Manca un mese all’atteso appuntamento di Parigi con la Cop 21 (30 novembre – 11 dicembre 2015), la Conferenza della Nazioni Unite dove 150 Paesi si interrogheranno ancora una volta sui mutamenti climatici. Alla vigilia del summit gli animi si sono surriscaldati tanto quanto il Pianeta. Così un accordo sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica (Co2) che fino a poche settimane fa era dato per scontato adesso è tutto in salita. La ragione è che i Paesi del G77 – oltre 134 Stati in via di sviluppo – non si fidano degli impegni finanziari presi dai Paesi dell’Occidente: circa 100 miliardi di investimenti da qui al 2020.

 Il tema è proprio questo. Cosa accadrà tra 5 anni? Su questo si interroga anche Bill Gates, fondatore di Microsoft e filantropo con la sua Fondazione, in una lunga intervista sulla rivista Atlantic in cui affronta il problema del clima. “Abbiamo bisogno di un’innovazione che ci dia energia più economica degli idrocarburi, a zero emissioni e affidabile quanto il sistema energetico odierno” dice Gates. “Abbiamo bisogno di un miracolo energetico. Può sembrare scoraggiante, ma nella scienza i miracoli avvengono di continuo”.

Il fondatore di Microsoft, esattamente come i Paesi del G77, sa benissimo che è un fatto anche economico e non solo di volontà. Per questo ha promesso investimenti per 2 miliardi di dollari nella ricerca in campo energetico e si dice “ottimista” proprio grazie alle potenzialità dell’innovazione, che però va spinta con l’obiettivo di arrivare allo sviluppo di nuove tecnologie entro i prossimi 15 anni.
La sfida è contro il tempo per scongiurare che venga superato il limite internazionale di 2 gradi centigradi per l’aumento delle temperature. Perché non accada, secondo Gates, sia il settore pubblico sia quello privato dovranno incrementare notevolmente gli investimenti in ricerca e sviluppo. Allo stesso tempo è necessario aumentare le tasse sulle emissioni. “Senza una carbon tax considerevole, non ci sarà l’incentivo a passare alle energie pulite” dice Gates e auspica che già nel 2050 Paesi come gli Stati Uniti e la Cina – nella top 5 dei grandi inquinatori insieme con India, Giappone e Russia – smettano di aggiungere anidride carbonica all’aria, raggiungendo le emissioni zero.

Nella schiera degli attivisti pro clima, oltre a Gates, si sono iscritti un centinaio di accademici, figure di spicco della società civile mondiale come Desmond Tutu, Vivienne Westwood, Naomi Klein e Noam Chomsky assieme a molti altri referenti di realtà di movimento invitano i cittadini all’azione per chiedere un vero e proprio cambiamento strutturale. Insieme hanno firmato un appello “Stop Climate Crime” prodotto e diffuso da 350.org e Attac France.
In campo sono scese anche le industrie del Big Oil. Dieci manager delle principali società mondiali di settore tra cui BG Group, Bp, Eni, Pemex, Saudi Aramco, Shell, Sinopec e Total hanno lanciato il primo report “Più energia, meno emissioni” che ha messo nero su bianco l’impegno del settore verso un’energia a minor contenuto di Co2.

IDEE DI INVESTIMENTO

Secondo una ricerca della Stanford University pubblicata sulla rivista Nature, il riscaldamento globale sta impoverendo il mondo a tal punto che il Prodotto interno lordo (Pil) globale nel 2100 sarà inferiore del 23% rispetto a quello che potrebbe essere senza gli sconvolgimenti climatici. Lo studio “Global non-linear effect of temperature on economic production” ha preso in considerazione i dati storici relativi al rapporto tra aumento di temperatura e produttività, senza tener conto dell’impatto economico dell’innalzamento del livello dei mari, delle tempeste o degli altri effetti del cambiamento climatico. Se non si fa fronte a questa emergenza, spiega lo studio, il costo sarà di 44mila miliardi di dollari di perdita di Pil al 2060 se la temperatura aumenterà di 2,5 gradi e addirittura di 72 mila miliardi se l’aumento sarà di 4,5 gradi centigradi.

Non va troppo distante da questi numeri un altro studio firmato da Citigroup che collega l’emergenza climatica al calo del Prodotto interno lordo: secondo la banca americana contenendo l’aumento di temperatura entro 1,5 gradi nei prossimi 15 anni si può contenere la perdita di Pil mondiale entro i 20 mila miliardi di dollari.
Per investire sul clima e le azioni che Governi e aziende nel mondo stanno mettendo a punto sono tante le strade. Online Sim ne ha selezionate due:

  • C’è quella diretta sui fondi azionari internazionali che hanno come strategia di investimento l’acquisto di titoli di società che conducono attività legate al cambiamento climatico. Con un’avvertenza: il periodo minimo consigliato per questi fondi è di almeno 5 anni. Qui si trovano i migliori prodotti a 3 anni.
  • Un’altra strada è quella dei fondi che investono sulla trasformazione dell’agricoltura verso sistemi più sostenibili (Categoria Morningstar: Azionari settore agricoltura). Ecco i migliori cinque per rendimento a 3 anni.

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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