Negli ultimi anni il mondo dei pagamenti sta attraversando una trasformazione profonda, guidata dall’innovazione tecnologica e dall’evoluzione delle infrastrutture finanziarie. In questo contesto si inserisce il tema dei depositi tokenizzati, al centro di un recente report congiunto di Banque de France, Banca d’Italia, Deutsche Bank e Banco de España.

Il documento analizza il potenziale di questi strumenti come evoluzione delle infrastrutture di pagamento, proponendoli come un punto di incontro tra la finanza tradizionale e le nuove tecnologie digitali. L’idea di fondo non è quella di sostituire i sistemi esistenti, ma di migliorarli, rendendoli più efficienti, veloci e integrati.

Cosa sono e come funzionano

I depositi tokenizzati sono, in sostanza, una rappresentazione digitale di depositi bancari già esistenti. Questo è un punto fondamentale: a differenza di criptovalute e stablecoin, non si tratta di strumenti alternativi al sistema finanziario, ma di una sua evoluzione naturale.

Il valore di questi token deriva infatti da depositi reali detenuti presso banche regolamentate. In altre parole, il legame con il sistema tradizionale rimane solido, così come il quadro normativo di riferimento.

Il loro elemento distintivo è la programmabilità del denaro. Questo significa che i pagamenti possono essere automatizzati e condizionati da regole predefinite. In particolare, è possibile:

  • eseguire un pagamento solo al verificarsi di una determinata condizione;
  • sincronizzare pagamenti e consegna di beni;
  • automatizzare processi complessi nella supply chain.

Le implicazioni sono rilevanti anche per i pagamenti internazionali e i servizi finanziari integrati. La ragione? Secondo il report, questi strumenti permettono di ridurre i tempi di regolamento, diminuire le inefficienze operative e aumentare trasparenza e tracciabilità. Inoltre, grazie alla loro integrazione con sistemi come RTGS (Regolamento lordo in tempo reale), mantengono elevati standard di sicurezza e affidabilità.

Cos’è il progetto PONTES

Uno degli aspetti più rilevanti del report è il progetto PONTES, un’iniziativa del sistema europeo che funge da ambiente di sperimentazione per i depositi tokenizzati. PONTES è una piattaforma basata su tecnologia DLT progettata per testare aspetti chiave come interoperabilità, scalabilità e sicurezza. L’obiettivo è verificare come queste nuove soluzioni possano funzionare in un contesto reale, coinvolgendo banche, istituzioni e operatori fintech.

All’interno del progetto è possibile simulare diverse tipologie di operazioni, tra cui trasferimenti di token, pagamenti e regolamenti tra controparti. Questo permette di valutare concretamente i benefici e le criticità della tokenizzazione.

Dal punto di vista tecnico, PONTES introduce un’infrastruttura che integra wallet digitali collegati ai conti bancari, token rappresentativi del denaro e sistemi di regolamento già esistenti. Questo approccio conferma che la tokenizzazione non è pensata per sostituire le infrastrutture attuali, ma per evolverle e renderle più efficienti.

Come può cambiare il sistema dei pagamenti

Il quadro che emerge dal report è chiaro: i depositi tokenizzati possono diventare una componente chiave del futuro dei pagamenti. I principali cambiamenti riguardano:

  • Maggiore efficienza. Le transazioni possono essere eseguite in modo quasi istantaneo, riducendo tempi e costi intermedi.
  • Automazione dei processi. Grazie alla programmabilità, molte operazioni oggi manuali possono essere automatizzate.
  • Interoperabilità tra sistemi. Le piattaforme DLT permettono a diversi attori (banche, fintech, mercati) di interagire in modo più fluido.
  • Riduzione del rischio. Meccanismi come il regolamento “all-or-nothing” (tutto o niente) aumentano la sicurezza delle transazioni

In questo scenario, i depositi tokenizzati si configurano come una soluzione più stabile e regolamentata rispetto alle stablecoin e come un complemento naturale alle Central Bank Digital Currency (CBDC), cioè le valute digitali emesse dalle banche centrali.

Le conseguenze per chi investe

Per gli investitori, i depositi tokenizzati non sono solo un’innovazione tecnica, ma un cambiamento che può influenzare l’intero sistema finanziario. Ecco cosa considerare:

  1. Evoluzione delle infrastrutture finanziarie. La tokenizzazione potrebbe rendere i mercati più efficienti, con effetti anche su strumenti tradizionali.
  2. Nuove opportunità di investimento. L’integrazione tra finanza e tecnologia apre la strada a nuovi prodotti e servizi.
  3. Maggiore trasparenza. Le tecnologie DLT permettono una migliore tracciabilità delle operazioni.
  4. Ruolo delle banche centrali. Il fatto che queste soluzioni siano sviluppate in ambito regolamentato aumenta il livello di affidabilità.

IDEE DI INVESTIMENTO

I depositi tokenizzati rappresentano un ponte tra presente e futuro della finanza: non rivoluzionano il sistema dall’esterno, ma lo trasformano dall’interno, rendendolo più efficiente, digitale e integrato.

Per investire sui trend del FinTech legati anche ai sistemi di pagamento ci sono prodotti azionari specializzati che investono sui trend della finanza digitale che possono essere utilizzati in un portafoglio ben diversificato con un’ottica di lungo termine.

  • Robeco Fintech Classe D EUR Eur Acc è un fondo azionario che investe a livello globale su società della finanza digitale promuovendo allo stesso tempo alcune caratteristiche ESG e integrando i rischi di sostenibilità nel processo di investimento. Partito nel 2017 il fondo rende a tre anni il 14,08% (dati Morningstar aggiornati marzo 2026). Finanza (52%) e tecnologia (38%) sono i settori prevalenti. Il 62% del portafoglio è investito in Usa.
  • BGF FinTech Fund Classe E2 EUR Hedged Acc è un fondo azionario che investe a livello globale almeno il 70% del patrimonio su società la cui attività economica predominante comprende la ricerca, lo sviluppo, la produzione e/o la distribuzione di tecnologie utilizzate e applicate nei servizi finanziari. Partito nel 2018 il fondo rende a tre anni il 12,52% (dati Morningstar aggiornati a marzo 2026). Finanza (50%) e tecnologia (38%) sono i settori prevalenti. Il 68% del portafoglio è investito in Usa.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Competenze:
Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Per Online SIM scrive di scenari e storie di mercato, megatrend e idee di investimento, educazione finanziaria.

Esperienza:
É stata caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

Formazione:
Ha una laurea in lingue e letterature straniere e una specializzazione in giornalismo.

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