Cooperazione, condivisione e responsabilità sociale sono i principi della felicità e cambiano la dinamica dei consumi. Su questi temi si è esercitato Angus Deaton, premio Nobel per l’Economia 2015. L’economista scozzese, nato ad Edimburgo nel 1945, professore all’Università di Princeton ha elaborato un metodo per misurare la povertà e diverse teorie sulla percezione della felicità in base ai livelli di reddito, fino ad arrivare alla tesi provocatoria secondo cui le diseguaglianze sono necessarie alla crescita e allo sviluppo. La svolta di Deaton è il cambiamento di ottica per cui l’analisi dello sviluppo non si basa più sul parametro del reddito ma sulla dinamica dei consumi.
Si tratta del cosiddetto “Paradosso di Deaton”, che indaga su quanto crescita e sviluppo siano in relazione al grado di disuguaglianza, mentre politiche redistributive possono frenare la fuga dalla povertà in base al fatto che in linea di principio il divario economico rappresenta il motore alla crescita.

Sotto la lente del premio Nobel scozzese è finito anche il classico motto: “I soldi non fanno la felicità”. In uno studio firmato da un altro premio Nobel all’economia, Daniel Kahneman, ha analizzato i risultati “Well being index” che si basa su un sondaggio condotto su 450.000 americani nel periodo 2008-2009 e ne ha dedotto che se la felicità cresce di pari passo al reddito, c’è però una soglia di “benessere medio” a quota 75.000 dollari oltre la quale la qualità di vita non viene percepita migliore. La conclusione è che dare alla gente più soldi oltre i 75.000 dollari non migliora di molto il loro umore quotidiano, ma dà comunque la sensazione di avere successo nella vita.

IDEE DI INVESTIMENTO

Perseguire la felicità sul fronte degli investimenti, seguendo la logica di Deaton è possibile. Come? Puntando sui fondi etici che cooperazione, condivisione e responsabilità sociale la mettono in portafoglio. Si tratta di fondi che investono in realtà non a fini di lucro, che hanno uno scopo sociale, che operano in un regime di mutualità e di trasparenza e il risultato dei primi 20 fondi etici del mondo, negli ultimi tre anni, ha realizzato un rendimento superiore al 50%. L’Italia non è ai primi posti in questo settore, ma l’offerta di prodotti domiciliati nel nostro Paese è comunque ampia e soprattutto redditizia.

Ecco, secondo i dati Morningstar, la classifica dei primi cinque fondi etici domiciliati in Italia che hanno saputo resistere meglio alle turbolenze del mercato da inizio anno:

  • Etica azionario R che rende l’8,45% da gennaio 2015 e il 17,92% a tre anni. Il portafoglio di questo azionario globale è equamente suddiviso tra titoli industriali, beni di consumo, salute e tecnologia.
  • Ubi Pramerica azionario Etico: finanza, beni di consumo ed energia sono i settori più pesanti nel portafoglio di questo azionario area euro che investe prevalentemente in società a grande capitalizzazione e rende l’8,43% da gennaio 2015 e il 12,75% a tre anni.
  • Eurizon azionario internazionale etico investe su tutte le borse mondiali e rende il 5,78% da gennaio 2015 e il 15,09% a tre anni. Tecnologia, finanza e consumi sono i settori più presenti.
  • Etica Bilanciato R: industria, consumi, tecnologia e salute sono i settori in cui investe questo fondo bilanciato moderato che rende il 5,44% da gennaio 2015 e il 12,30% a tre anni. La parte obbligazionaria è investita prevalentemente in euro.
  • Investimenti Sostenibili A che rende lo 0,85% da gennaio 2015 e il 4,29% a tre anni è un bilanciato prudente. Investe fino al 100% in strumenti di natura obbligazionaria e monetaria denominati in qualsiasi divisa e fino al 30% in azioni globali.

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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