Super Mario, l’Americano, l’Atermico, il signor Altrove, il Prussiano. Mario Draghi li odia tutti i soprannomi che gli stono stati dati in questi anni. E c’è da scommettere che odi anche l’ultimo: Dovish, ovvero colomba. Così lo hanno rinominato gli analisti internazionali per dare un nome all’attitudine mostrata dal presidente della Bce dopo la revisione delle stime su Pil (scese a +1,4% da +1,5% per quest’anno e a +1,7% da +1,9% per l’anno prossimo) e inflazione (tagliate allo 0,1% dallo 0,3% per quest’anno, all’1,1% dall’1,5% per il 2016) che rilanciano la possibilità di prolungare anche nel 2016 la manovra di Quantitative easing (Qe).

Su Twitter non c’è commento che non accosti Draghi alle parole dovish o dovishness, e il suo atteggiamento da colomba è quasi in ogni analisi della gestione della crisi da parte della Bce. “Ci aspettavamo un Draghi dovish, scrive in un report Nordea, “è stato il più dovish possibile senza fare assolutamente niente”. E ancora. “La Bce non poteva essere più dovish”, hanno scritto in Credit Agricole, e tutti hanno legato la ripresa di borse, spread ed euro all’effetto “Dovish Dragh” che si sente su listini Bund e perfino sui titoli di Stato greci.

Ma cosa significa davvero essere ‘Dovish? Questo termine è l’opposto di Hawkish, ovvero falco, ed è usato nelle analisi di politica monetaria. Finora questi due termini erano stati usati quasi esclusivamente per analizzare le manovre della Banca centrale americana (Fed), ma con Draghi “l’Americano” anche la Bce è entrata nel gioco. Essere una “colomba” vuol dire mantenere i tassi bassi e una politica monetaria accomodante, che punta decisamente alla crescita con un occhio all’aumento dell’inflazione.

L’annuncio di Draghi di alzare il limite per l’acquisto di una singola emissione pubblica da parte dell’istituto di Francoforte sale dal 25% al 33% va in questa direzione. E il mercato scommette su un allungamento del Qe al 2016. Nei fatti, se in precedenza la Banca Centrale poteva al massimo acquistare un quarto del valore di un titolo di Stato, adesso il tetto sale ad un terzo. Tecnicamente, in questo modo, l’azione della Bce diventa più flessibile, visto che, potendo acquistare maggiori quote di un singolo titolo, diventa più facile raggiungere l’obiettivo del programma di acquisto titoli, fermo, al momento, a 60 miliardi di euro al mese fino al settembre 2016. L’effetto è allargare il raggio d’azione di Francoforte, che ora ha maggiori possibilità di intervenire su un singolo titolo di un Paese in difficoltà, per esempio come è successo con la Grecia, che proprio il 3 settembre si è vista ridurre di 600 milioni la liquidità di emergenza fornita dalla Bce alle proprie banche.

IDEE DI INVESTIMENTO

A sei mesi dal lancio, il Quantitative Easing si trova di fronte ad una realtà economica molto diversa rispetto a quando è stato varato: la crescita è rallentata, sono crollati i prezzi delle commodities ed è cresciuta la volatilità dei mercati azionari. La prima revisione del Qe ha dato maggiore flessibilità alla Bce, il mercato scommette che la prossima darà armi più potenti all’arsenale di Draghi. A beneficiarne secondo l’analisi di Nordea e Abn Amro saranno i rendimenti dei bond, l’euro e soprattutto il mercato azionario europeo.

Ecco i fondi che investono nell’azionario Europa e puntano sui titoli ad alta crescita che hanno reso di più da gennaio (Categoria Morningstar: Azionari Europa Large Cap Growth)

  • Blackrock Global Funds – European Special Situations Fund D2 EUR che ha reso il 19,4% da gennaio (18,8% a tre anni) e mira a massimizzare il rendimento totale investendo almeno il 70% del patrimonio in titoli azionari di societá con sede o che svolgono la loro attività economica prevalentemente in Europa.
  • Fidelity European Dynamic Growth Classe E (acc) che rende il 17,4% da gennaio (14,8% a tre anni) Il fondo investe in prevalenza in società europee di medie dimensioni con l’obiettivo di crescita del capitale nel lungo termine. Gestito da Fabio Riccelli, ha in portafoglio come primi settori salute e beni industriali.
  • JPMorgan Funds – Europe Strategic Growth C che rende da gennaio il 16% (22% a tre anni). I due gestori Michael Barakos e Ben Stapley investono prevalentemente in salute e beni di consumo in questa fase di mercato.

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Articolo precedente

Ripartire con un fondo multi-asset: i campioni della gestione flessibile

Articolo successivo

Fed e tassi: pro e contro del rialzo di settembre. Il consensus degli economisti

Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *