Troppo pochi 62 miliardi di dollari per gli azionisti di Monsanto. L’azienda americana leader mondiale nella produzione di sementi Ogm con oltre 18 mila dipendenti e un fatturato di oltre 14 miliardi di dollari ha deciso di respingere l’offerta della tedesca Bayer. Ma è solo l’inizio di un gioco al rialzo. Perché il management di Monsanto guidato da Hugh Grant, secondo quanto riporta il Financial Times, ha lasciato la porta aperta a una trattativa che sia migliorativa rispetto ai 122 dollari per azione che il colosso farmaceutico è disposto a pagare. Dietro l’offerta di Bayer, la terza in pochi mesi nel settore, c’è il consolidamento del mercato dell’agricoltura biotech che fa uso di Ogm e che, secondo Markus Manns, gestore di Union Investment, porterà alla nascita di tre grandi colossi mondiali che controlleranno metà del commercio di sementi. Le trattative tra Bayer e Monsanto, infatti, sono arrivate dopo la maxi fusione da 130 miliardi di dollari fra Dow Chemical e DuPont. E soltanto un anno fa era stata proprio Monsanto a tentare la fusione con Syngenta. Il tentativo fallì con la società svizzera che respinse i 46 miliardi di dollari messi sul piatto. Gli svizzeri hanno poi preferito convolare a nozze con la cinese ChemChina.

Europa divisa: entro il 30 giugno la decisione sui diserbanti

L’annuncio della fusione tra Bayer e Monsanto arriva proprio nel momento in cui in Europa il dibattito si è acceso sulla sicurezza ambientale del glifosato, un erbicida che secondo l’International Agency for Research on Cancer (IARC) è una sostanza probabilmente cancerogena, mentre la European Food Safety Authority (EFSA), l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ritengono improbabile che possa causare tumori. Di certo c’è che la Commissione europea entro il 30 giugno 2016 è chiamata a stabilire se, e per quanto, rinnovare l’autorizzazione al commercio di questo diserbante che è uno dei prodotti di punta di Monsanto, Dow Chemical e Syngenta. Cosa signfica? Gli erbicidi a base di glifosato rischiano di sparire dal mercato europeo a partire da luglio del 2016. I più accaniti sostenitori contro questi prodotti chimici sono i francesi che hanno già vietato l’utilizzo in Francia. Italia, Germania e Svezia non hanno preso una posizione, mentre il Regno Unito è favorevole all’utilizzo e vorrebbe estendere la licenza.
La polemica sul glifosato ha diviso anche gli azionisti di Bayer e sono molti i contrari all’offerta su Monsanto. La ragione? L’azienda tedesca ha un nome da difendere in ambito farmaceutico e healthcare: ha la miglior reputazione al mondo tra le società farmaceutiche, secondo la Global Pharma RepTrak 2016 presentata da Reputation Insititute. Bayer condivide il podio con Abbott Laboratories e Novo Nordisk, seguono Roche, Merck, Sanofi, Allergan, AstraZeneca, Eli Lilly e AbbVie.

IDEE DI INVESTIMENTO

Nella dichiarazione di acquisto di Bayer presentata agli azionisti il management ha dichiarato che con Monsanto si va verso “nuove aree di crescita tra le quali life sciences e produzione di sementi più sofisticate”. La vera sfida, dunque, è l’agricoltura biotech che, secondo i calcoli del Wall Street Journal, punta a soddisfare i bisogni alimentari primari di 7,8 miliardi di persone destinati a sfiorare i 10 miliardi di dollari nel 2025.

  1. Le potenzialità di rivalutazione nel settore dell’agricoltura biotech nel lungo periodo saranno guidate dalle operazioni di fusione.
  2. Per investire su questo trend non è sui fondi biotech che bisogna puntare, ma su quelli specializzati in agricoltura.
  3. La ragione? Secondo un’analisi di Morningstar sul coefficiente di correlazione dei portafogli azionari dei fondi specializzati su singoli settori aggiornato a dicembre 2015, si vede come l’andamento degli azionari agricoltura sia sempre più legato ai titoli biotecnologici: il loro coefficiente di correlazione, infatti, è passato da 0,40 a cinque anni a 0,80 a fine 2015.

È la prova di come le tecniche biotech e l’innovazione anche legata agli Ogm guidi il settore e sia entrata in portafoglio. Ecco i migliori tre fondi agricoltura a tre anni:

  • Amundi Funds Equity Global Agricolture Classe Su è un fondo azionario globale che va alla ricerca di titoli di tutto il settore agricolo inclusi produttori di cereali, frutta, verdura, fertilizzanti, sistemi di irrigazione e attrezzature agricole, le aziende zootecniche e quelle operanti nel trasporto, stoccaggio e commercio di prodotti agricoli). Rende il 7,49% a tre anni. Il mercato più pesante in portafoglio è l’America con il 52%.
    Amundi Funds Equity Global Agricolture Classe Su rende
    Amundi Funds Equity Global Agricolture Classe Su rende il 7,49% a tre anni. Fonte: Morningstar.

     

  • Allianz Global Agricultural Trends AT EUR rende il 6,78% a tre anni e investe prevalentemente nelle agricolture dei mercati in via di sviluppo. Il mercato più pesante in portafoglio è l’America (60%).
    Allianz Global Agricultural Trends AT EUR rende
    Allianz Global Agricultural Trends AT EUR rende il 6,78% a tre anni. Fonte: Morningstar.

     

  • Pictet – Agriculture Classe R Eur rende il 4,21% a tre anni. Il fondo investe prevalentemente in società operanti nella produzione, nell’imballaggio, nella fornitura e nella fabbricazione di attrezzature agricole. Il primo mercato è l’America che pesa per il 55% sul portafoglio.
    Pictet - Agriculture Classe R Eur rende
    Pictet – Agriculture Classe R Eur rende il 4,21% a tre anni. Fonte: Morningstar.

     

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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