Il 2025 si è appena concluso e può essere considerato, a pieno titolo, un anno di cambio di regime più che una semplice evoluzione congiunturale. I mercati finanziari hanno abbandonato la logica dell’omologazione dei rendimenti per tornare a discriminare con chiarezza tra aree geografiche, stili di investimento e settori.
Un contesto che ha premiato le scelte consapevoli e penalizzato gli approcci generalisti, offrendo importanti spunti di riflessione per chi investe tramite il risparmio gestito.
L’analisi che segue si basa sugli indici FIDA, calcolati come media semplice dei rendimenti giornalieri dei fondi appartenenti a categorie omogenee per stile, area geografica e specializzazione. Si tratta quindi di una fotografia concreta delle performance realmente conseguibili dagli investitori.
Il contesto macroeconomico del 2025 e il ruolo delle banche centrali
Il quadro macroeconomico del 2025 è stato fortemente influenzato dalle politiche monetarie delle principali banche centrali.
In Europa, la Banca Centrale Europea ha avviato un ciclo di riduzione dei tassi, allentando gradualmente le condizioni finanziarie pur mantenendo un approccio prudente sulla liquidità. Questo mix ha favorito una riapertura selettiva del rischio, soprattutto nei settori più sensibili al credito e al ciclo industriale.
Negli Stati Uniti, al contrario, l’orientamento monetario è rimasto restrittivo più a lungo. I primi tagli dei tassi sono arrivati solo nella parte finale dell’anno, in un contesto di valutazioni già elevate e crescita economica meno brillante, determinando un mercato azionario sostanzialmente laterale.
Il Giappone ha proseguito nel suo percorso di normalizzazione monetaria, con effetti rilevanti su obbligazioni e cambio, incidendo in modo significativo sulle performance degli investimenti non coperti dal rischio valutario.
Azionario europeo: il grande protagonista del 2025
All’interno di questo scenario, l’azionario europeo emerge come uno dei principali beneficiari del nuovo equilibrio monetario. Gli indici FIDA FFI azionari europei mostrano performance particolarmente robuste:
- Europa emergente ex Russia e Paesi Iberici: +40–45%
- Europa orientale e Austria: risultati poco inferiori
- Area euro core: performance solide e diffuse
Particolarmente significativo il caso dell’Italia, dove gli indici azionari large e mid value superano il 35%, mentre le versioni più ampie large e mid si attestano intorno al 30%. Anche il segmento mid e small cap registra progressi prossimi al 20%.
Questi risultati riflettono:
- valutazioni iniziali contenute
- maggiore esposizione al ciclo economico reale
- ritorno di interesse verso strategie basate sui fondamentali
Ritorno del fattore value: una svolta strutturale
Il 2025 segna una netta riaffermazione dello stile value, soprattutto in Europa. Gli indici FIDA FFI value large e mid dell’area euro e dell’Europa sviluppata mostrano rendimenti spesso superiori al 20%, mentre le controparti growth restano su livelli decisamente più contenuti, talvolta prossimi allo zero.
Negli Stati Uniti, invece, il confronto tra stili è meno favorevole:
- azionari USA large e mid: variazioni marginali
- strategie value e mid-small cap: risultati negativi
La combinazione di valutazioni elevate, politica monetaria restrittiva e rallentamento degli utili ha messo in discussione la leadership strutturale del mercato statunitense.
Asia ed emergenti: performance molto differenziate
L’Asia presenta nel 2025 un andamento fortemente eterogeneo. Il Giappone si distingue per risultati solidi, con:
- azionari large e mid growth oltre il 15%
- versioni con copertura valutaria in euro oltre il 20%
Di segno opposto l’andamento di molti mercati emergenti asiatici. Paesi come India, Turchia, Indonesia e Thailandia registrano flessioni significative, dimostrando come l’etichetta “mercati emergenti” nasconda dinamiche molto diverse e fortemente sensibili ai flussi di capitale globali.
Materie prime e settori reali: rendimenti eccezionali
Uno degli elementi più rilevanti del 2025 è la straordinaria performance dei settori legati alle risorse naturali.
Gli indici su metalli preziosi e minerali registrano rialzi superiori al 130%, mentre i comparti più ampi legati a metalli, materie prime e chimica chiudono con progressi tra il 30% e il 50%.
Questi movimenti riflettono dinamiche strutturali di lungo periodo:
- investimenti infrastrutturali
- transizione energetica
- riassetto delle catene produttive
- tensioni geopolitiche
I tematici ESG mostrano invece un andamento più selettivo, con migliori risultati in Europa ed emergenti rispetto alle versioni globali e statunitensi.
Obbligazionario, valute e strategie alternative
Nel reddito fisso, il 2025 è stato caratterizzato da una forte dispersione dei rendimenti. Le obbligazioni convertibili, soprattutto in area Asia Pacifico e nelle versioni globali coperte in euro, offrono performance a doppia cifra. Al contrario, le esposizioni a lunga duration sui governativi USA e giapponesi registrano perdite significative.
Le strategie di ritorno assoluto focalizzate su Europa, tassi e valute mostrano risultati positivi, mentre le strategie global macro chiudono l’anno in territorio negativo.
Nei fondi bilanciati, la copertura valutaria in euro si conferma un elemento chiave di stabilità, evidenziando ancora una volta il ruolo centrale dell’asset allocation e della gestione attiva.
Cosa insegna il 2025 agli investitori
Il 2025 restituisce un’immagine dei mercati meno uniforme e più selettiva. Per il risparmio gestito è stato un anno che ha premiato:
- la lettura corretta del contesto macro-monetario
- la disciplina valutativa
- la coerenza tra stile di investimento e scenario economico
Non un anno eccezionale in senso assoluto, ma un anno istruttivo, in cui i rendimenti hanno smesso di essere scontati e sono tornati a essere il risultato di scelte strategiche consapevoli. Un messaggio chiaro per chi investe oggi con Online SIM e guarda al futuro con un approccio strutturato e di lungo periodo.
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NOTE
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