E sono due. Alexis Tsipras si è portato a casa in meno di dieci giorni il secondo sì da parte del Parlamento greco alle riforme imposte dall’Eurogruppo per ottenere una nuova iniezione di liquidità di 86 miliardi di euro e rimettere in piedi il Paese. L’approvazione arrivata nella notte de 22 luglio è un passo importante perché dà il via a una serie di riforme prioritarie come le modifiche al codice di procedura civile e l’adozione delle regole europee sulla risoluzione delle banche in fallimento. Il voto del 22 luglio ha dato un ulteriore colpo alla stabilità di Syriza, il partito del premier greco, che ha già visto l’uscita dell’ala radicale dopo l’approvazione al primo round di riforme tra cui il tanto vituperato aumento dell’Iva. Tanto che, Tsipras ha già ventilato l’ipotesi d un ritorno alle urne a settembre per ridare stabilità al Paese anche sul fronte politico dopo aver ottenuto dall’Europa quello finanziario. Grexit, il fallimento del Paese e la rottura con i creditori sono al momento scongiurati. Tanto che anche la Banca Centrale europea di Mario Draghi ha aumentato la liquidità d’emergenza fornita alla Grecia di altri 900 milioni. Tutto risolto?

Per Marcello Messori, direttore della School of European political economy (Università Luiss) e già presidente di Assogestioni, la strada è ancora in salita: “Per il momento c’è un segnale politico forte da parte del Paese di assoluta necessità, ma resta il fatto che tutto è ancora da definire e la fiducia verso la Grecia è ormai minata”.

Quali sono adesso gli elementi di criticità?
L’accordo raggiunto tra Grecia e creditori internazionali è arrivato in un clima lacerato dalle vicende degli ultimi mesi, la strada delle riforme è stata presa, ma dopo i “sì” del Parlamento adesso Tsipras deve entrare nel dettaglio di come porterà a casa i risultati promessi e richiesti dall’Europa. E soprattutto deve dire in quanto tempo lo farà.

Quanto pesa il fattore tempo?
È fondamentale per non ritrovarsi di nuovo nella situazione vissuta negli ultimi mesi. La fiducia nei confronti del Paese è ai minimi e ci può essere la tentazione da parte dei creditori di voler imporre troppo sul fronte dei dettagli e dei tempi, limitando la sovranità fiscale del Paese e compromettendo le possibilità di una ripresa economica reale. Sarebbe irragionevole, adesso, chiedere troppi dettagli alla Grecia.

Per quale ragione?
Non credo che l’economia greca sia in grado di sostenere un prestito di tale entità anche tenuto conto delle scadenze già molto procrastinate nel tempo senza una vera ristrutturazione del debito. Non c’è dubbio però che dalla sostenibilità di questi impegni dipende il futuro del sistema finanziario greco che potrebbe ritornare al punto di partenza di tre mesi fa.

Quindi l’accordo c’è, ma siamo allo stesso punto?
Siamo all’inizio di un storia dove la priorità è quella di ricollocare l’economia greca su un percorso di crescita, anche grazie all’aiuto dell’Unione europea, tenendo conto però che si chiede al Paese un sforzo grande e si sono imposte misure che, penso per esempio all’Iva, hanno nel brevissimo un impatto recessivo.

Cosa potrebbe far cambiare davvero le cose?
Una nuova ristrutturazione del debito ellenico che è una realtà scontata per tutti: bisogna solo stabilire in quale forma avviene o non avviene. Grexit, per ora, è scongiurata, ma dopo la cura del malato servono politiche espansive per la crescita dell’economia, altrimenti sarà stato tutto inutile.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Grexit ha tenuto le borse europee sulle montagne russe negli ultimi tre mesi con continui picchi al ribasso e rally al rialzo in un’altalena di incertezza che, secondo Goldman Sachs, avrebbe potuto portare una flessione del 10% sui mercati area euro se il Governo Tsipras non fosse arrivato ad un accordo con i creditori. Scongiurata questa ipotesi, resta l’incertezza per chi investe sui mercati europei, anche se gli operaratori sono a caccia di normalità La prova è nell’ultima settimana L’indice Eurostoxx 600 è salito di oltre il 4%, annullando, di fatto, gli effetti della crisi di Atene.

Per investire in Europa meglio restare su fondi azionari che hanno una strategia value, ovvero puntano su aziende già affermate nel loro settore di appartenenza, in genere large cap, molto solide finanziariamente (basso indebitamento e alta redditività) e ad un prezzo spesso “sottovalutato” dal mercato (Categoria Morningstar: Azionari Europa Large Cap Value). L’obiettivo è una crescita crescita moderata, ma costante, del fatturato, degli utili e dei flussi di cassa e di conseguenza del prezzo. Ecco i migliori da inizio anno.

  • Arcadian European Equity Ucits che da gennaio rende il 25,7% e punta molto sui settori finanza e beni di consumo: pesano per il 70% del portafoglio.
  • State Street Global Advisors Luxembourg SICAV – State Street Europe Value Spotlight Fund P che rende il 25,4%. L’obiettivo del Fondo è quello di sovraperformare l’Indice MSCI Europe del 3–4% all’anno in un periodo di tre anni. Il settore finanziario pesa per il 30% del portafoglio.
  • Parvest Equity Europe Value Classe N che rende il 24,08%. In portafoglio c’è una buona componente di titoli dell’energia (15%) e comuncazione (10%), ma anche in questo caso la finanza è il primo settore (29%).
  • Invesco Funds – Invesco Pan European Focus Equity A Inc che rende il 23,04%. Finanza e Industria sono i primi due settori.
  • Acomea Europa A1 che rende il 23,02% e dà un peso quasi ugiale (circa 20%) a finanza, servizi di comunicazione e beni di consumo.

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

 

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