Salgono non salgono. Quando si parla di tassi americani, da un po di tempo a questa parte, sembra di sfogliare una margherita. Ad avere il fiore in mano è Janet Yellen, governatore della Banca centrale americana (Fed) che dopo aver digerito l’avvio del Quantitative easing da parte della Banca centrale europea (Bce), ha perso la “pazienza” e ha promesso di alzare i tassi entro l’estate.
Ma il rialzo, che in molti vedevano a giugno, è in forse dopo la pubblicazione a fine marzo dei dati relativi alle spese di consumo a febbraio e ai redditi.
Il Dipartimento del Commercio di Washington ha trovato che i consumi della famiglie americane, pari a più dei due terzi del Prodotto interno lordo (Pil) Usa, sono cresciuti dello 0,1% a febbraio, meno dello 0,2% atteso, dopo il calo dello 0,2% di gennaio.
E poi c’è l’inflazione che a febbraio è cresciuta solo dello 0,2% su base mensile, rimanendo invariata rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Gli analisti si attendevano un calo annuo dello 0,1%. E allora, cosa farà Yellen? Online Sim ne ha parlato con Franck Nicolas, Head of Investment and Clients Solution, Natixis Asset Management.

Dopo 9 anni la Fed sembra pronta ad alzare i tassi. Pensa sia il momento giusto?
La Federal Reserve è di fronte davvero a un momento difficile nel guidare i mercati verso una stretta, soprattutto per la divergenza nella politica monetaria tra Usa ed Europa. E anche se è vero che Yellen ha rimosso la parola “pazienza” dal suo vocabolario, ha già rivisto al ribasso le aspettative che aveva espresso a metà marzo.

Crede ci sarà una risalita graduale dei tassi?
Continuo a pensare in una stretta della politica monetaria da parte della Fed nel corso di quest’anno, con un primo ritocco dei tassi a giugno. Ma è interessante notare come, sebbene la Fed abbia leggermente rivisto la sua intenzione, il mercato ha assunto un atteggiamento molto conservatore e che il rialzo non è ancora scontato nei prezzi. Perciò credo che sia fondamentale da adesso in poi come la Banca centrale gestirà le sue comunicazioni.

Quali saranno gli effetti su dollaro ed economia americana?
Penso che sia il momento di essere più esposti sul dollaro che può beneficiare della politica monetaria aggressiva di Europa e Asia che portano alla di svalutazione di euro e yen. Il dollaro è ancora a buon mercato adesso. E più si avvicina la stretta monetaria della Fed, più le quotazioni possono salire. Diciamo che è il passo finale che segna le divergenze tra le politiche economiche di Stati Uniti ed Europa.

Quale sarà l’impatto sul prezzo del petrolio e sulle commodities?
I prezzi delle materie sono strettamente e inversamente correlate all’andamento del dollaro. Restano valide le prospettive di un ribasso del prezzo del petrolio nei prossimi mesi, anche a causa del naturale calo della domanda che si registra in primavera.

Cosa ne pensa della dinamica dell’inflazione americana?
Molti fanno notare che un valore basso gioca contro il rialzo dei tassi di interesse. Questo è vero e non credo che la dinamica cambi nei prossimi mesi, ma come accadrà per i prezzi dell’energia che si stabilizzeranno entro la fine della primavera, così anche l’inflazione dovrebbe portarsi in maniera stabile intorno all’1% entro fine per poi salire al 2% entro il 2016.

Quali saranno gli effetti del rialzo della Fed su mercato azionaria e obbligazionario americano?
lI mercato azionario americano è stanco dopo una corsa ininterrotta dal 2008 in poi, dopo il fallimento di Lehman Brothers. Da allora l’indice Standard & Poor’s 500 è salito del 180% che diventa 221% se si tiene conto anche delle cedole staccate nel corso degli ultimi 7 anni. Ma non solo. La capitalizzazione dei titoli americani vale il 58% dell’intero mercato azionario mondiale ed è la più alta di sempre. I prezzi sono troppo latri, quasi da pre bolla (1995-2000). Quanto al mercato obbligazionario, il rialzo dei tassi dovrebbe appiattire ulteriormente la curva dei rendimenti.

Idee di investimento

Quali sono secondo Natixis Asset Management i suggerimenti per un investitore che deve bilanciare bene il portafoglio in questa fase di mercato?

  • Sovrappesare semplicemente il portafoglio nell’area euro potrebbe non essere sufficiente. L’azionario tedesco, per esempio, potrebbe avere un potenziale di crescita limitato dopo un rialzo del 25% da inizio anno, mentre Italia e Francia potrebbero beneficiare della spinta Bce.
  •  Su fronte obbligazionario il differenziale di rendimento tra Bund e Treasury è destinato ad ampliarsi. Mantenere un sottopeso rispetto al benchmark su eurobond e un sovrappeso sulle obbligazioni dei Paesi periferici, che fino a settembre 2016 beneficeranno della spinta della politica monetaria di Mario Draghi.

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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