La riforma della pensioni potrebbe essere portata avanti in due tempi: una parte nella legge di Stabilità che andrà in approvazione entro ottobre, per assicurare l’operatività già a inizio 2017, un’altra parte, invece arriverà in discussione solo nella primavera del 2017. La ragione? L’intero pacchetto di riforme costa fino a 2,5 miliardi ed è difficile per il Governo Renzi reperire subito tutte le risorse necessarie per finanziarlo. Per questo la riforma dovrebbe essere divisa in due ecco come:

  • Si stanno discutendo in questi giorni i due interventi più gettonati: l’Anticipo pensionistico (Ape) fino a 3 anni, dall’altro la ricongiunzione gratuita per chi ha versato contributi a più enti previdenziali.
  • In discussione anche l’ampliamento della quattordicesima per chi ha una pensione bassa, l’aumento della no tax area e la flessibilità per lavori usuranti o per i lavoratori precoci.

Nella discussione in atto al Governo, alcuni dei capisaldi di flessibilità contenuti nella riforma presentata un anno fa dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, ci sono: per esempio l’uscita anticipata dal lavoro per chi decide di rinunciare a un pezzo del proprio assegno pensionistico; e l’innalzamento della no tax area per gli over 75 a 8 mila euro l’anno, pari a circa 600 euro al mese, che riguarda circa 6,5 milioni di pensionati, con un aumento minimo (da 15-20 euro netti al mese). Un’uscita anticipata e nuove forme di flessibilità porteranno all’uscita dal lavoro con assegni sempre più magri. La prova? Tra riforme e controriforme, da tempo i Governi italiani stanno cercando di mettere mano al sistema pensionistico statale che, dati alla mano, non garantisce una vecchiaia dorata. La prova? Dal 2016 gli uomini andranno in pensione 4 mesi più tardi rispetto al 2015, e avranno un taglio sulla pensione contributiva di circa l’1% a causa della riduzione dei coefficienti di trasformazione in rendita del montante contributivo che scatta l’anno prossimo.
L’assegno pensionistico che diventa sempre più sottile contribuisce al posizionamento dell’Italia al 28° gradino dell’indice che misura la sicurezza finanziaria post-pensionamento, in base al Global Retirement Index 2016 di Natixis Global Asset Management. L’indice considera alcuni fattori chiave che condizionano la sicurezza post-pensionamento – come il benessere, la salute e lo stile di vita – offrendo uno strumento di analisi e comparazione delle best practice in tema di politiche previdenziali in 43 diversi Paesi a livello mondiale. A guidare la classifica sono i Paesi del Nord Europa (Norvegia al primo posto, seguita da Svizzera, Islanda, Svezia, Germania, Paesi Bassi e Austria), in buona posizione la Nuova Zelanda (al quarto posto), l’Australia (al numero 6) e il Canada (in decima posizione).

In media un fondo pensione bilanciato rende il 3%

La strada maestra per garantirsi una rendita integrativa alla pensione è investire nel secondo pilastro (fondi pensione e Piani individuali pensionistici –Pip). Ma quanto rendono? Secondo la relazione annuale Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione, nel 2015 il rendimento per i fondi pensione è stato più che doppio rispetto a quello assicurato dal Trattamento di fine rapporto (TFR): quest’ultimo si è rivalutato al netto delle tasse solo dell’1,2%, il rendimento più basso dal ’99 a oggi, mentre i rendimenti medi dei fondi negoziali, dedicati a categorie professionali, sono al 2,7% e quelli dei fondi aperti sono in media il 3%. Meglio ancora è andata ai Piani individuali pensionistici (Pip) di ramo III, che hanno reso il 3,2% secondo la Covip. Se si guarda nel lungo periodo e si entra in dettaglio, però, i fondi pensione battono i Pip. Dal 2010 al 2015 sempre secondo dati Covip, per esempio, i Pip bilanciati, che investono parte in azioni e parte in obbligazioni, hanno reso il 3,6% mentre in media i fondi pensione aperti bilanciati hanno reso il 5,6% e quelli chiusi il 5,3%. Sul fronte azionario, i Pip negli ultimi cinque anni hanno reso in media il 5,8% contro il 6,6 dei fondi pensione aperti e il 7 di quelli chiusi. Per gli obbligazionari, i Pip hanno un guadagno medio dal 2010 al 2015 dell’1,8% all’anno contro il 3,2% dei fondi aperto obbligazionari puri e il 4,4% dei fondi aperti obbligazionari misti.

IDEE DI INVESTIMENTO

In Italia ci sono 469 fondi pensione nel 2015, 27 in meno rispetto al 2014 secondo la relazione Covip che ipotizza una concentrazione per il settore dato che a fine 2015 solo 12 fondi hanno più di 100.000 iscritti, mentre oltre la metà ne ha meno di 1000.
Un’uscita anticipata dal mondo del lavoro con un assegno più basso rende ancora più importante crearsi un secondo assegno pensionistico con un fondo pensione gestito da professionisti del risparmio.

Online Sim, la piattaforma italiana del risparmio gestito, offre ai suoi clienti la possibilità di investire in fondi pensione in completa autonomia scegliendo a zero commissioni di ingresso e con commissioni di gestione molto competitive. Tra i prodotti ci sono:

  • Arca previdenza. Fondo pensione che investe sui mercati finanziari con differenti profili ed offre 5 linee di investimento, diversificate per grado di rischio, dal più alto al più basso, di cui 2 garantite.
  • Seconda Pensione. Il fondo gestito da Amundi Sgr cche consente di costruire nel tempo un trattamento pensionistico complementare al sistema obbligatorio investendo i contributi versati nelle differenti possibilità offerte dal fondo pensione. Il fondo è articolato in 5 comparti di investimento, differenziati per grado di rischio dal più dinamico al più prudente, e in 1 comparto garantito.

    Articolo aggiornato al 13 settembre 2016.

 

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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