Partiamo da una prima considerazione: Twitter non ha mai riportato nella sua storia alcun profitto a bilancio a fronte di un fatturato 2015 stimato intorno ai 700 milioni di dollari. Seconda considerazione: quando si è quotato a Wall Street, il 7 novembre del 2013, il titolo valeva 45 dollari, adesso è arrivato al suo punto di minimo a 18,6 dollari per azione – solo nel 2015 il titolo ha perso il 35% del suo valore – ormai stabilmente sotti la soglia dei 20 dollari, che era considerata una barriera psicologica. E se due indizi fanno una prova, significa che il microblogging dell’uccellino nato nel 2006 a San Francisco non ha ancora trovato la strada giusta per fare i soldi veri.

Non deve stupire, quindi, se il fondatore Jack Dorsey, che ha preso il posto di Dick Costolo, e lo scorso novembre ha portato in Borsa la sua seconda creatura digitale Square, società di servizi finanziari e di pagamento attraverso dispositivi mobili, sta cercando una nova strategia per Twitter.
La prima ipotesi messa sul tappeto è di consentire cinguettii più lunghi: da 140 fino a 10.000 caratteri. Ma questa mossa non è piaciuta al mercato e agli utenti. La ragione? Sembra che Twitter voglia scimmiottare Facebook.
Dorsey sta lavorando per migliorare la piattaforma, rendendo più facile il suo utilizzo, perché non tutti hanno il dono della sintesi quando scrivono. Ma il popolo Twitter ha dato vita a una rivolta, criticando l’iniziativa che rischia di far perdere l’originalità del servizio. Così Dorsey ha fatto in parte marcia indietro assicurando che la maggioranza dei tweet sarà sempre di 140 caratteri.

A pochi giorni dall’idea di allungare i tweet è arrivata quella di integrare Periscope. A un anno dall’acquisto dell’applicazione per trasmettere filmati live in streaming dal telefonino, Twitter ha deciso di integrarla in modo completo. Adesso per vedere i contenuti di Periscope si potrà restare sul microblogging senza dover cliccare su un link e aprire l’app di Periscope.
Chissà se basterà che per aumentare il numero degli iscritti alla piattaforma, inchiodato ormai da più di un anno a quota 300 milioni. Questa l’altra necessità di Dorsey, oltre al raggiungimento del primo bilancio in utile. Tanto che lo scorso anno ha organizzato la prima campagna pubblicitaria televisiva di Twitter: una serie di spot trasmessi durante le finali della World Series della Major League. Per ora i frutti non si vedono, ma la mancanza di nuovi utenti ha portato già alla prima decisione drastica: si prepara un piano di maxi licenziamenti che dalla quotazione a oggi sono lievitati del 50% a 4.200 persone, mentre utenti e ricavi sono rimasti fermi.

Note

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Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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