Solo conoscendo da dove proveniamo possiamo sperare di comprendere dove stiamo andando. Sembrerebbe la frase che si trova scartando un famoso cioccolatino, invece molti di noi pur lavorando nel settore finanziario, ignorano informazioni basilari sulle origini del mondo a cui appartengono, che potrebbero sembrare banali, ma che non lo sono affatto. Per farvi comprendere a cosa ci riferiamo, vi invito a rispondere a tre semplici domande: Quando e dove è nata la prima Banca? Quando e perché è stata creata la prima banconota? In che anno è stata istituita la Banca d’Italia ed è diventata l’unico emittente nazionale? Prima di sbirciare su Google per trovare le risposte interrompendo la lettura, vi chiedo la cortesia di proseguire per qualche minuto ancora, nella speranza di farvi coinvolgere in un breve viaggio nel tempo che potrebbe aprire alcuni cassetti chiusi nelle pieghe della memoria e chissà mai appassionare quelli più curiosi tra voi.

Le banche esistono sin dai tempi dell’antica Mesopotamia, ed ebbero un ruolo fondamentale nello sviluppo delle civiltà dell’Antica Grecia ma soprattutto durante i secoli dell’Impero Romano. Termini come Soldi, Denaro o Moneta derivano proprio dal linguaggio dei Latini. Queste però erano delle Banche Centrali, esercitavano cioè la funzione di gestione della fiscalità e del debito pubblico ovvero emettevano moneta preziosa per conto del Re o dell’Imperatore, ma non accettavano depositi né concedevano prestiti se non a una ristretta cerchia di dignitari legati alla corte e senza interesse. Quando e chi poteva dunque dare origine alla prima banca commerciale moderna se non una stirpe di grandi commercianti con un fortissimo legame coi soldi? Molti penseranno ai banchieri Fiorentini che invece arriveranno qualche decennio più tardi.

Ma infiliamoci ora tra le pieghe della storia capendo meglio a chi ci stiamo riferendo. Il 14 novembre 1362 venne costituita una tipologia di società precursiva per quei tempi, denominata Maona Nuova, che vide l’aggregazione di dodici notabili di una delle più importanti repubbliche marinare di tutti di tempi, in un unico clan familiare; i soci della Maona Nuova, infatti, rinunciarono al proprio cognome per assumere quello di Giustiniani, l’esponente più illustre della prima Società per Azioni della storia, che si era guadagnato il rispetto e l’ammirazione di tutti in virtù della propria saggezza e l’indomito coraggio dimostrato durante la conquista delle isole del Dodecaneso strappate con grande fatica all’Impero Bizantino. I Giustiniani assunsero infatti la reggenza di Chios e dei possedimenti limitrofi, l’8 giugno 1365, quando l’imperatore di Bisanzio, Giovanni V Paleologo rinunciò alle pretese di riconquistare le isole, conferendo loro il titolo di Re e di Depotas, assegnandogli la potestà, non solo su Chios, ma anche su Samo, Enussa, Icaria, Co, Santa Panaria, Lesbo, e Focea. Questa potente stirpe esercitò il suo dominio nell’Egeo ininterrottamente per 220 anni, dal 1347, sino al 1566, data della definitiva riconquista ottomana dell’isola di Chios. Qualche anno più tardi all’inizio di questa grande impresa, grazie ai fiorenti traffici sviluppati, il Consiglio degli anziani autorizzò i Giustiniani a fondare la prima vera banca moderna al mondo, con l’obiettivo non secondario di salvare la Repubblica, vicina al collasso finanziario dopo l’estenuante conflitto con la rivale storica Venezia.

Alcune associazioni di creditori, che erano solite riunirsi nella Casa di San Giorgio, antica residenza dei Capitani del Popolo, diedero origine nel 1407, alla prima banca, trasformando la Casa in Cassa, per divenire poi Compere ed infine, Banco di San Giorgio. Sessanta anni dopo la costituzione della prima Maona, era stata aperta a Genova quella che a buon diritto, può essere considerata non solo la prima banca della storia, ma anche la prima società per azioni del mondo in chiave moderna, ossia ad azionariato popolare diffuso. La raccolta dei fondi era esercitata mediante i banchi pubblici, delle grandi tavole di legno, poste al centro del palazzo di San Giorgio. La Banca disponeva di un capitale sociale, costituito da un prestito alla Repubblica di Genova, remunerato con il gettito di un gruppo di imposte. Gli azionisti erano garantiti, come in una moderna società per azioni da un interesse del 7%. Il barone Montesquieu nel 1738 ebbe a dire: «San Giorgio è una specie di Monte di Pietà che, avendo fatto prestiti alla Repubblica e avendo ricevuto in cambio fondi di garanzia, paga il due e mezzo per cento a coloro che lo hanno sovvenzionato. Purtroppo non c’è spazio in questo articolo per rispondere alle altre domande, ma se quello che avete letto vi è piaciuto, non è escluso che possiate trovarle nelle prossime edizioni della rivista.

Note

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Autore

Alex Ricchebuono

Alex Ricchebuono

Alex Ricchebuono ha oltre 20 anni di esperienza nel settore dell’asset management maturati in Europa e in Italia. Ha ricoperto ruoli di responsabilità di sviluppo commerciale a livello europeo in società di primaria importanza come, Brevan Howard (UK), Credit Suisse, Janus Capital, Bnp Paribas e La Francaise AM. Laureato in Economia e Commercio a Torino, è sposato, vive a Milano, scrive libri e articoli sulla storia della finanza ed è un appassionato di storia economica.

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