Se lo chiedete a George Soros, la Cina ha innescato un’ondata di turbolenze finanziarie che ricorda la crisi del 2008. Non ha dubbi il finanziere americano che ha analizzato la peggior settimana di inizio anno di sempre delle Borse mondiali – sono stati bruciati oltre 2.300 miliardi di dollari in sole 5 sedute – e ha trovato il colpevole: il modello economico della Cina che si sta rivelando particolarmente difficile da attuare.
Secondo Soros, le manovre di svalutazione competitiva dello yuan che sta operando Pechino non fanno altro che trasferire i problemi dell’area sul resto del mondo. Ma non solo. Il ritorno a tassi di interesse positivi è un problema per l’economia mondiale e per questo, il suggerimento di Soros agli investitori è di mantenere un atteggiamento molto cauto, mentre i mercati del pianeta potrebbero essere di fonte ad una nuova crisi.
Non è la prima volta che il magnate di origini ungheresi predice peggioramenti del quadro macroeconomico. Nel settembre 2011, per esempio, avvertì che la crisi dell’area euro era peggiore di quella degli Usa nel 2008. Ed ebbe ragione. Ma questa volta? Secondo il consensus degli analisti Soros esagera. Il motivo? Il ciclone cinese pesa sulle borse ma non compromette la stabilità del sistema economico globale e soprattutto il crollo di Shanghai e Shenzhen non deve far paura.
La reazione dei mercati europei sembra dare torto al finanziere americano e ragione alle valutazioni dei money manager secondo le quali due svalutazioni dello yuan in due giorni, il petrolio ai minimi (Leggi qui l’approfondimento di Online Sim), crisi geopolitica tra Arabia Saudita e Iran ed esperimenti nucleari in Corea del Nord hanno costituito una miscela esplosiva tale da provocare i crolli dei listini. A completare il quadro si potrebbero aggiungere i prezzi delle materie prime, che stanno mettendo in ginocchio l’intero comparto.
Ma su un punto Soros ha ragione: gli occhi sono puntati su Pechino e Shanghai. L’economia del Dragone e chi la governa sono osservati speciali ormai da un anno (Leggi qui l’approfondimento di Online Sim) e, secondo l’analisi di Credit Suisse, sarà fonte di volatilità per i mercati per tutto il 2016, ma si tratta di un “rischio contenuto” e soprattutto “calcolato”. Nomura e Vntobel asset management vanno addirittura oltre vedendo in questa discesa dei mercati un’occasione per comprare perché l’equazione tra borse ed economia reale non è esatta.
IDEE DI INVESTIMENTO
In questi casi, esattamente come era accaduto ad agosto dello scorso anno, la miglior scelta è aspettare che la turbolenza passi, mantenendo i nervi saldi come consiglia l’economista e filosofo Matteo Motterlini (Leggi qui l’intervista di Online Sim). Per chi ha una propensione al rischio elevata, invece, questo è il momento di investire sul mercato azionario privilegiando fondi e stili di gestione capaci di domare la volatilità.
I migliori sono senza dubbio i fondi multiasset, che permettono all’investitore di avere un’esposizione globale e su diverse tipologie di investimento, le cosiddette asset class, da quelle tradizionali come equity e bond, a quelle alternative (real estate e commodity) e hanno ormai rubato la scena ai vecchi fondi bilanciati.
La diversificazione è la caratteristica primaria di questi fondi più che mai necessaria in un periodo di forte volatilità ma anche di bassi tassi, come quello attuale, segnato soprattutto dagli scarsi rendimenti delle obbligazioni.
Ecco i fondi con maggiore flessibilità nella gestione e il miglior rapporto rischio e rendimento (Categoria Morningstar Bilanciati Flessibili e Prudenti):
- H2O Multistrategies Classe Ra Eur è un esempio di rendimento a due cifre raggiunto grazie alla gestione multiasset: da gennaio guadagna il 25,8% a tre anni rende il 36,9% ed è gestito da Vincent Chailley e Loïc Cadiou.
- Allianz Global Investors Fund – Allianz Capital Plus WT – EUR che rende il 7,8% a tre anni ed è gestito da Stefan Kloss. In portafoglio
- Invesco Pan European High Income Classe A (acc) Eur, gestito da Paul Read e Stephanie Butcher, che rende il 7% a tre anni.
Note
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