Mentre in America si è conclusa la partita delle elezioni Usa 2016 che ha avuto sui mercati un effetto Brexit all’ennesima potenza, in Europa la Brexit, quella vera, potrebbe arenarsi sullo scoglio delle cause legali e dei ricorsi ingessando, di fatto, i listini. Non bastava il verdetto dell’Alta Corte di Londra che ha blindato Theresa May, costringendola a passare per il Parlamento per avere il via libera. Adesso verso l’avvio della procedura di uscita di Londra dall’Ue, è arrivata anche la tegola dalla Scozia: la premier, Nicola Sturgeon, ha dato il via libera alle autorità del Paese per intervenire nella battaglia legale sulla Brexit dell’attivista pro Ue Gina Miller schierandosi contro il governo britannico che è intenzionato a fare appello contro la Corte suprema. Insomma, il pasticcio legale, in salsa inglese è servito. Ed è esattamente quello che non volevano i mercati. May sta facendo di tutto per tenere insieme i pezzi del Paese ma il risultato diventa sempre più difficile. Una possibilità per salvarsi e avviare la proceduta nei tempi previsti è la formula del passaggio in parlamento sprint. Secondo il Times, May sta lavorando a questa soluzione nell’ipotesi di una sconfitta nel ricorso alla Corte suprema che quindi obbligherebbe l’esecutivo ad assicurare il voto del Parlamento per l’attivazione dell’articolo 50 sull’uscita dall’Unione.

Brexit: May cerca la soluzione lampo per uscire dall’Ue

In che modo? Ai membri di Camera dei Comuni e Lord non verrebbe sottoposta una proposta di legge, la cui approvazione può avere tempi molto lunghi, ma una mozione, con un percorso che si concluderebbe con un voto espresso in un giorno solo. May, dunque, tira dritta e, secondo i commentatori politici inglesi, è disposta perfino ad andare ad elezioni anticipate, pur di garantire il rispetto dell’esito del referendum.
E ora che succede? Con un ribaltamento del verdetto della Corte Suprema, il Governo potrebbe rispettare la sua tabella di marcia, che prevede l’attuazione dell’articolo 50 entro il marzo 2017. In caso contrario, sarebbe il Parlamento a doversi esprimere, molto probabilmente con l’introduzione di una legge ad hoc, che verrebbe poi sottoposta al voto. Fra le possibilità, c’è anche quella che una delle parti, in caso di sconfitta nei tribunali britannici, si possa rivolgere alla Corte di giustizia europea con sede in Lussemburgo. Entrambe queste opzioni molto probabilmente farebbero slittare la Brexit. A Bruxelles adesso sono preoccupati. La ragione? La Gran Bretagna non ha una costituzione scritta e i referendum, compreso quello del 23 giugno 2016, hanno tecnicamente solo un valore consultivo. Tanto che, il negoziatore del Parlamento europeo per la Brexit, il capogruppo dei liberal democratico ed ex premier belga Guy Verhofstadt, ha sottolineato che la decisione dell’Alta Corte rimette il Parlamento britannico al centro del processo.

IDEE DI INVESTIMENTO
E per chi investe cosa è cambiato? Il mercato sconta già una hard Brexit, ovvero un atterraggio duro, e il primo effetto evidente è sulla sterlina. Dai minimi del 2016 la valuta inglese si è rafforzata dopo la sentenza dell’Alta Corte per poi tornare a scendere. Da tempo i gestori di hedge fund, secondo quanto riporta Bloomberg, scommettono sulla discesa della valuta britannica e Theresa May non sembra preoccupata. Una svalutazione può avere effetti benefici sull’export inglese e non a caso il Ftse 100, l’indice che racchiude le principali imprese inglesi, rilanciando i coporate bond in sterlina. Ma potrebbe non bastare a sostenere l’economia inglese. I numeri non mentono: il Regno Unito ha un disavanzo commerciale notevole, ovverosia, importa più di quello che esporta. Non solo. Secondo i calcoli della Banca d’Inghilterra, l’effetto del deprezzamento della valuta potrebbe essere limitato se le aziende britanniche scegliessero di mantenere i loro prezzi in linea con le valute estere, erodendo così i profitti. Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale la sterlina potrebbe scendere ancora di un 10% contro le euro e dollaro. Tanto che la Banca d’Inghilterra non esclude un possibile rialzo dei tassi dopo che, appena due mesi fa, li aveva tagliati.

Ecco quali sono i prossimi passi di Theresa May per uscire dall’Ue:

  • Per attivare l’articolo 50 il premier britannico deve chiedere al Consiglio europeo si attivare la procedura. Per attivarlo ora deve passare prima dal Parlamento britannico: potrebbe decidere di farlo con una mozione a voto secco in una giornata sola. Il procedimento di attivazione dura massimo due anni previsti per negoziare l’uscita.
  • Fino all’uscita formale della Gran Bretagna la legge Ue resta valida nel Regno Unito. Il negoziato per l’uscita è gestito dalla Commissione Ue su mandato del Consiglio a cui spetta insieme con il Parlamento Ue il via libera all’accordo.
  • Dopo l’ok tutti i rapporti commerciali dovranno essere rinegoziati. I nuovi rapporti potrebbero essere improntati a quelli dei Paesi Efta come Norvegia e Islanda. Questa fase potrebbe durare da 5 a 8 anni.

    Note

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