Capgemini e Royal Bank of Scotland (RBS) gli acquisti fatti online usando strumenti di pagamento alternativi alle carte di credito aumenteranno al 59% del totale entro il 2017, dal 43% del 2012, mentre gli e-wallet, portafogli elettronici, catalizzeranno il 41% dei pagamenti globali.

E con questa evoluzione dei sistemi di pagamento devono fare i conti le banche del futuro. Secondo uno studio della divisione Global financial services market intelligence di Capgemini, gli istituti finanziari dovranno adattarsi ad un mondo sempre più interconnesso, social per usare un termine di moda, creando network integrati di servizi e informazioni, in cui i clienti possano interagire con la propria banca in modo sempre più efficace. E l’ipotesi che il comparto tecnologico, che con l’innovazione e il mondo social hanno a che fare ormai da anni, pensino di diversificare le proprie attività, allungando le mani sul settore finanziario e bancario non è fantascienza. Google, Apple o Samsung non pensano di sostituirsi alle banche ma non c’è dubbio che le collaborazioni saranno molto più strette.

Del resto, i tentativi di contaminazione tra tecnologia e finanza ci sono già: la società cinese di e-commerce Alibaba ha lanciato la sua banca e Facebook non nasconde il desiderio di entrare nel mondo finanziario proprio attraverso l’e-payment con l’applicazione Messenger, che in futuro potrà essere usata per inviare denaro agli amici.
È della partita anche Yahoo! che ha introdotto SecureNet Mobile Payments nella sua galleria di app Commerce Central: oltre 21 milioni di piccole aziende hanno ora accesso ai servizi di SecureNet via Yahoo. Vodafone ha acquisito una licenza per servizi di e-money in modo da potere operare nel settore dei servizi finanziari europei, e poi c’è Ebay che ha ha deciso lo spin- off di Pay Pal proprio per concentrare meglio risorse sullo sviluppo dei pagamenti.

Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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