Il vertice dell’Europa dei 27 a Bratislava, il primo dopo la Brexit, doveva essere l’appuntamento del rilancio dell’Unione europea, si è trasformato nel weekend che ha sancito la fine dell’asse Germania-Francia- Italia. E per quanto l’incontro fosse informale ha messo in luce tutte le crepe dell’Ue, che ha bisogno di migliorare e rafforzare l’azione sul fronte della sicurezza, della lotta al terrorismo, della creazione di posti di lavoro e, soprattutto, deve riconquistare la fiducia dei cittadini europei. Sotto i riflettori c’è anche tutta la debolezza della cancelliera Angela Merkel che è sotto tiro dopo la bruciante sconfitta del suo partito nel suo land Meclemburgo Pomerania ad opera della formazione populista anti-immigranti, a cui è seguita quella del 18 settembre nella città regione di Berlino. Il responso delle urne non lascia spazio a dubbi: il partito conservatore della Merkel, Unione cristiano-democratica (CDU) ha ottenuto solo il 17,6%, la sua peggiore performance di sempre, i socialdemocratici si sono confermati al primo posto con il 21,5%, mentre il partito euroscettico Alternative für Deutschland (AfD, ovvero Alternativa per la Germania, si è confermato in ascesa al 14,2%.

È la prova che il vento in Europa sta cambiando molto velocemente. E cresce in Germania l’opposizione alla politica di accoglienza dei migranti lanciata da Merkel: in un anno i richiedenti asilo nella principale economia Ue hanno raggiunto quota un milione. Il voto della città regione di Berlino arriva proprio a un anno esatto dalla scelta di aprire i confini tedeschi a un afflusso senza precedenti di rifugiati siriani e di altri Paesi ed è la fotografia del malcontento crescente nel Paese. Adesso Merkel vorrebbe fare marcia indietro e su questo punto è andata in rotta di collisione con François Hollande e Matteo Renzi, ma potrebbe già essere tardi per riconquistare elettori. La prova? Alternativa per la Germania ha capitalizzato i timori della popolazione e ad appena tre anni dalla nascita è rappresentato in nove dei 16 parlamenti regionali e spera in un nuovo successo all’inizio di ottobre, quando voterà la capitale Berlino. Tanto che il quotidiano conservatore Die Welt ha commentato: “La Germania ora ha ciò che non è mai esistito dalla Seconda Guerra Mondiale: un partito di estrema destra”.

Dopo Brexit è possibile un’Europa a due velocità

Per chi investe, secondo un report del Peterson Institute di Washington for International Economics, la caduta della Merkel, al potere da 11 anni, è una pessima notizia anche in vista delle elezioni politiche del 2017. Merkel non ha ancora detto se si ricandiderà, ma è opinione diffusa che lo farà, e per l’istituto di analisi economica americana il suo addio potrebbe avere conseguenze negative per il mercato con un crollo nel breve. La ragione? Nonostante le critiche, Merkel ha rappresentato la stabilità per l’area euro, battendosi per tenere dentro la Grecia, si è astenuta da critiche alla politica della Bce di Mario Draghi e, per questo si è spesso scontrata con il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, l’esecutore delle politiche di austerità. Secondo il report del Peterson Institute di Washington for International Economics non è che i mercati stiano vivendo una luna di miele con Angela Merkel, ma con la cancelliera fuori, i falchi avrebbero il sopravvento ed è questo che le Borse non vogliono.

Non c’è dubbio, però, che l’Europa stia vivendo una fase di stallo a livello economico che ha fatto dubitare sulla tenuta dell’euro e dell’Unione. Il divorzio dalla Gran Bretagna poi ha peggiorato lo scenario, tanto che da tempo circola un piano nato dal confronto fra Guntram Wolff, direttore dell’Istituto Bruegel di Bruxelles, e altri docenti, politici o banchieri come il francese Jean Pisani-Ferry, il tedesco Norbert Rottgen, il belga André Sapir e il britannico trapiantato negli Usa Paul Tucker che suggerisce di cavalcare le conseguenze dello strappo da Uk invece che subirle puntando su un’Europa “a due velocità”. In che modo? Da una parte la creazione di un nucleo centrale definito Ue, unita da legami politici e dalle norme che regolano i dossier su cui la sovranità è collettiva; dall’altra una Partnership Continentale cucita su misura per il Regno Unito. Un cerchio a cui potrebbero associarsi, subito o in futuro, anche altri Paesi esterni che sono o potrebbero mirare a essere legati strettamente al Club dei 27: dalla Svizzera e alla Norvegia fino all’Ucraina o magari alla Turchia.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Dopo la sconfitta alle elezioni regionali e in vista delle presidenziali del 2017, il mercato si interroga su quale futuro avrà l’Europa senza la cancelliera tedesca che spesso è stata decisiva come la Bce. Cosa può accadere? La maggior parte dei grandi investitori non vuole avere a che fare i rischi politici che farebbero dell’area euro una sorta di nuovo mercato emergente. Goldman Sach, Bank of America, ma anche Jp Morgan e Citibank sperano in una continuità politica.

Cosa spaventa i mercati della caduta della Merkel:

  • Le dimissioni di Merkel dopo tre mandati consegnerebbero il cancellierato – almeno su base temporanea – proprio al ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, il veterano politico che ha guidato l’Unione Democratica Cristiana dal 1998 al 2000. Schaeuble, 74 anni, ha oggi un indice di gradimento superiore alla Merkel. È stato sempre critico nei confronti della politica monetaria della BCE, ed è visto all’interno del partito della CDU come il baluardo contro il debito della zona euro, condivisione dei rischi tra i sistemi di deposito-assicurativi nazionali.
  • La gestione della crisi dei debiti sovrani europei, per esempio il salvataggio della Grecia, dell’euro, in generale il sistema di partecipazione ai salvataggi di altri stati dell’area attraverso una condivisione crescente dei rischi tra le banche europee andrebbe in frantumi.
  • Il rischio incertezza sull’area euro sale perché manca un candidato forte all’interno della CDU che dia una certezza di continuità della politica di stabilità.
  • Le conseguenze sarebbero evidenti anche sui portafogli dei fondi comuni di investimento focalizzati sull’area euro che hanno in pancia molta finanza, uno dei settori più colpiti dall’instabilità. Sulla composizione dell’indice MSCI Europe, il più usato come indice di riferimento dai gestori, i titoli finanziari sono al primo posto con il 18,56% seguito da beni di consumo (16,66%) e cura della salute (14,6%).

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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