Hai presente quella sensazione quando esci dal supermercato e pensi: “Possibile che ogni settimana spenda di più?” Probabilmente non sei l’unico. E probabilmente non è nemmeno solo una questione di prezzi.
La maggior parte di noi misura l’inflazione nello stesso modo: davanti agli scaffali del supermercato. Basta che aumentino il prezzo del caffè, della pasta o dell’olio per avere la sensazione che “stia aumentando tutto”, anche se i dati ufficiali raccontano una realtà più sfumata.
È un meccanismo normale. Ma è anche un ottimo esempio di come il nostro cervello prenda decisioni economiche. E, a volte, di come possa portarci fuori strada anche quando investiamo.
Perché il supermercato pesa più dei dati
La Banca Centrale Europea ha studiato questo fenomeno arrivando a una conclusione interessante: le persone costruiscono la propria percezione dell’inflazione soprattutto osservando il prezzo dei beni che acquistano più spesso, come pane, latte, frutta o caffè. Prestano invece molta meno attenzione ai beni comprati raramente, anche quando incidono in misura maggiore sul bilancio familiare.
È per questo che spesso abbiamo l’impressione che l’inflazione sia più alta di quanto indichino gli indici ufficiali. Il nostro cervello non fa una media statistica, ma ricorda quello che vede più frequentemente.
Consumatori sempre più attenti al prezzo
Negli ultimi anni questo comportamento è diventato ancora più evidente. Le analisi di NielsenIQ mostrano che i consumatori confrontano sempre di più i prezzi, cercano le promozioni, acquistano più prodotti a marchio del distributore e modificano le proprie abitudini pur di contenere la spesa. In altre parole, davanti agli scaffali siamo diventati molto più consapevoli del valore del denaro. Ed è una buona notizia.
Perché negli investimenti ci comportiamo in modo diverso?
C’è però un paradosso. Al supermercato confrontiamo il prezzo di due confezioni di pasta che differiscono di pochi centesimi. Quando si parla dei nostri risparmi, invece, molto più raramente ci chiediamo quale sia il costo di lasciare il denaro fermo per anni mentre l’inflazione continua, lentamente, a ridurne il potere d’acquisto. È un costo che non compare sull’estratto conto. Non arriva con una notifica, ma esiste. Ed è proprio per questo che rischia di passare inosservato.
Il nemico silenzioso dei risparmi
La Banca Centrale Europea considera un’inflazione intorno al 2% compatibile con una crescita economica stabile. Per chi investe, però, questo significa una cosa molto concreta: se il rendimento dei risparmi non riesce almeno in parte a compensare l’aumento dei prezzi, nel tempo il loro valore reale diminuisce.
Non succede da un giorno all’altro. Succede poco alla volta. È lo stesso motivo per cui oggi, con la stessa cifra, molti prodotti costano più di qualche anno fa anche se l’inflazione è tornata sotto controllo. I prezzi hanno rallentato la loro corsa, non sono tornati indietro.
IDEE DI INVESTIMENTO
Ogni settimana il supermercato ci insegna una lezione che vale anche per gli investimenti. Ci ricorda che il denaro non vale sempre allo stesso modo e che proteggere e far fruttare il patrimonio non significa soltanto evitare le perdite. Significa fare in modo che, tra dieci o vent’anni, quei risparmi possano ancora acquistare i progetti per cui sono stati messi da parte.
La prossima volta che uscirai dal supermercato con uno scontrino più alto del previsto, ricordati che l’inflazione non riguarda solo il carrello della spesa. Riguarda anche il valore del tuo patrimonio. E ignorarla può costare molto più di qualche euro in più alla cassa.
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Note
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