Hai comprato un fondo a 100 euro e dopo qualche mese quota 87. Ti ripeti una frase che, probabilmente, ogni investitore ha pronunciato almeno una volta: “Aspetto che torni a 100 e poi decido cosa fare”. È una reazione naturale. Quel numero diventa una linea invisibile: fino a quando il fondo resta sotto il prezzo di acquisto, si ha la sensazione di essere in perdita. Se torna a 100, invece, tutto sembra improvvisamente tornare a posto. Eppure, il mercato non sa a quanto hai comprato. Quel numero esiste soltanto nella mente dell’investitore.
La finanza comportamentale chiama questo meccanismo effetto di ancoraggio (anchoring bias). Il concetto fu introdotto dagli psicologi Daniel Kahneman e Amos Tversky nel celebre studio Judgment under Uncertainty: Heuristics and Biases, pubblicato nel 1974. I due studiosi dimostrarono che, quando dobbiamo prendere decisioni in condizioni di incertezza, tendiamo ad affidarci al primo numero che abbiamo a disposizione, anche se è del tutto arbitrario. Quel numero diventa un punto di riferimento da cui facciamo fatica a liberarci.
Quando un numero diventa un’ancora
L’effetto di ancoraggio è stato osservato in moltissimi contesti. Influenza il prezzo che siamo disposti a pagare per una casa, le trattative commerciali, le decisioni dei consumatori e perfino le previsioni degli economisti.
Uno studio della Federal Reserve ha mostrato che anche gli analisti finanziari tendono inconsciamente ad ancorare le proprie stime ai dati del periodo precedente. Invece di aggiornare completamente le previsioni sulla base delle nuove informazioni, continuano a essere influenzati dal passato. Se succede ai professionisti, è facile immaginare quanto possa accadere agli investitori. Negli investimenti il numero che ci condiziona di più è spesso proprio il prezzo di acquisto. Chi ha comprato un fondo a 100 euro tende inconsciamente a considerare quel valore come il suo “prezzo giusto”. Se la quota scende a 90 pensa che sia temporaneamente sottovalutata. Se torna a 100 prova invece la sensazione di aver finalmente recuperato.
Ma il mercato non ragiona così. Ogni giorno incorpora nuove informazioni: gli utili delle aziende, le decisioni delle banche centrali, l’inflazione, la crescita economica, l’innovazione, gli eventi geopolitici. Il prezzo a cui abbiamo comprato mesi o anni fa non ha alcun significato per il mercato.
Il prezzo di acquisto è davvero importante?
L’effetto di ancoraggio diventa un problema quando inizia a guidare le nostre decisioni. Un investitore può continuare a mantenere un fondo che non risponde più ai propri obiettivi semplicemente perché aspetta di tornare in pari. Oppure può rinunciare a investire in un mercato che considera interessante perché continua a pensare che quel tutolo o fondo qualche mese fa costava meno.
In entrambi i casi la domanda è la stessa: Quanto dista dal prezzo che ho in testa? Ma forse dovrebbe essere un’altra: Lo comprerei ancora oggi, sapendo quello che so adesso? È una domanda apparentemente semplice, ma cambia completamente prospettiva. Sposta l’attenzione dal passato al futuro.
Non è solo una sensazione
Che questo comportamento abbia conseguenze concrete lo dimostrano numerose ricerche. In uno studio diventato un classico della finanza comportamentale, l’economista Terrance Odean ha analizzato migliaia di conti di investimento, osservando che gli investitori tendono a vendere troppo presto gli investimenti in guadagno e a mantenere troppo a lungo quelli in perdita. È il cosiddetto disposition effect, un comportamento strettamente legato all’effetto di ancoraggio: il prezzo di acquisto diventa una soglia psicologica difficile da superare.
Anche Morningstar, nella sua ricerca periodica Mind the Gap, arriva a una conclusione simile. Una parte significativa del rendimento perso dagli investitori non dipende dalla qualità dei fondi scelti, ma dal momento in cui decidono di comprare o vendere. In altre parole, spesso non è il mercato a compromettere i risultati, ma il nostro comportamento.
IDEE DI INVESTIMENTO
Il prezzo di acquisto non è l’unico numero a cui un investitore ancora le proprie scelte. Succede anche con i massimi raggiunti da un indice di Borsa, con il cambio euro-dollaro, con i tassi di interesse. Gli ancoraggi sono una scorciatoia mentale e aiutano il cervello a prendere decisioni in un mondo complesso. Il problema nasce quando smettiamo di aggiornarli. Investire significa confrontarsi continuamente con nuove informazioni.
Per questo, ogni tanto, vale la pena fare un piccolo esercizio mentale e farsi una domanda: Se oggi non avessi ancora questo investimento, lo sceglierei alle condizioni attuali? Se la risposta è sì, il prezzo pagato mesi o anni fa non è così importante e consente di non perdere di vista l’obiettivo.
Scopri come investire i tuoi risparmi con i portafogli modello costruiti con diverse asset class e sviluppati sulla base di metodologie quantitative. Ogni portafoglio ha un grado di rischio differente e adotta strategie di investimento diverse puntando su settori, strumenti e Paesi. I portafogli modello sono offerti dalle migliori società di gestione (UBS, Pictet Asset Management, Mc Advisory, Natixis Investment Managers, 4Timing Sim) comprese quelle specializzate in investimenti ESG.
Note
Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Nessun commento