Prima che Captain America Civil War arrivasse sul grande schermo americano il 6 maggio, gli analisti non avevano dubbi che per Walt Disney sarebbe stato un altro successo e la prova che la strada imboccata dagli Studios è quella giusta. Gli incassi da campione danno ragione agli analisti: la pellicola ha già superato 300,7 millioni di dollari nel nord America e 656,4 milioni di dollari nel mondo – oltre 2 milioni di euro in Italia – per un totale di 957,1 milioni di dollari. Così il nono film della Marvel da quando la Disney l’ha acquistata nel 2009 e il terzo della saga di Captain America dovrebbe spingere la casa di animazione americana a chiudere il 2016 con profitti record che, secondo le stime di Bloomberg, potrebbero arrivare fino a 3 miliardi di dollari. Tanto che a Hollywood, ormai è proprio Disney ad essere considerata la vera stella del cinema, l’unica Major che ha saputo trasformarsi in azienda del futuro, battendo tutti i concorrenti. In che modo? Grazie alla forza della narrazione e alla capacità di aggregare i marchi: Lucasfilm, Marvel e Pixar sono le tre acquisizioni che hanno permesso di battere sul campo Time Warner Bros. e Comcast, entrambe alle prese con la costruzione di strategie che creino forti economie di scala.
La strategia di Disney ha segnato l’evoluzione dei media americani verso le Supermajors che si alleano per sostenere i costi di film sempre più spettacolari e digitali e lavorare sui catch-up, ovvero il rifacimento di vecchie storie con nuovi colpi di scena. Ci stanno provando, per esempio, la Sony con il rilancio di Ghostbusters tutto al femminile e la Paramount che insieme con Hasbro ha deciso di dare vita ad un universo cinematografico condiviso simile a quello creato dalla Marvel, unendo una serie di marchi famosi (G.I. Joe, I Micronauti, Visionaries, M.A.S.K. e ROM). E questo scenario di sequel e prequel digitali, di spin-off di storie di super eroi, di contaminazioni tra bene e male è destinato, secondo gli analisti, a durare per i prossimi 10 anni, con la Disney a giocare il ruolo di primo piano. Già nel 2016 da sola avrà sette film tra i primi 10 film campione di incassi e potenzialmente quattro film sono in grado di generare da soli 1 miliardo di dollari di biglietti venduti.

Bob Iger l’innovatore dovrebbe lasciare Disney nel 2018

Dietro al successo della Disney c’è Bob Iger, 65 anni, il vero Captain America del cinema, che nel giugno 2018 dovrebbe lasciare la guida dell’azienda. Iger è stato in grado di traghettare l’azienda oltre Mickey Mouse e ha più che quadruplicato il prezzo delle azioni della Disney nel corso del decennio in cui è stato amministratore delegato. Come? Lasciando spazio ai creativi e all’innovazione di un mercato che era diventato vecchio. Il suo incarico doveva essere rilevato dal chief Operating Officer, Thomas Staggs, un dirigente di lunga data della Disney, che però ha lasciato l’azienda a metà aprile 2016. Adesso tocca ad Iger trovare chi può continuare la sua strategia di acquisizioni di marchi che, secondo gli analisti di Bank of America Merrill Lynch, è la vera garanzia di affidabilità verso i prodotti targati Disney, perché gli spettatori sanno quello che stanno per vedere, con un messaggio di marketing semplice ed efficace. Ma il miglior successore di Iger, come si legge in una nota di Nomura, può essere solo Iger. Per questa ragione l’azienda ha chiesto al manager di restare ben oltre giugno 2018 e non è la prima volta che accade: Iger ha già rimandato tre volte il suo pensionamento. Del resto, Iger dice che “la Marvel ha a disposizione milioni di personaggi e non ci sarà mai fine ai film su di essi”, e la Disney vorrebbe non ci fosse mai fine alla sua guida dell’azienda. La ragione? La divisione cinema ha brillato con utili saliti del 27% a 542 milioni e entrate cresciute del 22% a 2 miliardi, grazie a film Zootopia e Star wars: the force awakens, anche nel secondo trimestre 2016, il primo in cinque anni chiuso con utili sotto le attese per colpa delle reti sportive dei parchi tematici.

IDEE DI INVESTIMENTO

Cavalcare questo periodo di trasformazione dell’industria cinematografica come tema di investimento è possibile grazie ai fondi specializzati che vanno a caccia di titoli media e telecomunicazioni. Guardando nei portafogli dei prodotti azionari (Categorie Morningstar: Beni e Servizi di consumo) che più puntano sull’intrattenimento, questi sono i migliori fondi a tre anni:

  • Invesco Global Leisure Classe E (acc) Eur è il campione di rendimento a tre anni (+14,81%) tra i fondi che investono in società che producono o distribuiscono prodotti e servizi legati ad attività del tempo libero delle persone, che possono comprendere società automobilistiche, prodotti per la casa e beni durevoli, media e internet e altre società impegnate a soddisfare le domande dei consumatori. Il settore più pesante in portafoglio è quello dei beni di consumo ciclici (60,49%) seguito dalla tecnologia. Il titolo Walt Disney è tra i primi cinque in portafoglio.
    Invesco Global Leisure Classe E (acc) Eur
    Invesco Global Leisure Classe E (acc) Eur rende il 14,81% a tre anni. Fnte Morningstar.

     

  • Fidelity Global Consumer Industries Fund – E – ACC – Euro rende il 10,8% a tre anni e ha come primo settore in portafoglio i beni di consumo difensivi (46,92%). Tra i i primi cinque titoli in portafoglio c’è Comcast, uni dei competitor di Disney.
    Fidelity Global Consumer Industries Fund - E - ACC - Euro rende
    Fidelity Global Consumer Industries Fund – E – ACC – Euro rende il 10,8% a tre anni. Fonte Morningstar.

     

  • Eurizon Easyfund – Equity Consumer Staples Lte Classe Rh rende il 9,37% a tre anni e investe nel settore della produzione di beni di consumo durevoli (come autoveicoli e motocicli, abbigliamento, TV, HI-FI, elettronica di consumo e beni di lusso), nel settore alberghiero, della ristorazione, del tempo libero. Il titolo Disney è tra i primi cinque in portafoglio. I beni di consumi ciclici pesano per l’85% in portafoglio.
    Eurizon Easyfund - Equity Consumer Staples Lte Classe Rh
    Eurizon Easyfund – Equity Consumer Staples Lte Classe Rh rende il 9,37% a tre anni. Fonte Morninsgtar.

     

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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