Le elezioni in Spagna di domenica 20 dicembre sono attese da tutta l’Europa quasi come quelle dello scorso settembre in Grecia. Il nodo, in questo caso, non è solo economico. Qui si gioca anche il futuro di un modello, il bipolarismo, che ha segnato la storia degli ultimi 20 anni dei Governi del Vecchio Continente.

La battaglia è tra il premier Mariano Rajoy, 60 anni, e il suo principale sfidante il socialista Psoe, Pedro Sanchez, 43 anni. Sul vincitore del duello la Spagna si è divisa: dopo il duello tv consumato la sera del 15 dicembre con offese reciproche, la stampa di centrosinistra ha dato la vittoria a Sanchez quella conservatrice a Rajoy.

Secondo diversi analisti i veri vincitori del faccia a faccia sono i due grandi assenti Pablo Iglesias, 37 anni, leader di Podemos e soprattutto Albert Rivera, 36 anni, leader di Ciudadanos, che nei sondaggi tallonano il Psoe per il secondo posto. In base alle consultazioni, un milione di voti socialisti è in fuga verso Podemos, che però sempre in base alle dichiarazioni di voto sarebbe stato superato da Ciudadanos nelle preferenze degli elettori. Tanto che il voto si profila come la prima grande battaglia generazionale per la classe politica spagnola e il primo scrutinio a livello nazionale che mette in scena la fine del bipartitismo.

Su questo tasto ha battuto per tutta la campagna elettorale Alberto Rivera con la sua formazione liberale moderata Ciudadanos. Lo slogan è semplice: la Spagna non deve guardare nè a destra nè a sinistra, deve guardare avanti. Sullo stesso piano, quello della necessità di riforma del sistema politico tradizionale, ma sulle posizioni antitetiche della sinistra radicale Podemos che si isprira a Syriza. Di certo, se si proiettasse l’esito delle amministrative alle elezioni politiche del prossimo novembre, la Spagna risulterebbe ingovernabile, così come lo fu la Grecia fino a gennaio, con un colpo non da poco alla politica del rigore definita da Bruxelles.

La discesa nei sondaggi di Podemos che ha posizioni euroscettiche ha tranqullizzato gli investitori stranieri vivono con moderata incertezza il voto del 20 dicembre in Spagna. La finanza vede di buon occhio l’aumento di consenso nei sondaggi a favore del partito Ciudadanos e soprattutto confidano in Albert Rivera, di professione avvocato, considerato l’uomo nuovo della Spagna.

Ciudadanos è un movimento di aggregazione di cittadini legato alla storia catalana e nato per dare una scelta ai giovani che non si riconoscono nelle politiche indipendentiste. Alle recenti elezioni catalane, infatti, Rivera è stato il volto anti-secessione.

Nei sondaggi Ciudadanos è il terzo partito e potrebbe essere l’ago della bilancia al Governo, sancire la fine de bipolarismo in Spagna e l’inizio di un periodo riformista che potrebbe contagiare tutte l’Europa.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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