C’è una domanda che, più delle altre, tormenta Wall Street dopo l’elezione di Donald Trump e che ha aperto un dibattito destinato a durare nei prossimi mesi. Quali sono i piani del presidente Usa per l’industria energetica? La risposta è decisiva per il Paese e per la crescita del Prodotto Interno lordo, soprattutto dopo che, secondo lo scenario disegnato dal World Energy Outlook 2016, il rapporto annuale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie), che conta 29 paesi membri, tra cui l’Italia, da qui al 2040, quasi il 60% di tutta la nuova capacità di energia installata nel mondo verrà da fonti rinnovabili, la maggior parte delle quali sarà competitiva senza sovvenzioni.
Nei quattro mercati più grandi (Cina, Usa, Ue e India), le fonti rinnovabili diventeranno la principale fonte di generazione di energia. A guidare la transizione, secondo il rapporto, sarà la Cina, che sebbene resti di gran lunga il più grande consumatore e produttore mondiale di energia da carbone, ha cominciato a invertire la tendenza puntando decisamente sul solare.

 

Energie rinnovabili: a rischio gli accordi presi a Parigi

Cosa vuole fare Trump? Il mistero aleggia sulla testa dei produttori di turbine come Vestas Wind Systems, che è scesa del 12% dopo il risultato elettorale, e le aziende del carbone come la Peabody Energy Corp., che è salito del 73%. Del resto non poteva andare diversamente, nel suo unico discorso sull’energia Trump ha dichiarato che nei primi 100 giorni del suo mandato – l’insediamento è previsto a gennaio 2017 – avrebbe fatto marcia indietro sulle normative ambientali che uccidono posti di lavoro, rilanciando l’industria del carbone. Wall Street ha già incassato la notizia che ha un peso rilevante sia sul riscaldamento del Pianeta, sia sul cambiamento climatico, anche se, secondo i gradi investitori non avrà un impatto così rivoluzionario sui titoli delle energie rinnovabili. Di sicuro c’è che  l’ottimismo sul settore che era stato espresso alla vigilia delle elezioni è andato calando e si mette in dubbio che Trump porti avanti la svolta rinnovabile degli Stati Uniti che, secondo i calcoli dell’Università di Stanford potrebbe diventare realtà entro il 2050 attraverso l’eliminazione delle emissioni di gas a effetto serra derivanti dai combustibili fossili con un risparmio di 3.300 miliardi di dollari l’anno. Che ne sarà degli impegni presi alla COP 21 di Parigi a dicembre 2015? L’incertezza aleggia anche sulla più grande operazione nel settore solare che sta per nascere dal matrimonio tra la Tesla di Elon Musk e SolarCity da cui nasce il primo colosso americano dell’energia pulita con un’offerta integrata. L’operazione è partita a giugno 2016 e da allora Tesla ha perso circa 4,8 miliardi di dollari di capitalizzazione e SolarCity ne ha lasciato sul terreno quasi 3,6 miliardi. Il calo, secondo gli analisti, è il segnale che il colosso sta per nascere. Chissà se vrà la benedizione di Trump.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Non c’è dubbio che gli americani si siano divisi sull’elezione del presidente esattamente come avevano fatto gli inglesi su Brexit, ma secondo Jens Peers, Chief Investment Officer di Mirova, la divisione degli investimenti responsabili di Natixis Asset Management, soluzioni strutturali e sostenibili sono una strada obbligata per Donald Trump e per questo l’investimento tematico e sostenibile continuerà a crescere in importanza. Per Xavier Chollet, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management, che gestisce uno dei fondi campioni di rendimento nel settore delle energie rinnovabili il fattore Trump ha significato portare a zero l’esposizione del portafoglio sui titoli delle rinnovabili prima delle elezioni. “Non crediamo che siano a rischio le sovvenzioni all’industria solare ed eolica perché sono sostenute sia da democratici, sia dai repubblicani” ha detto Chollet. “D’altra parte, Trump potrebbe ritardare i processi come il risparmio di energia pulita, o provare battere i piedi in qualche modo rispetto agli accordi presi a Parigi (COP-21)”. Tutto questo nel breve potrebbe fermare il rendimento delle rinnovabili ma, secondo l’analisi di Pictet non può fermare lo sviluppo delle energie pulite. Il settore impiega 2,5 milioni di persone negli Stati Uniti, di cui circa 300 mila solo nel solare, contro i 150 mila nel settore del carbone.

Ecco i migliori fondi azionari per rendimento a tre anni che investono nelle energie rinnovabili:

  • Robecosam Smart Energy Fund-eur Classe B rende il 7,59% a tre anni (+0,99% da gennaio a novembre 2016). Il comparto che fa capo a Multipartner sicav è gestito da Thiemo Lang che investe in azioni di società di tutto il mondo (inclusi i paesi emergenti) operanti nel settore delle energie alternative. Gli Stati Uniti pesano per il 52% su portafoglio, la tecnologia è il primo settore.
    Robecosam Smart Energy Fund-eur Classe B rende il 7,59% a tre anni. Fonte: Morningstar.
    Robecosam Smart Energy Fund-eur Classe B rende il 7,59% a tre anni. Fonte: Morningstar.

     

  • Bgf New Energy Fund Eur Classe E2 rende il 5,69% a tre anni (+0,32% da gennaio a novembre 2016). Il fondo gestito da Alastair Bishop investe a livello mondiale almeno il 70% del patrimonio in azioni di società operanti nel settore delle nuove energie. L’Europa vale il 31% del portafoglio, mentre gli Usa pesano il 26%. Il primo settore in portafoglio sono i beni industriali (35,5%).
    Bgf New Energy Fund Eur Classe E2 rende il 5,69% a tre anni. Fonte: Morningstar.
    Bgf New Energy Fund Eur Classe E2 rende il 5,69% a tre anni. Fonte: Morningstar.

     

  • Pictet – Clean Energy Classe R Eur rende il 4,79% a tre anni (+1,65% da gennaio a novembre 2016). Il fondo è gestito da Xavier Chollet che investe in società a livello globale che contribuiscono e beneficiano della transizione a livello globale verso una produzione e un consumo di energia meno basati sulle energie fossili. I settori in cui investe sono: efficienza energetica (70%), infrastruttura di gas naturale (15%) e le fonti rinnovabili (15%). Gli Stati Uniti pesano per il 53% sul portafoglio.
    Pictet - Clean Energy Classe R Eur rende il 4,79% a tre anni. Fonte: Morningstar.
    Pictet – Clean Energy Classe R Eur rende il 4,79% a tre anni. Fonte: Morningstar.

     

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

1 Commento

  1. Avatar
    Piero iannelli
    19 Novembre 2016 a 11:02 — Rispondi

    La balla del riscaldamento globale, cardine su cui si basano queste truffaldine energie alternative sta finalmente venendo alla luce.
    Continuare a buttare miliardi in queste speculazioni finanziarie a fronte di zero energia prodotta non ha determinato alcun vantaggio ambientale, in termini di inquinamento e in termini di riduzione di CO2 che inquinante non è .
    Trump è stato chiarissimo tramite un suo portavoce.
    Fine dei sussidi.
    Fine di questa truffa pseudo ecologica costruita su una balla scientifica.

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